Esempio di malgoverno: le mani della FNSI sulla Casagit

da Unità Sindacale
Carlo E. Gariboldi
Pavia, 2 ottobre 2017

Tre mesi fa si sono svolte le elezioni Casagit, all’inizio di luglio è stato eletto un nuovo consiglio di amministrazione, che ha confermato presidente Daniele Cerrato, in palese violazione dello statuto che pone il limite a due mandati. Abbiamo vinto le elezioni a Milano e Roma, ma la maggioranza del sindacato ha fatto finta di niente, appoggiandosi su un sistema federalista che favorisce le piccole regioni (dove i giornalisti sono pochi).

Vi scrivo oggi perché siamo alla vigilia del voto per l’Ordine: un banco di prova importante dove dobbiamo scongiurare si ripeta quello che è successo in Casagit. Per il bene di tutti i colleghi.

La maggioranza della Fnsi vuole mettere le mani su tutto: nei giorni scorsi ha costituito una nuova corrente (che si chiama, bizzarramente, ControCorrente) che vuole confermare i presidenti regionali amici ed eleggere Carlo Verna presidente nazionale. Un altro giornalista Rai. Come il presidente della Fnsi, quello del Fondo complementare, quello della Casagit. E come l’ex presidente Inpgi, che ha scelto il suo successore come fosse un monarca.

A Milano la maggioranza del sindacato che stampella l’Alg si è divisa sulla base di argomenti molto poco chiari e trasparenti. Io e i miei amici (con i gruppi Unità sindacale, Senza Bavaglio e Mil) appoggiamo i candidati delle liste “Ordine: Prima la professione!” .

Ma torniamo alla Casagit.

All’assemblea di luglio, per rieleggere presidente Cerrato, è prevalsa una discutibile interpretazione da legulei che fa partire il limite dei mandati dal momento della modifica dello statuto (un po’ come facevano Formigoni in Regione Lombardia e vari dittatori in Africa). Passata l’estate credo sia il caso di fare il punto su quanto è successo e su quello che rischia di succedere nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Scrivo da ex vicepresidente e interprete convinto della gestione unitaria dell’ente che tanto bene ha fatto, ma è stata cancellata per volere della maggioranza che guida la Federazione della stampa, segretario Lorusso in testa, con al seguito molte piccole associazioni e il gruppo di Stampa democratica di Milano.

La Casagit deve affrontare alcune sfide fondamentali: deve aprirsi al mondo esterno, dovrà vendere servizi di eccellenza sul mercato, per integrare le sue entrate. Nel breve periodo dovrà trasformare la sua natura giuridica, passando da associazione non riconosciuta a Società di mutuo soccorso. Dovrà rivedere missione e alleanze (la Cassa aderisce all’Adepp, anche se non è un ente previdenziale, pagando inutilmente 50 mila euro l’anno). Vanno migliorati i profili 2,3,4, che si sono dimostrati molto poco convenienti per i sottoscrittori.

Tutti questi sono obiettivi concreti e urgenti, che consentirebbero di garantire sostenibilità alla Cassa oltre al breve periodo, perché le prestazioni rimborsate fino a oggi si potranno garantire ancora per pochi anni: la dinamica demografica dei giornalisti, la crisi generale dell’editoria, i guasti del sistema sanitario nazionale devono preoccuparci seriamente.

In questo quadro la gestione unitaria degli ultimi otto anni è stata l’unica a garantire un metodo di lavoro efficace e “sulle cose”. Purtroppo, come accennavo prima, la maggioranza della debolissima Fnsi sta trasformando sindacato e gli enti di categoria nel giardino di casa di un gruppetto che non accetta confronto e dibattito (io sono stato impallinato dal segretario Lorusso in assemblea con accuse false) e non fa il suo dovere: come è noto il contratto di lavoro è fermo da oltre due anni.

Ora, che cosa dobbiamo fare e che cosa ci impegniamo a fare noi della minoranza (ma maggioranza a Roma e Milano)? Abbiamo eletto quattro consiglieri di amministrazione su 11 (Luciano Azzolini, Paola D’Amico, Chiara Roverotto e il sottoscritto), diversi fiduciari – a partire da Costantino Muscau, a Milano, e Mario Antolini, a Roma – sono dalla nostra parte. Molti sindaci sono amici. Cercheremo di:

a) dare il nostro contributo per garantire un buon livello di servizi (ma, per esempio, i nuovi vertici non si stanno preoccupando del ritardo nella liquidazione delle pratiche);
b) convincere i nostri colleghi di cda che non è il tempo di contrapposizioni anacronistiche, ma di unità;
c) operare per modernizzare la Casagit.

Il mondo sta cambiando e Casagit deve cambiare passo e forse anche pelle. Divisioni e attaccamenti alla poltrone sono pessimi segnali. Queste elezioni per l’Ordine potrebbero fare la differenza.

In Casagit teniamo duro, continuiamo a pensare che il dialogo e l’unità (e non il sindacato a pensiero unico) siano le carte vincenti per arrivare a soluzioni intelligenti (e condivise). E siamo a disposizioni di tutti, come sempre.

Carlo E. Gariboldi
Consigliere d’amministrazione della Casagit

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