Mondadori, il TFR lasciato in azienda va liquidato e iscrivetevi al Fondo Complementare

Speciale Per Senza Bavaglio
Simona Fossati
Milano, 27 maggio 2018

Nella trattativa in corso in Mondadori per la cessione delle testate TuStyle e Confidenze è bene che chi sarà incaricato del negoziato non scordi di inserire la liquidazione del TFR lasciato in azienda. E’ proprio questo il momento per tutti i giornalisti coinvolti nella cessione di incassare i soldi del proprio TFR, lasciato in toto o in parte in azienda, maturato durante il periodo del rapporto di lavoro e calcolato fino alla data del trasferimento d’azienda.

Dal 1° gennaio 2007, come previsto nella Finanziaria del 2007, tutti i giornalisti sono stati invitati a scegliere se lasciare il TFR in azienda oppure portarlo al Fondo Complementare dei Giornalisti Italiani. Da quella data in poi, in forza del Decreto Legislativo n. 252 del 2005, ogni lavoratore ha la facoltà di decidere (entro sei mesi dall’assunzione) se destinare il trattamento di fine rapporto (TFR) al Fondo Giornalisti oppure mantenerlo presso l’azienda, secondo quanto previsto originariamente dall’art. 2120 del codice civile, che disciplina appunto il TFR.

Ma solo le aziende con meno di 50 dipendenti tengono veramente il TFR nelle proprie casse, tutte le altre, invece, devono versarlo a un Fondo istituito presso l’INPS. Per il giornalista comunque non cambia nulla: è sempre l’azienda a risponderne e a provvedere al pagamento del TFR in unica soluzione (capitale 100%) anche con riferimento alla quota di TFR accantonato presso l’INPS.

Tra l’altro, i giornalisti che saranno ceduti al nuovo editore farebbero bene a spostare immediatamente il proprio TFR al Fondo complementare, così da tutelare meglio il loro TFR di domani. Per trasferire tutta la quota del proprio TFR al Fondo Giornalisti basta compilare il modulo al link che trovate qui.

Sarà poi più semplice tenere monitorata la propria posizione, per controllare se i contributi verranno veramente versati dall’editore, come prevede il contratto di lavoro, contattando gli uffici del Fondo.

Da ricordare di scegliere il comparto di investimento per i propri contributi. I comparti sono tre: a) Garantito (95 per cento titoli obbligazionari, 5 per cento titoli azionari); b) Prudente (77 per cento titoli obbligazionari, 23 per cento titoli azionari); c) Mix (55 per cento titoli obbligazionari, 45 per cento titoli azionari). Per conoscere meglio l’andamento della Gestione e fare una scelta consapevole, controllare questo sito.

Nel momento in cui si dovesse cambiare datore di lavoro (e questo vale per tutti i giornalisti, non solo per i colleghi della Mondadori oggi sotto attacco) è importante avvisare il nuovo editore di essere iscritti al Fondo e compilare di nuovo il modulo per autorizzarlo a trattenere lo 0,1 per cento del proprio stipendio e versarlo al Fondo insieme alla quota a carico del datore di lavoro: 1 per cento calcolato sulla retribuzione mensile. Assicurarsi che anche per il nuovo editore sia chiaro che la quota del TFR va versata al Fondo Complementare.

Chi non è iscritto al Fondo Complementare lo faccia immediatamente: permette di costruirsi una pensione aggiuntiva a quella erogata dall’INPGI, è assai conveniente perché a fronte dello 0,1 per cento dello stipendio lordo, versato dal giornalista, l’editore versa l’1 per cento. Inoltre, si deduce il reddito fino al valore di € 5.164,57 dei contributi versati nell’anno (dall’azienda e dall’iscritto), nel calcolo non va però considerato il flusso di TFR. Volendo l’iscritto può aumentare volontariamente la propria contribuzione. Il risparmio fiscale viene riconosciuto al lavoratore direttamente in busta paga.

Simona Fossati
Consigliere di Amministrazione Fondo Complementare Giornalisti Italiani
sfossati@senzabavaglio.info

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