Ex Fissa 1, la Corte d’appello di Roma rigetta la richiesta di un giornalista. Resisteremo!

Speciale per Senza Bavaglio
Sabina Mantovani
Milano, 4 ottobre 2018

Cari lettori pensionati, bentrovati.

Spero abbiate passato delle buone vacanze, perché al ritorno siamo stati accolti da una nuova sentenza della Corte d’Appello di Roma, che vi ha dato torto! A chi è stato colto dallo sconforto consiglio: resistere, resistere, resistere …come sulla linea del Piave.

Per non rendervi noiosa la lettura, procederò ad esaminare la sentenza in puntate: per la precisione sette puntate dedicate a analizzare i punti che, a mio sommesso parere, presentato delle criticità.

Ritengo necessario premettere che chi scrive ha la massima fiducia nella magistratura, e chiedo sin da ora scusa per qualsiasi frase che potesse suonare irriguardosa o scherzosa. Questo non è uno articolo tecnico giuridico, sono due righe che hanno lo scopo da una lato,  di rendere accessibile al maggior numero di persone possibile il linguaggio a volte un po’ oscuro delle sentenze, dall’altro di essere di conforto per i giornalisti pensionati che indubbiamente si trovano in una situazione kafkiana.

Hanno un diritto, chiedono unicamente ciò che gli era stato promesso…ma non sempre riescono ad avere ragione.

La prima puntata è dedicata alla condanna alle spese di lite. Si, questa volta la Corte d’Appello ha condannato il pensionato alla refusione delle spese di lite. E questo nonostante indubbiamente vi siano sia sentenze a favore dei giornalisti che contrarie.

E che l’istituto (emolumento “fissa”) sia talmente peculiare da renderlo un “unicum” all’interno del nostro ordinamento, con la conseguenza che le difficoltà di lettura delle fonti istitutive unitamente ai principi dell’ordinamento siano certamente non di poco conto.

Non posso pensare che la Corte d’Appello abbia voluto scoraggiare con una condanna alle spese i nostri pensionati, e pertanto la lettura che ne do è che semplicemente e banalmente non tutte le ciambelle vengono con il buco.

In ogni caso, finchè la sentenza non diverrà definitiva (dopo l’eventuale decisione della cassazione) c’è speranza!. Anche alla luce del fatto che l’ingiustizia che subiscono i giornalisti pensionati, è talmente grande che nessuno, penso,  abbia voglia di mollare. Un po’ anche per tutti noi! Perché ricordiamoci sempre che se viene calpestato il diritto anche di un solo cittadino, è come se venissero calpestati i diritti di tutti i cittadini. Oggi succede ai giornalisti, domani ai metalmeccanici e dopodomani anche agli stessi giudici.

Ultima annotazione: per lo meno speriamo nel buon senso del sindacato che potrebbe fare il bel gesto di non richiedere il pagamento delle spese al giornalista.

Dopo l’ennesimo affronto di una costituzione in giudizio contro il pensionato, per lo meno il bel gesto di non chiedere i soldi! Su questo punto, invece, sono  poco speranzosa !

Avv. Sabina Mantovani

Ex fissa: Corte d’Appello Roma sentenza  n. 3212 datata 12 settembre 2018 depositata il  25 settembre 2018

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