Elezioni 2018, il partito (trasversale) dei giornalisti candidati

Da Il Fatto Quotidiano
Lorenzo Giarelli
4 febbraio 2018

Cronisti locali, conduttori televisivi, inviati, persino direttori di quotidiani: il partito dei giornalisti è pronto a invadere il Parlamento, rischiando di aumentare la batteria degli onorevoli con il tesserino dell’Ordine in tasca, che già conta 46 membri tra gli uscenti. Tutti di fronte a un complesso deontologico: che fare da grandi, quando il mandato sarà finito? Tornare in redazione con l’etichetta del giornalista schierato o dire addio per sempre al rumore delle rotative? Tommaso Cerno, pur di candidarsi con il Pd, ha rinunciato alla condirezione di Repubblica e adesso giura che non tornerà indietro: “Se fossi un avvocato o un chirurgo potrei riprendere il mestiere, ma da giornalista no, non lo farò mai più”.

 

Parole simili a quelle di un altro ex direttore, Giorgio Mulè, che lascia Panorama per correre in Liguria con il centrodestra: “Non sono alla ricerca di poltrone, ma quella del giornalismo ormai è un’esperienza chiusa”. In Parlamento potrebbero finire anche altri ex direttori. Andea Cangini (Qn) correrà per il Senato nelle Marche, sotto il simbolo “Berlusconi presidente”. Con lui Luigi Amicone, fondatore di Tempi, in lista al proporzionale in Emilia. Fuori dal Patto del Nazareno, Emilio Carelli, ex Skytg24, correrà per il Movimento 5 Stelle, proprio come Primo Di Nicola, licenziatosi a novembre scorso dal Centro dopo il cambio di proprietà del giornale. Di Nicola ne fa un discorso di credibilità: “Servono giornalisti autonomi, indipendenti, capaci – ha scritto su Facebook tre giorni fa – che sono presidio di democrazia. Ma senza commistioni, stop alle porte girevoli”.

Stop alle porte girevoli, ma non per tutti. Gianluigi Paragone, candidato 5Stelle, non esclude che un giorno possa tornare in tv, dopo la chiusura del suo talk show La gabbia su La7: “Sai che noia se tutti i programmi fossero condotti dai cosiddetti giornalisti terzi? Tutte tribune elettorali. Non avrei problemi a tornare e fare televisione come ho sempre fatto, cioè prendendo posizione”. Anche la Iena Dino Giarrusso (M5s) non se la sente di dire addio alla telecamera: “Non ho paura di come sarei giudicato se tornassi a fare il giornalista. Gli insulti e le critiche c’erano prima e potrebbero esserci dopo, l’importante è fare il lavoro con la massima coscienza”. E proprio su Giarrusso sabato si è aperto un piccolo giallo, quando il suo nome è comparso nelle liste dei votati alle parlamentarie dei 5stelle. Voti presi: sette. “Un errore del sistema, – dice lui – avevo compilato solo una precandidatura, ma non sono mai stato candidato per il proporzionale”.

Ora correrà all’uninominale, al pari di Francesca Barra, l’ex giornalista di Matrix e In Onda che in un colpo solo ha detto sì al marito Claudio Santamaria e alla candidatura alla Camera per il Pd, senza escludere un ritorno in tv: “Continuerei a dedicarmi ai temi che da sempre mi appassionano, su cui ci sarà sempre bisogno di un giornalismo attento e critico”. Attento e critico, ma anche con il suo partito? Il rischio non sembra sfiorarla: “Il pubblico mi conosce, sa che non ho risparmiato critiche, per esempio, sul referendum sulle trivelle”.

Cede alla tentazione dei giornalisti anche LeU, che candida alla Camera Chiara Geloni, bersaniana di ferro ed ex direttrice di Youdem. Geloni non si fa problemi: “Continuerò a fare giornalismo di partito anche da eletta. Rispettare il lettore non è far finta di non avere una posizione, ma dire chiaramente da che parte si sta”.

E allora tutti in Parlamento, penna in spalla, con altre decine di colleghi delle cronache locali. Dai LeU Fabrizio Pucci (Il Tirreno) e Franca Antoci (La Sicilia) ai 5Stelle Alberto Samonà (ilsicilia.it) e Nardo Marino (Teleregione, in Sardegna), passando per i forzisti Gigi Casciello (ex Città di Salerno) e Maria Lucia Andria (pubblicista sarda). Domani le Camere, dopodomani si vedrà, lettori permettendo.

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Lorenzo Giarelli

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