Il nuovo contratto Fnsi-Uspi: colpo basso a periodici, online (e non solo)

Non bastava l’AerAntiCorallo: la maggioranza di Lorusso
crea un nuovo Cnlg di serie B
Con meno diritti e retribuzioni ridotte
Eccolo punto per punto

dal sito Unità Sindacale (www.unitasindacalefnsi.it)
Daniela StiglianoGiunta Esecutiva Fnsi
Milano, 28 maggio 2018

Il Contratto Fieg è in stallo da due anni e di trattative per il rinnovo non se ne parla nemmeno? Ecco allora che la maggioranza della Fnsi del segretario Raffaele Lorusso lancia la corsa alla moltiplicazione dei Cnlg di serie B, per dimostrare di essere stata capace di combinare qualcosa (di buono o di cattivo a loro poco importa) prima della fine del mandato.

Dopo il discutibile e contestato AerAntiCorallo, che ha ristretto da anni diritti e retribuzioni per i colleghi delle radio e tv locali, e dopo il recentissimo pasticcio del “giornalista pubblico” (leggi qui), è ora arrivato il Contratto Uspi. Che in un colpo solo travolge giornalisti dei siti online e dei periodici con condizioni ancora più ridotte. Ma anche tutti gli altri. Dando vita, irreversibilmente, nella professione giornalistica a gabbie salariali e, soprattutto, normative di “settore”.

Il progetto di un Contratto Uspi è in effetti vecchio di due anni. Ma era stato bloccato ed era stato solo rinnovato il precedente Accordo, allargando le norme per i collaboratori (non per assunzioni esclusive e a tempo pieno) al sistema dell’online «di informazione territoriale-locale».

Il segretario generale dell’FNSI Raffaele Lorusso

Il compromesso, in Giunta Fnsi e con le Associazioni regionali di stampa, era stato di attendere i risultati dell’applicazione dell’Accordo: se avesse dato numeri significativi, allora si sarebbe potuto ipotizzare il passo successivo verso un Contratto.

La svolta è invece arrivata all’improvviso, con la presentazione a metà aprile di un articolato contrattuale già praticamente definito (minimi contrattuali a parte). La commissione creata ha infatti incontrato nei mesi (e nel silenzio) più volte i rappresentanti dell’Uspi e si è scambiata decine di bozze. Sempre nascoste alla categoria (e pure alla Giunta federale).

Infine, dopo altre bozze e ritocchi, la firma è stata posta il 24 maggio, al termine di una riunione di Giunta (cui io non ho partecipato per protesta, esplicitando però in una lettera al presidente Giulietti il mio dissenso sul nuovo Cnlg) convocata ufficialmente per proseguire la discussione sull’ipotesi di contratto con l’Uspi. I cui vertici erano però stati già invitati nella sede della Fnsi per il rito finale. Metodo discutibile. Ma è solo un dettaglio. Chi conosce la maggioranza di Lorusso poteva prevedere bene che sarebbe finita così.

Aver firmato il nuovo contratto significa che l’Accordo Uspi ha dato risultati incredibili e inaspettati? Assolutamente no. I dati, se ci sono, devono essere talmente bassi da essere impresentabili (e infatti, richiesti più volte, Lorusso non li ha mai comunicati). Ma pur di firmare almeno un contratto in quattro anni di mandato, la maggioranza del segretario ha deciso di andare avanti ugualmente. Di gran fretta. Perché le elezioni di fine anno si avvicinano a grandi passi.

IL CONTRATTO USPI PER PUNTI

Proviamo a capire che cosa prevede, questo contratto, analizzando i punti principali (il testo integrale è scaricabile qui). I commenti sono di chi scrive, e riportano anche dubbi e preoccupazioni espressi pubblicamente in Giunta e altri sorti dall’analisi del testo finale. Premettendo che io resto assolutamente contraria a qualsiasi contratto di serie B (o C, o Z) che vada a incidere sui diritti dei giornalisti, perché significa mettere una pesante ipoteca sulla loro autonomia e sulla loro libertà.

A chi si applica
L’articolo 1 è il più importante di tutti, perché individua il «Campo di applicazione», ovvero le testate dove il Contratto Uspi potrà essere utilizzato. Nell’ordine si tratta di:

  1. periodici di informazione a diffusione locale;
  2. testate nazionali no profit, anche online;
  3. testate online, che pubblicano prevalentemente notizie locali, trasmesse mediante qualsiasi piattaforma e qualunque sia la loro periodicità.

In ogni caso, le testate non dovranno essere collegate ad aziende o gruppi «che rientrano nel campo di applicazione del contratto collettivo Fieg-Fnsi». Sono escluse anche «le aziende dell’emittenza radio televisiva e delle telecomunicazioni e le piattaforme digitali definite “over the top”». Se però un editore di periodici volesse applicare questo contratto nelle sue testate, potrà chiedere il permesso «alla Commissione Paritetica Uspi-Fnsi», formata da 6 persone.

COMMENTO Il rischio è evidente, in particolare per i periodici: qualsiasi editore, anche quelli che oggi applicano il contratto Fnsi-Fieg, potrebbero decidere di “convertirsi” al nuovo contratto Uspi. Una tentazione molto forte prima di tutto per chi è già iscritto all’Uspi pur pubblicando testate nazionali (un nome per tutti: la Domus), ma anche per chi non fa parte né di Uspi né di Fieg (gli editori dell’Anes?) e perfino per qualcuno oggi Fieg ma domani chissà…

Un pericolo confermato dalle stesse parole dell’Uspi: l’Unione della stampa periodica italiana scrive infatti nel suo commento al nuovo contratto (definito «indispensabile») che «Non è un contratto chiuso» perché «Riguarda l’intero settore dell’editoria medio piccola cartacea e digitale, escluse solo le testate dei grandi gruppi editoriali» (il testo completo è consultabile qui).

Certo, è prevista la norma che prevede una delibera unanime della Commissione Paritetica Uspi-Fnsi per accogliere la richiesta di editori di periodici di applicare il nuovo contratto invece del Fieg. Una regola ripristinata nelle bozze successive alla riunione di Giunta di aprile, che peraltro, di fronte alle mie insistenze in Giunta per inserirla, il gruppo di lavoro aveva definito «inutile» perché, una volta che un contratto esiste e prevede esplicite figure professionali giornalistiche, è impossibile per il sindacato evitare che venga applicato là dove ci sia una redazione, a meno di impugnazione da parte dei singoli colleghi.

La norma non si applica, però, alle testate online. E la formulazione «che pubblicano prevalentemente notizie locali» è di difficile interpretazione, quando si parla del Web, che è per definizione globale. Questo significa che nel contratto Fnsi-Uspi rientrano tutte le testate digitali. Quelle dei big italiani dell’editoria solo online al pari dei siti di piccoli e piccolissimi editori.

Anche i cosiddetti “over the top”, ovvero Google, o Facebook, o Amazon, se volessero aprire una redazione di news in Italia, potrebbero finire per applicare l’unico contratto esistente per il giornalismo online, cioè questo nuovo Fnsi-Uspi. Senza chiedere il permesso a nessuno. Sarà il nostro invincibile sindacato a impedirglielo? Quel sindacato che non ha fatto una piega di fronte, per esempio, a colleghi dei siti della Stampa e dell’Unione sarda inquadrati con l’AerAntiCorallo oppure a giornalisti delle tv del Gruppo Class assunti con il contratto non giornalistico Frt?

Per quanto riguarda l’online, insomma, il nuovo Fnsi-Uspi si traduce in un palese favore a chi, con news locali o con siti più generalisti, fa concorrenza a gruppi e aziende della carta stampata e della tv che stanno (faticosamente) cercando di convertirsi all’online. E per questo motivo coinvolge, e deve far preoccupare, tutti i giornalisti italiani.

Qualifiche
Le qualifiche sono quattro (comprendendo anche il praticante, che qualifica contrattuale non sarebbe):

  1. il collaboratore della redazione: di norma, lavora fuori dalla redazione e non ha turni né orari;
  2. il redattore, giornalista professionista o pubblicista, che lavora all’interno della redazione «con continuità, responsabilità di un servizio e vincolo di dipendenza». Nella qualifica rientra il «redattore web», che opera su «mezzo di informazione digitale» grazie a «competenze tecniche proprie della redazione scritta e/o per immagini, dell’impaginazione, della titolazione, della pubblicazione, divulgazione e del l’analisi dei dati degli articoli». Tra le mansioni del redattore web ci sono quelle del web editor, del web immagine editor, del social media e community manager, del web developer e del web designer;
  3. il coordinatore, che è alle «dirette dipendenze» del direttore che gli affida «mansioni gerarchiche di coordinamento del lavoro redazionale» oppure «la responsabilità della progettazione editoriale»;
  4. il praticante, che «deve essere affidato alla guida di un giornalista tutor».

COMMENTO A parte la “svista” di includere tra le qualifiche uno status professionale come quello del praticante, per lavorare in redazione ci sono due possibilità: o si è redattore oppure coordinatore. Il collaboratore della redazione, che somiglia all’articolo 2 del Fieg ma ha molti meno paletti, non dovrebbe invece stare in redazione in maniera costante.

La confusione maggiore è però nelle declinazioni del redattore web: si mette infatti insieme chi scrive, disegna o contribuisce ai contenuti dei siti Internet con chi, per professione, sviluppa le piattaforme digitali e persino chi analizza i dati dei contenuti.

Il direttore
Ha la responsabilità di governare il «regolare andamento del servizio» attraverso direttive del lavoro redazionale, e viene retribuito in base ad accordi con l’azienda, che fissano anche le sue facoltà. La sua nomina viene comunicata a Cdr o fiduciari dall’editore «almeno 24 ore prima che il direttore assuma l’incarico».

COMMENTO Non è il direttore a proporre le assunzioni e i licenziamenti per motivi tecnico-professionali, così come già escluso dal contratto AerAnti-Corallo. Ma in più scompare del tutto l’obbligo, da parte del direttore, di illustrare ai giornalisti gli accordi con l’editore e il suo programma politico-editoriale.

Perché sopprimere questo diritto dei colleghi a sapere quale sia il mandato del proprio direttore e quale linea intenda dare al loro giornale? Un diritto previsto anche per le radio-tv locali regolate dall’AerAntiCorallo, ma per i periodici e l’online no. Come se, nella mente della Fnsi, questo tipo di informazione fosse meno “delicato” e meno importante.

Orario di lavoro, straordinari, notturni, domeniche e festivi
L’orario settimanale «di massima» (per tutti, tranne che per il collaboratore della redazione) è pari a 36 ore, «ripartite secondo le esigenze aziendali» e non necessariamente articolata su cinque giorni. Non solo: fino alla 40ma ora lavorata ogni settimana non si ha diritto al compenso straordinario ma solo alla paga basa oraria. Inoltre, la giornata di riposo settimanale, che non può cadere in un giorno festivo infrasettimanale, «può non coincidere con la domenica» e scatta solo dopo 6 giornate di lavoro consecutive.

Le percentuali di maggiorazione per le diverse prestazioni straordinarie sono:

  • straordinari 20%
  • notturni (dalle 23 alle 6) 18%
  • festivi 30%
  • festivi notturni 35%
  • domenicale con riposo compensativo 10%
  • domenicale notturno con riposo compensativo 30%
  • straordinario festivo 40%
  • straordinario notturno festivo 50%
  • straordinario notturno 30%

COMMENTO L’impostazione è identica a quella del contratto AerAnti-Corallo, e anche le percentuali di maggiorazione sono le medesime. Unica differenza, peggiorativa, la scomparsa del tetto delle 22 ore mensili per gli straordinari. Sapendo che, fino ad almeno 16 ore mensili lavorate oltre le 36 (il 44% in più), l’editore paga le ore in più senza il 20% di maggiorazione.

Retribuzione e scatti
I minimi retributivi lordi mensili, comprensivi dell’ex indennità di contingenza, da giugno 2018 a maggio 2020 sono pari a:

  • 1.300 euro per il collaboratore della redazione
  • 1.300 euro per il praticante
  • 1.400 euro per il redattore con meno di 24 mesi di anzianità professionale
  • 1.500 euro per il redattore con oltre 24 mesi di anzianità professionale
  • 1.600 euro per il coordinatore

È prevista la tredicesima a dicembre, mentre non c’è indennità redazionale a giugno, a differenza dell’AerAnti-Corallo.

Gli scatti sono biennali, pari al 3% del minimo tabellare, con un massimo di 7. Uno in più rispetto all’AerAnti-Corallo, che ne ha 6, ma prevede un aumento più consistente quando si passa da tele-radiogiornalista con meno di 24 mesi a più di 24 mesi di anzianità professionale, paga il praticante come il tele-radiogiornalista -24 e ha anche la redazionale.

COMMENTO Qualche calcolo per capire di che cosa stiamo parlando, anche rispetto agli altri Cnlg. Prendiamo il caso del redattore con oltre 30 mesi di anzianità professionale Fieg, e confrontiamolo con il tele-radiogiornalista Tv AerAntiCorallo e il redattore Uspi, entrambi con oltre 24 mesi di anzianità professionale.

  • Il redattore +30 Fieg ha una retribuzione lorda annua pari a circa 38.500 euro e costa complessivamente all’azienda poco più di 50 mila euro l’anno.
  • Il tele-radiogiornalista Tv +24 mesi AerAntiCorallo ha una retribuzione lorda annua pari a 26.770 euro e costa complessivamente all’azienda quasi 35 mila euro l’anno.
  • Il redattore Upsi +24 mesi ha una retribuzione lorda annua pari a circa 19.730 euro e costa complessivamente all’azienda poco meno di 26 mila euro l’anno.

Questo solo considerando i minimi contrattuali e senza prendere in esame gli effetti delle differenze sulle maggiorazioni per straordinari, notturni, domenicali, festivi e altro.

Indennità di mancato preavviso
In caso di licenziamento, è pari a 2 mesi di retribuzione per chi ha meno di 24 mesi di anzianità aziendale e 3 mesi per chi è assunto da più di due anni. Se è invece il collega a dare le dimissioni, deve dare un preavviso di 2 mesi. Ma non è prevista la cosiddetta “clausola di coscienza”, ovvero la possibilità di dimettersi per cambiamento dell’indirizzo politico della testata o perché si sia creata una situazione incompatibile con la dignità del giornalista con pagamento dell’indennità, normata espressamente sia dal contratto Fieg sia dall’AerAntiCorallo.

Cdr e fiduciari
È previsto un fiduciario nelle aziende che occupano da 3 a 10 giornalisti e un Comitato di redazione oltre i 10 giornalisti. Sotto i 3 colleghi assunti, si può farsi rappresentare dall’Associazione regionale di stampa. È precisato che i rappresentati sindacali possono esprimere pareri preventivi anche sulla «utilizzazione dei collaboratori autonomi». Ma sparisce il direttore dalla comunicazione, e quindi da ogni eventuale confronto, anche su temi di organizzazione del lavoro, definizione di organici e orari, trasferimenti e licenziamenti.

I permessi sindacali sono limitati a 10 giorni l’anno tutto compreso, anche se i colleghi dovessero far parte dei vertici del Sindacato. Proprio come nella tante volte contestata norma dell’AerAntiCorallo.

Contrattazione aziendale
La contrattazione di secondo livello, prevista soprattutto nel caso «di particolari esigenze produttive e di specificità aziendali», vedrà la presenza non solo di Cdr o fiduciario ma obbligatoriamente anche dell’Associazione regionali di stampa.

COMMENTO La presenza dell’Associazione regionale rappresenta una maggior tutela per chi potrebbe essere troppo debole di fronte all’azienda? Forse. Ma questo può valere in qualsiasi situazione. Sarebbe allora bastata, come negli altri contratti, la possibilità da parte di Cdr o fiduciari di poter chiamare al tavolo i rappresentanti regionali. Che può persino diventare una sorta di “arma di ricatto” per ottenere di più a livello aziendale.

Imporre l’Associazione appare però anche una forma di “commissariamento” dei rappresentanti sindacali aziendali, che perdono così qualsiasi credibilità di fronte al proprio editore e rischiano di diventare ancora più deboli nell’esercizio del proprio ruolo “ordinario”. Ma da una maggioranza Fnsi che non perde occasione per criticare i Cdr, anche pubblicamente, che cosa potevamo aspettarci?

La firma
L’articolo 7, “Modifiche e pubblicazione degli articoli”, sembra apparentemente riprendere analoghe norme dei contratti Fieg e AerAntiCorallo, ma di fatto mortificando l’opera e il ruolo del giornalista. Prevede infatti che «gli articoli sono normalmente pubblicati con la firma dell’autore», ma con due limitazioni: «quando lo preveda l’organizzazione redazionale» e «comunque su decisione del direttore».

Si prevede poi che modifiche e integrazioni sostanziali «devono essere apportate con il consenso dell’autore» e gli articoli, «in caso di suo dissenso, dovranno essere pubblicati senza la firma dell’autore stesso». Ma questo vale, contrariamente agli altri contratti, solo per i testi «dei giornalisti dipendenti». I collaboratori esterni, insomma, non hanno alcun diritto su quello che scrivono.

Infine, manca del tutto il tema “Cessione” degli articoli, regolamentato sia nel Fieg sia nell’AerAntiCorallo: come dire che, dipendenti o meno, quello che si “produce” è e resta per sempre proprietà dell’editore e nessuno potrà per esempio pubblicare raccolte o libri con i propri articoli.

Qual è la ratio? Perché tanta palese discriminazione verso giornalisti che fanno lo stesso mestiere di chi lavora nei grandi giornali, quotidiani o periodici essi siano, nelle tv e nelle radio? E certo nessuno potrà mai invocare, per queste come per altre norme peggiorative, una qualsivoglia ragione economica.

Malattia
I primi 6 mesi di malattia vengono pagati con la retribuzione intera, i successivi 6 con metà stipendio. Se però si fanno 15 mesi di malattia, anche non consecutivi, nell’arco di 3 anni, allora la retribuzione cesserà, per riprendere solo quando «il giornalista abbia prestato effettiva attività lavorativa per un periodo di 12 mesi», dopo i 15 di malattia. L’azienda potrà licenziare il collega, pagando Tfr e indennità di mancato preavviso, «in caso di permanente inidoneità fisica al lavoro giornalistico».

COMMENTO Tutto chiaro? Non del tutto. Basta poco per capire che, quantomeno, la norma è (volutamente?) scritta male, a scapito del giornalista ovviamente. Il nodo sta tra i 15 mesi di malattia anche non consecutivi che fanno cessare ogni retribuzione e i successivi 12 di «effettiva attività lavorativa» per tornare a essere pagati. Significa che per 12 mesi il collega deve lavorare gratis prima di poter ricevere lo stipendio?

Matrimonio, unioni civili e maternità
Il congedo matrimoniale retribuito è pari a 15 giorni (come nell’AerAntiCoralli, mentre nel Fieg è di 20 giorni) e si equiparano matrimoni e unioni civili. Un atto dovuto dalla nuova legge, ma comunque una cosa positiva.

La giornalista che dà le dimissioni in gravidanza oppure alla nascita del figlio ha diritto, oltre al Tfr, all’indennità di mancato preavviso aumentata di una mensilità.

Trasferimenti
In caso di trasferimento in una sede distante più di 40 km dal comune di lavoro, il giornalista può dimettersi «per fatto dell’editore», quindi prendendo oltre al Tfr anche l’indennità di mancato preavviso. Se accetta, non avrà però alcun giorno di permesso retribuito per fare il trasloco (sono 4 in Fieg e AerAntiCorallo), né alcuna indennità (è pari a 1,5 mesi di retribuzione negli altri due contratti), né il rimborso spese. Posso dire che non si trattano così nemmeno i pacchi postali?

Inpgi, Casagit e Fondo
Nessuna questione per l’Inpgi, a cui vanno per legge i contributi previdenziali di tutti i giornalisti. Le retribuzioni minime previste sono tutte superiori al minimale 2018, pari a 1.253 euro mensili, su cui gli editori devono comunque calcolare le aliquote contributive. Eventuali problemi potrebbero sorgere nel caso di part-time, con retribuzione inferiore al minimale e riconoscimento di un numero di settimane annuo inferiore alle normali 52.

I colleghi potranno ugualmente aderire al Fondo di pensione complementare, conferendo il loro intero Tfr e un contributo che, se è superiore allo 0,1% della retribuzione, fa scattare un versamente da parte dell’azienda pari all’1%.

Per la Casagit, fermo restando l’obbligo dei colleghi di pagare il 3,6% (a cui si aggiunge l’1% dell’editore), non si sa ancora a quali prestazioni avranno diritto i giornalisti: sarà tutto definito in una convezione tra Uspi, Fnsi e Cassa sanitaria, che disegnerà un apposito Profilo. Certo, le condizioni saranno inferiori a quelle che oggi hanno i colleghi assunti con Fieg e con AerAntiCorallo. Con buona pace della solidarietà di categoria.

Clausola di garanzia?
La Norma transitoria finale prevede che i giornalisti ai quali è attualmente applicato il contratto Fnsi-Fieg conservino «lo stesso trattamento contrattuale quale trattamento individuale di miglior favore». La retribuzione resta quella attuale, ma tutto il resto deriverà dal nuovo contratto Uspi. Con un crollo verticale e immediato dei diversi diritti. Per sempre.

Rapporto tra informazione e pubblicità
Inutile cercare: non c’è alcuna norma, nel contratto Fnsi-Uspi, che faccia riferimento alla distinzione tra articoli giornalistici e contenuti pubblicitari, alla necessità che i lettori debbano poterli distinguere chiaramente e al divieto di usare gli articoli dei colleghi per la pubblicità. Norme che invece occupano uno specifico articolo nei contratti Fieg e AerAntiCorallo.

Eppure, proprio nei periodici l’influenza del marketing si fa sentire forte. Per non parlare dell’online, dove sono presenti anche le cosiddette pubblicità native. Non si tratta però di una dimenticanza: la motivazione ufficiale della Fnsi è che bastino le norme deontologiche fissate dall’Ordine. Se ne sono convinti loro…

UN PERICOLO PER TUTTI I GIORNALISTI

A chi, come me, è sempre stato contrario alla moltiplicazione dei Contratti dei giornalisti, a partire dall’AerAntiCorallo, la maggioranza Fnsi risponde con l’accusa di non voler dare una soluzione e una tutela a quei colleghi sfruttati, mal pagati e senza diritti che lavorano nei piccoli periodici locali e ancor più nell’online.

Ma il ragionamento è esattamente il contrario. Perché se non si riesce a dare diritti pieni a chi dovrebbe averli e si sceglie di concedere qualcosa, certo un po’ meglio di quel che si ha ma comunque meno degli altri, allora significa aver rinunciato a combattere. E, in definitiva, aver abbandonato gli ultimi. Altro che inclusione!

Quante assunzioni?
La domanda da porsi è poi un’altra: siamo proprio sicuri che questo contratto porti a decine, centinaia, migliaia di assunzioni?

Gli editori Uspi, che avevano già un accordo di riferimento, potranno probabilmente convertire il rapporto di lavoro dei giornalisti presenti in qualche modo in redazione in base al nuovo contratto. Mettendosi al sicuro da qualsiasi rivendicazione e causa legale per non aver sinora applicato il Fieg, con un esborso tutto sommato contenuto e riferito solo al futuro. Ovviamente valendosi di tutte le norme del Jobs Act in fatto di licenziamento, anche per chi prestava attività nelle testate da molti anni.

Il rischio oggettivo è invece che, a trasformare il rapporto di lavoro dei propri giornalisti dipendenti con contratto Fieg, siano anche quelle aziende editoriali medie a cui il commento Uspi fa esplicito riferimento. Con un danno immediato per i colleghi coinvolti, non solo e non tanto a livello economico ma sul fronte dei diritti.

Testate online
Più variegata la situazione per i siti di informazione digitale. Tanti colleghi, finora malpagati e sfruttati, che lavorano da casa con i propri mezzi, guardano comprensibilmente al contratto Uspi come alla possibilità di avere maggiori stabilità e tutele, seppure minime rispetto a quanto avrebbero diritto. Ma quanti editori online potranno permettersi di fare assunzioni?

Secondo i dati del Rapporto 2018 dell’Osservatorio sulle testate online, elaborato dall’AgCom con Uspi e Anso (Associazione nazionale stampa online), gli editori Web puri sono in Italia circa 800 e hanno un fatturato medio annuo di quasi 338 mila euro.

Micro-imprese amatoriali
Il 68%, però, è ben sotto i 100 mila euro l’anno, con un fatturato medio di 20.536 euro: meno di quanto serva per assumere un solo giornalista. Il Rapporto li qualifica infatti come micro-imprese «in cui il proprietario, spesso un ex giornalista proveniente dal mondo dei media tradizionali, svolge la funzione di tuttofare (…) e opera più per passione che per finalità di lucro». Al loro fianco operano, mediamente, una persona per amministrazione e vendite di pubblicità, un paio di giornalisti e un tecnico informatico (come consulenti).

Si tratta, in definitiva, di 544 siti che non potranno permettersi di assumere nessuno. Nemmeno come collaboratore della redazione, figura già prevista nell’Accordo Uspi in vigore dal 2010: se non l’hanno fatto prima, non lo faranno adesso. Anzi. Con il timore di un’ispezione dell’Inpgi, potrebbero addirittura organizzarsi in maniera da ridurre i rischi.

Un favore ai big
Altri 200 editori online puri hanno un fatturato tra 100 mila e 1 milione di euro (in media 375 mila euro) e 66 superano il milione (con una media di 3 milioni). Queste aziende hanno in media 9 dipendenti, di cui 4 giornalisti, e 18 consulenti esterni, di cui 9 colleghi.

Assumeranno altri giornalisti? Quelle medie è probabile di no. Ma potrebbero approfittarne per convertire il contratto attualmente applicato con il molto più conveniente Uspi. Gli editori che guadagnano tanto e che hanno con tutta evidenza la capacità di confrontarsi con le testate online dei giornali nazionali, potrebbero permettersi il contratto “maggiore” Fieg. E in molti lo stanno applicando. Qualcuno, irregolamente ma senza nessuna reazione da parte del Sindacato, sta invece utilizzando l’AerAntiCorallo. Ora la Fnsi di Lorusso gli ha offerto sul vassoio d’argento la possibilità di risparmiare ancora di più. Sulla pelle dei colleghi.

La posizione di Anso
Non si conoscono, infine, le intenzioni dell’associazione che rappresenta esclusivamente le testate online: l’Anso. Che non risponde – secondo quanto dichiarato dal vertice della Fnsi – neppure alle richieste di incontro della Fnsi. Almeno per il momento. Ma se, ora che il contratto Uspi è stato firmato, l’Anso si presentasse alla porta del Sindacato chiedendo un altro Cnlg, magari ancora più al ribasso, che cosa gli verrebbe risposto?

Contratto Fieg
Analoga questione di credibilità, con effetti ancor pù dirompenti, potrebbe porsi con gli editori della Fieg. Perché se la stella polare della Fnsi in tema di contratti diventa la sostenibilità dei conti delle aziende, è davvero difficile immaginare come questo Sindacato potrà difenderci da una Fieg che chiede la revisione al ribasso di 25 istituti economici del contratto (leggi qui), con la scusa che la crisi ha eroso i margini di guadagno e i giornali di carta e ancor più le relative testate online non possono più sostenere un contratto troppo oneroso.

Il Contratto Uspi è insomma un pericolo e un rischio grosso per tutti. Ma alla Fnsi di Lorusso non interessa evidentemente nulla: l’importante è aver battuto un colpo per dimostrare la propria esistenza in vita.

Daniela Stigliano
Giunta Esecutiva Fnsi

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