I soliti due pesi e due misure della Commissione Europea

Pierre Moscovici, Commissario europeo agli affari economici

I gessetti di Sylos Labini
Giovanni La Torre
Roma, 4 febbraio 2018

Il Commissario europeo agli affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha subito bacchettato Luigi Di Maio per avere accennato alla possibilità di sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil. Ora, prescindendo dalla considerazione se quell’idea del candidato premier del M5S sia giusta o meno, colpisce il fatto che per una semplice idea che potrebbe infrangere i trattati europei viene subito “bacchettato” colui che l’ha avanzata, per il governo tedesco che i trattati li infrange da anni, non viene detto mai niente.

Come ho scritto tante volte, la Germania viola da anni la clausola dei trattati che vieta a un paese dell’Ue di avere un surplus delle partite correnti verso l’estero superiore al 6% del Pil per più di tre anni consecutivi. La violazione tedesca è il più grave attacco alla stabilità e alla crescita europea: i surplus eccessivi della Germania sono l’origine e la causa della deflazione europea, come ho spiegato altre volte, per questo è più grave di tutti gli altri inadempimenti e andrebbe sanzionato di conseguenza. Invece la condotta tedesca, pur più letale per l’Ue, non genera alcun intervento, mentre lo genera la semplice “minaccia” di violare i trattati se fatta da un altro paese.

Pierre Moscovici, Commissario europeo agli affari economici

In verità nel novembre 2014 la Commissione europea ha scritto al governo tedesco rilevando: “Le partite correnti hanno registrato un avanzo persistente estremamente elevato […], mentre una quota consistente dei risparmi è stata investita all’estero. Ciò indica anche una crescita interna rimasta debole e un’allocazione di risorse economiche forse non del tutto efficiente. Sebbene gli avanzi delle partite correnti non presentino rischi paragonabili a quelli derivanti da forti disavanzi, […] date le dimensioni dell’economia tedesca, è particolarmente importante intervenire per ridurre il rischio di effetti negativi sul funzionamento dell’economia del paese e della zona euro”, ma si è trattato, come si può notare, di un semplice “buffetto”. E poi chi l’ha detto che gli avanzi sono meno pericolosi dei disavanzi? Si vede che a Bruxelles non hanno letto Keynes!

Detto tutto questo, è doveroso anche chiedersi come mai Di Maio non abbia risposto nello stesso modo in cui si è risposto in questo “gessetto”. È dovuto a ignoranza o al fatto che anche il M5S ha paura di mettersi contro la Germania e quindi sbraita, come Renzi, solo quando è di fronte a microfoni e telecamere, ma poi di fatto è ossequiente verso chi comanda veramente?

Giovanni La Torre
latorre.giovanni@libero.it

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