Il governo impugna la norma della Regione Lazio sul contratto giornalistico e la Fnsi sta a guardare

Il palazzo della Consulta a Roma. Costruito nella prima metà del Settecento, il palazzo, che si trova di fronte al Quirinale, è sede della Corte costituzionale dal 1955.

Senza Bavaglio
Roma, 20 ottobre 2017

Sembrava fatta. Domenica 15 ottobre scadevano i termini per l’impugnativa da parte del governo della legge regionale, contenente la norma sull’applicazione del contratto giornalistico ai colleghi degli uffici stampa istituzionali della Regione Lazio. Dopo due tentativi vani con altrettante leggi regionali, la norma era stata finalmente inserita nel cosiddetto “collegato” al bilancio, approvato dall’Aula lo scorso 5 agosto e pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio del 16 agosto.

Il presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni.

E invece niente da fare. Due giorni prima della scadenza, venerdì 13 ottobre, il Consiglio dei ministri, presieduto dal giornalista professionista emerito Paolo Gentiloni Silveri, ha deciso d’impugnare la legge numero 9/2017 del Lazio, per presunta illegittimità costituzionale.

Immediata la reazione dell’Associazione stampa romana. Lunedì 16 si sono incontrati alla Torretta (centralissimo indirizzo dell’associazione stessa – N.d.R.) il Segretario dell’Asr, Lazzaro Pappagallo, il delegato Ugo Degl’Innocenti, e l’avvocato Francesco Bronzini, per esaminare il caso e decidere il da farsi. A seguito della riunione, la Segreteria di Stampa romana ha diffuso una nota con la quale sostiene che “ci siano ottime ragioni per rivendicare di fronte alla Corte costituzionale la correttezza della norma impugnata” e che “il sindacato dei giornalisti continuerà in ogni sede a rivendicare la validità del percorso seguito in linea con quanto già stabilito e applicato dalla maggioranza delle regioni italiane”.

Raffaele Lorusso
Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso.

Nessuna presa di posizione, invece, da parte della Fnsi che però ha discusso l’argomento nel corso della Giunta del 18 ottobre. In quell’occasione, il segretario generale, Raffaele Lorusso, ha riferito di aver chiesto un incontro urgente con Gentiloni. Della questione è stato investito anche l’avvocato Bruno Del Vecchio, il quale è atteso con il punto legale della situazione dalla Commissione uffici stampa, convocata per il prossimo 2 novembre.

Ma vediamo, nel dettaglio, quali sono le motivazioni dell’impugnativa del governo. L’articolo 17, comma 97 della legge regionale 9/2017 della Regione Lazio prevede quanto segue: “Nelle more dell’attuazione di quanto previsto dall’articolo 9, comma 5, della legge 7 giugno 2000, n. 150 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni) al personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti che, a seguito di specifico concorso, presta servizio presso gli uffici stampa istituzionali della Giunta e del Consiglio regionale, si applica il contratto nazionale di lavoro giornalistico”.

La ministra per la Semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia.

La scheda con le motivazioni dell’impugnativa, pubblicata sul sito del Dipartimento per gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, inizia con una premessa sul recente atto di indirizzo per la riapertura dei tavoli di contrattazione a firma della ministra per la Semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, trasmesso all’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) e ai Comitati di settore in data 6 luglio 2017, affinché sia finalmente aperta l’area di contrattazione con la Fnsi, prevista dal comma 5, articolo 9, della legge 150/2000.

“Ciò posto – si legge nella scheda – la disposizione regionale in esame – prevedendo l’applicazione del contratto nazionale di lavoro giornalistico (Cnlg) che, diversamente da quanto accaduto per la contrattazione per il pubblico impiego nel periodo 2010-2015, è stato rinnovato – si pone in contrasto con le disposizioni di cui ai commi 1 e 17 dell’articolo 9 del d.l. n. 78/2010 che costituiscono principi generali ai fini del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, cui la Regione, pur nel rispetto della sua autonomia, non può derogare. Sotto tale aspetto, la norma in esame si pone in contrasto con la potestà legislativa statale in materia di coordinamento della finanza pubblica di cui all’art. 117, terzo comma, della Costituzione”.

Un presupposto sbagliato salta subito agli occhi: nelle regioni, come in tutta la pubblica amministrazione, il contratto giornalistico applicato è quello 2009-2013, congelato al 2010 dal decreto legge 78/2010. Ma tiriamo innanzi.

Il palazzo della Consulta a Roma. Costruito nella prima metà del Settecento, il palazzo, che si trova di fronte al Quirinale, è sede della Corte costituzionale dal 1955.

“Inoltre – prosegue la scheda – la norma in commento contrasta con il consolidato orientamento della Corte costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittime le norme regionali che prevedono l’applicazione del Cnlg in quanto in contrasto con il generale principio secondo il quale il trattamento economico dei dipendenti pubblici il cui rapporto di lavoro è stato “privatizzato” deve essere disciplinato dalla contrattazione collettiva (si veda, ad esempio, Corte cost. sentenza n. 189/2007). Sotto tale profilo, la norma in esame contrasta con le disposizioni contenute nel titolo III (Contrattazione collettiva e rappresentatività sindacale) del decreto legislativo n. 165/2001 e, conseguentemente, con l’art. 117, lett. l), della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato l’ordinamento civile e, quindi rapporti di diritto privato regolabili dal codice civile (contratti collettivi)”.

Il Segretario dell’Associazione stampa romana, Lazzaro Pappagallo

E adesso che cosa accadrà?  L’impugnativa del governo sulla norma del Lazio piomba come un fulmine a ciel sereno su una Fnsi che invero sembrava pronta ad assecondare i desiderata del presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, in vista dell’apertura del tavolo di contrattazione atteso da diciassette anni. Un incontro preliminare c’è stato, come ha riferito la coordinatrice della Commissione uffici stampa della Fnsi, Alessandra Costante, nel corso della riunione del 25 settembre scorso: secondo Gasparrini le leggi regionali che prevedono il contratto giornalistico sarebbero incostituzionali. Quindi, l’applicazione del contratto giornalistico non potrà esserci.

Il delegato di Stampa romana in Consiglio regionale del Lazio, Ugo Degl’Innocenti.

Non si sa se qualcuno ha ricordato al presidente dell’Aran che un’analoga disposizione di una legge della Regione Marche è passata l’anno scorso indenne al vaglio della Corte costituzionale. Sta di fatto che la linea della Fnsi sembra sia quella di non insistere, puntando piuttosto alla definizione del profilo professionale del giornalista pubblico, ancorato ai quattro capisaldi già prospettati nel recente protocollo d’intesa siglato dalla Fnsi e dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci): contribuzione Inpgi, Casagit, Fondo giornalisti e formazione.

“Resta il problema di tutelare i colleghi che già hanno il contratto giornalistico, e mi riferisco a tutte le regioni che si sono portate avanti. Tutte situazioni che saranno tutelate”. E’ quanto ha dichiarato Costante nel corso della riunione sopra ricordata, lasciando basiti diversi colleghi: l’applicazione del contratto Fieg-Fnsi in regioni come Lombardia, Veneto, Toscana, Basilicata, tanto per citarne alcune, diventerebbe così una situazione residuale e gli uffici stampa di quelle regioni sarebbero inevitabilmente considerati una sorta di riserva indiana.

Adesso c’è da sperare che quanto deliberato dal Consiglio dei ministri nella sua cinquantesima seduta stimoli una profonda riflessione, anche sui compiti del sindacato unitario dei giornalisti italiani (il cui principale compito è proprio il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi) e conduca la Fnsi a un’immediata inversione di rotta. La posta in gioco è alta: il riconoscimento da parte della Corte costituzionale della piena legittimità dell’applicazione del contratto giornalistico nelle regioni, con quel che può conseguire per tutta la pubblica amministrazione.

Senza Bavaglio
@sbavaglio

Condividi questo articolo