L’inchiesta sulla mafia? Va in onda su Al Jazeera ma non sulla RAI

Senza Bavaglio
Roma, 17 giugno 2017

Ieri sera sulla catena televisiva Al Jazzera è andata in onda la replica di un’inchiesta realizzata dall’emittente qualche tempo fa: “A Very Sicilian Justice: Taking on the Mafia”. Come usa fare il network, le interviste, in lingua originale (il questo caso l’italiano), non sono coperte con una voce fuori campo che traduce, ma sono sottotitolate in inglese.

Il film, quindi, è di facile comprensione anche per chi non conosce l’inglese.

Le testimonianze – raccolte dai giornalisti Paul Sapin e Toby Follett – sono allarmanti e pongono il problema, non risolto e ancora avvolto dei misteri dei rapporti tra Stato e mafia. Gli ultimi fotogrammi in particolare sono inquietanti. I due giornalisti hanno chiesto i pareri del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di colui che al momento della realizzazione del reportage-inchiesta era presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi.

Entrambi non si sono fatti intervistare: il primo fa rispondere dal suo ufficio stampa, mentre il secondo di rifiuta di commentare il lavoro fatto dai due giornalisti di talento. “La cosa più triste – scrive uno spettatore in un commento lasciato sul sito di Al Jazeera in calce al video – è vedere che le stesse istituzioni, quelle che dovrebbero essere in prima linea nel sostenere Di Matteo, che hanno lasciato morire Falcone e Borsellino, si disinteressano pubblicamente della sua attività”

Perché un’inchiesta di questo genere deve essere prodotta e diffusa da un network straniero non è chiaro. Secondo notizie raccolte da Senza Bavaglio in Qatar l’inchiesta è stata proposta alla RAI che invece ha gentilmente rifiutato. A noi sembra invece un classico esempio di quello che dovrebbe essere un servizio pubblico serio e non solo a parole.

Un’ulteriore constatazione che la Rai non vuole essere un servizio pubblico, ma un servizio privato ai partiti di governo, una sorta di puntello non alle istituzioni ma al potere che spesso si manifesta in modo arrogante e arbitrario. Se ne sono accorti tutti, meno la FNSI.

Il sindacato dei giornalisti dovrebbe finalmente smetterla di coprire le marachelle della radio televisione di Stato Le ultime dichiarazioni di giubilo per la nomina di Mario Orfeo ad amministratore delegato e di Gerardo Greco a direttore di Radio RAI lasciano francamente assai perplessi. Orfeo deve la sua carriera alla sua contiguità con la politica mentre Gerardo Greco è il giornalista che poco prima del referendum sulle trivelle aveva sostenuto con sicurezza e sicumera: si vota soltanto nelle elezioni del Sud. Semplice sbaglio dovuto all’ignoranza o un errore voluto? Denunciato da Senza Bavaglio all’Ordine dei Giornalisti del Lazio non si è mai scusato e non è stato mai perseguito. Ora invece è stato promosso. Mamma mia come siamo caduti in basso.

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