I misteri di Edmondo Rho: vive o non vive esentasse in Portogallo?

Senza Bavaglio
Roma, 10 giugno 2017

Che sia vero o no che almeno sei mesi e un giorno all’anno abita a Cascais o nei paraggi, luoghi di bei campi da golf e dell’esilio dorato dei Savoia spodestati dalla allora neonata Repubblica italiana, in definitiva ha poca importanza. Però se fosse vero che il collega Edmondo Rho ha preso la residenza in Portogallo, cosa peraltro legittima, e che come consigliere d’amministrazione dell’Inpgi nel 2016 ha guadagnato ben 44 mila euro l’anno, più i dovuti rimborsi spese, allora ci sarebbe da storcere un po’ il naso. Vediamo il perché, anzi i perché al plurale.

Prima però osserviamo che la faccenda dei 44 mila euro è senza dubbio vera, documentata dallo stesso sito dell’Inpgi come si appura facilmente col seguente link: http://www.inpgi.it/sites/default/files/INPGI%20-%20Compensi%20Organi%20di%20indirizzo%20politico%20-%20Compensi%202016.pdf

Da notare che 44 mila euro sono più o meno il doppio di quanto incassano ogni anno gli altri membri del CdA. Perché Rho prende il doppio? Perché così prevede lo statuto Inpgi per i consiglieri d’amministrazione privi di lavoro o di pensione. Ma che Rho, andato via dalla Mondadori nell’agosto 2015 con l’inedita figura del “pensionato mancato”, sia privo di lavoro contraddice un po’ quanto da lui stesso scritto nel suo un po’ bucolico articolo di addio a Segrate: http://www.giornalistitalia.it/il-giornalista-edmondo-rho-lascia-la-mondadori/

In tale articolo si legge infatti: “Dal primo agosto 2015 sono un libero professionista e ho già dei progetti. Comincio una nuova vita”. Bene. Ma che fine hanno fatto quei progetti? Non vogliamo certo violare la privacy di Rho, ma se potesse illuminarci gliene saremmo grati. In definitiva è pur sempre un membro del CdA dell’Inpgi, motivo per cui la trasparenza sarebbe dovuta.

A proposito di trasparenza. Nel suo citato addio Rho ha anche scritto: “Ho chiuso il mio rapporto di lavoro con la Mondadori, dopo 19 anni e 10 mesi. Potevo approfittare del prepensionamento, ma ho fatto un’altra scelta: quella di rimanere un giornalista attivo, che versa i suoi contributi all’Inpgi 1 e 2. Una decisione ben ponderata e, per me, importante”.

Che sia stata importante per lui non ne dubitiamo. Se non altro perché, figurando ancora al lavoro grazie all’escamotage del versamenti di tasca propria dei contributi previdenziali, ha potuto candidarsi alle passate elezioni per l’Inpgi tra i giornalisti ancora in servizio, pur non essendolo, e ha potuto quindi usufruire del solito collegio regionale, con la certezza di poter essere rieletto.

Se si fosse candidato tra i giornalisti in pensione, il cui collegio elettorale è invece nazionale, avrebbe avuto molte meno probabilità di essere eletto.

Edmondo Rho uno degli amministratori che ha causato il tracollo dell’INPGI

Una furbata? Forse. Ma non illegittima. E comunque sicuramente nota alla sua componente sindacale e a quelle con le quali ha stretto l’alleanza che lo ha riportato nel CdA dell’Inpgi. Il sacco di Rho è stato quindi volenterosamente portato in spalla anche dai suoi alleati.

Ma una volta rieletto, Rho ha continuato a versare i contributi di tasca propria? O ha smesso perché una volta rieletto poteva farne a meno? Passata la festa, gabbato lo santo, dice il proverbio. Se la faccenda del Portogallo fosse vera, se ne dovrebbe dedurre che Rho è un pensionato a tutti gli effetti e quindi non versa più nessun contributo. La residenza in Portogallo la prendono tra gli altri, legittimamente, i pensionati della Comunità Europea che intendono usufruire, legittimamente ripetiamo, di una legge portoghese che li esenta dalle tasse per dieci anni.

Grazie a tale legge, chi prende la residenza portoghese riceve per un massimo di dieci anni – se resta residente – la pensione per intero senza cioè le trattenute Irpef. La cifra così recuperata Rho potrebbe anche versarla all’Inpgi come contributi previdenziali pagati di tasca propria. A pagare i contributi previdenziali di Rho sarebbe in definitiva il fisco italiano. Se così fosse , Rho verebbe meno al suo declamato impegno a non “gravare sulle casse dello Stato”. Ingegnoso. Molto ingegnoso. Ma non certo illegittimo.

Insomma, nulla di illegale, per carità! Però non sarebbe male sapere se Rho, membro del CdA dell’Inpgi eletto tra i colleghi in servizio, è in servizio o è un pensionato. Non si tratta certo di violare la privacy, ma della trasparenza dovuta da chi ha certe responsabilità pubbliche.

C’è chi accusa Rho di avere barato perché per candidarsi alle recenti elezioni per la Casagit ha esibito un certificato di residenza milanese pur essendo – a quanto si sussurra e ammesso che sia vero – un residente portoghese.

Ma si tratta di un’accusa sbagliata. La burocrazia del ministero degli Esteri è piuttosto lunga, motivo per cui ci mette anche vari mesi prima di comunicare all’Italia il cambio di residenza. Nel frattempo se si chiede al Comune di Milano il certificato di residenza lo si ottiene. Tutto qui.

Una furbata? O meglio: un’altra furbata dopo quella dei contributi di tasca propria per poter essere rieletto all’Inpgi? Forse. Ma non illegittima, si direbbe.

Quello però che sicuramente non va bene è che una tale condotta, dal figurare surrettiziamente ancora in servizio grazie ai contributi versati di tasca propria al ricevere come emolumenti Inpgi il doppio degli altri fino alla residenza portoghese (se vera), è la condotta di chi in CdA ha molto insistito per:

1) far pagare ai pensionati il cosiddetto “contributo di solidarietà”;

2) evitare che gli inquilini Inpgi possano acquistare gli appartamenti in vendita con “ALMENO il 25% di sconto sul prezzo di mercato”, come votato dal consiglio generale, limitando invece lo sconto al solo 25%.

Un eccesso di disinvoltura e di furbate rischia di sfociare nell’immoralità. È legittimo che un dirigente sindacale, per giunta di lungo corso, e un amministratore con notevoli responsabilità si comporti come pare che si sia comportato il collega Rho?

Se è vero che Rho ha preso, come legittimo, la residenza portoghese, non sarebbe inoltre male sapere se lo ha comunicato tempestivamente all’Ordine dei Giornalisti, che dovrebbe quindi averlo trasferito d’autorità all’Ordine del Lazio, e se lo ha comunicato anche alla Lombarda e magari alla stessa Casagit. Cosa prescrivono in merito ai cambi di residenza le regole della nostra professione? Attendiamo fiduciosi la risposta.

Senza Bavaglio
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