Published On: lun, Mar 6th, 2017

LETTERA A GIOVANNI NEGRI: “Non puoi rinunciare a difendere freelance e precari”

Massimo A. Alberizzi
Milano, 6 marzo 2017

Caro Giovanni
Purtroppo la corsa per modificare lo statuto della Lombarda ha diviso pesantemente gli animi, le prospettive e gli obiettivi.

Francamente non credo che i colleghi siano particolarmente interessati allo statuto e ai regolamenti. Ci sono altri problemi ben più impellenti e immediati: la perdita dei posti di lavoro, le aziende che contraggono gli organici, anche se hanno i bilanci in attivo, i collaboratori che vengono pagati in forte ritardo o addirittura non vengono pagati affatto. E quando devi fare la spesa o versare l’affitto non possono reclamare: “Scusa, il mio editore mi deve un sacco di soldi”.

Giovanni Negri

Durante le trattative e le riunioni per cambiare lo statuto dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, avevamo chiesto tre o quattro cose. Lamentavamo un forte accentramento dei poteri nella figura del presidente (che può avere ripercussioni negative proprio sulla scarsa capacità di mobilitare), la mancata riduzione dei vice presidenti a uno (per impedire accordi di potere tra le correnti che nulla hanno a che fare con accordi di contenuto sindacale), un arretramento sulla trasparenza (singolare la proposta di sottrarre al direttivo la gestione del patrimonio), ma soprattutto l’introduzione dell’Organismo di Base dei Freelance come previsto da una mozione approvata all’unanimità dal congresso della FNSI di Saint Vincent del lontano 2004 (che ti allego in copia), tra l’altro, firmata anche da te. (1)

Francamente triste la difesa delle modifiche dello statuto quando parli di modernità. Io lo giudico un arretramento, con tre fini ben precisi: decidere la politica sindacale in un piccolo gruppo di persone riunite attorno al presidente, vendere senza trasparenza i beni immobiliari della Lombarda e impedire ai lavoratori autonomi di organizzarsi in un Organismo di Base.

Senza voler sminuire i primi due, caro Giovanni, la nostra attenzione si è focalizzata soprattutto su quest’ultimo punto. E per questo abbiamo con forza sostenuto che all’interno dello statuto doveva essere introdotto l’Organismo di Base dei Freelance, uno strumento per consentire alla parte più debole della nostra categoria, i liberi professionisti dell’informazione, di difendersi da soli, con grande indipendenza, ma con il supporto e la protezione del sindacato.

È molto lungo spiegare il perché in questi 13 anni l’Organismo non è mai stato introdotto. Tu conosci i motivi benissimo. Noi abbiamo spiegato quanto è successo nel documento che ti allego. (2) L’Associazione Lombarda avrebbe potuto colmare questa lacuna e presentarsi veramente con uno statuto moderno in grado di affrontare i problemi che si pongono ora nel mondo dell’editoria.

Massimo Alberizzi

Massimo Alberizzi

Per i freelance e i precari finora il sindacato ha fatto poco o niente. I liberi professionisti dell’informazione sono la parte più debole del nostro sistema. Non sono pagati, non hanno diritti, non hanno certezze, sono sotto ricatto continuo. Sono quelli che più di tutti hanno bisogno di una difesa forte e incisiva che le Commissioni Lavoro Autonomo istituite dalla FNSI non hanno saputo dare. Il loro fallimento è sotto gli occhi di tutti. Addirittura in Lombardia è stata affidata a un collega contrattualizzato che non la convoca dal dicembre 2015.

Il sindacato perde iscritti in continuazione, specie tra i liberi professionisti. Non ti spieghi il perché? Giovanni, vorrei, anzi vorremmo tutti, una risposta alla domanda: “Perché un libero professionista dovrebbe iscriversi al sindacato?”. Quali sono le difese che la Lombarda è in grado di dare a un collega senza contratto?” Purtroppo le risposte sono palmari: non c’è alcun motivo e non c’è alcuna difesa.

Il sindacato ha grandi problemi anche a difendere i contrattualizzati, che pure sono più protetti. L’ultimo licenziamento in Condé Nast durante la “solidarietà” è una violazione delle norme. Eppure finora la Lombarda non solo non è riuscita a far ritirare il licenziamento ma “sta riflettendo” se fare una denuncia contro la Condé Nast per comportamento antisindacale. Speriamo che la riflessione non vada fuori tempo massimo!

E’ carente la difesa dei colleghi anche perché il sindacato non è più in grado di mobilitare le persone e organizzare una vera e incisiva azione sindacale. Non è questa la sede per discutere di chi siano le colpe e gli errori. Ma è questa la sede per impedire che ne siano commessi altri. Credere che modificando le regole si imprima nuova forza al sindacato è assai miope, a meno che non si modifichino profondamente, in modo tale da incidere sul comportamento delle persone. Cosa che non fanno le norme proposte ora.

L’ingresso della sede della Lombarda

Se continuiamo così, portiamo il sindacato direttamente a sbattere come un’auto in corsa contro un muro. E noi, Giovanni, non vogliamo essere responsabili di un dissesto annunciato.

E allora ecco la mia proposta. Inseriamo nello statuto dalla Lombarda l’Organismo di Base dei Freelance e dei Precari, poi ci sediamo a un tavolo cercando un accordo facile da trovare su tutto il resto e con grande unità andiamo assieme a votare il nuovo statuto.

Non vale trovare facili escamotage del tipo “Ma lo statuto della FNSI prevede le Commissioni Lavoro Autonomo e non l’Organismo di Base”. Come ti avevo già detto in sede di trattativa, lascia pure nello statuto anche la Commissione, tanto non funziona e non funzionerà mai, perché sono nate, sia quelle regionali che quella nazionale, con un peccato originale., quello di “non disturbare il manovratore”, cioè di non incidere sugli equilibri di potere esistenti. E tu lo sai.

Cordiali saluti con tanta voglia di costruire qualcosa di moderno e adeguato ai tempi

Massimo Alberizzi
A nome di tutto Senza Bavaglio

(1)
MOZIONE DEL 2004 SULL’ORGANISMO DI BASE DEI FREELANCE

Il XXIV Congresso della Stampa Italiana, riunito a Saint Vincent, dal 22 al 26 novembre 2004,

prendendo spunto dall’innovazione organizzativa introdotta nello Statuto della FNSI e ritenendo fondamentale stimolare e promuovere una nuova e più estesa partecipazione al sindacato unitario dei giornalisti,

impegna

la nuova Giunta Esecutiva della FNSI a proporre, entro due mesi dal suo insediamento, al Consiglio Nazionale di deliberare il riconoscimento dell’Organismo di Base Freelance come previsto dall’art. 37 dello Statuto FNSI.

I requisiti per l’iscrizione all’Organismo di base sono:

L’iscrizione all’Associazione regionale, l’identificazione delle caratteristiche professionali degli iscritti secondo parametri di esercizio esclusivo del lavoro autonomo, l’esclusione degli iscritti ad altri Ordini professionali.

Con la certezza che tutelare con forza chi è esterno alle redazioni significa tutelare anche i contrattualizzatii

Impegna

la nuova dirigenza della FNSI a combattere con strumenti legislativi e sindacali affinché si introducano indispensabili tutele professionali e previdenziali.

(Firmato:

Paolo Serventi Longhi, Simona Fossati, Maria Elisa Verti, Nicoletta Morabito, Alessandra Fava, Luisa Espanet, Irene Merli, Giuseppe Cerrato, Franco Siddi, Lisa Ciardi, Sandro Bennucci, Pino Rea, Barbara Ferrero, Ugo Degl’Innocenti, Giampietro Saviotti, Guido Besana, Giuseppe Nicotri, Enzo Fasoli, Giovanni Rossi, Daniela Tortella, Giovanni Negri, Marina Cosi, Maurizio Blasi, Letizia Gonzales, Antonio Massa, Fabio Morabito, Pierluigi Roesler Franz, Romano Bartoloni, seguono firme illeggibili)

Approvato per acclamazione

(2) Organismo di base: storia di un’ordinaria follia sindacale

di Senza Bavaglio

Questo articolo è rivolto a tutti i freelance, i precari i collaboratori. Sì chiamateli come volete: i giornalisti senza un contratto a tempo indeterminato. E’ stato pubblicato del 2007 e fotografa una situazione identica a quella di oggi: la mancanza di volontà da parte della dirigenza della FNSI di affrontare con serietà la questione dei non contrattualizzati. Manca la parte finale, cioè il racconto di quello che è accaduto nel 2008 in un memorabile Consiglio Nazionale della FNSI durante il quale Daniela Stigliano, Denis Artioli (della sua corrente) e in un modo più cauto, Guido Besana, parlarono e votarono contro l’Organismo di Base, in appoggio a Franco Siddi che assolutamente non lo voleva. In violazione di una delibera congressuale che ne ordinava la fondazione, l’OdB fu accantonato.

I freelance sono stati e sono uno dei temi centrali delle discussioni sul contratto, inseriti a pieno titolo nella piattaforma presentata agli editori nell’ormai lontano maggio 2005. Per tre anni in tutte le sedi sindacali, a tutte le riunioni: Consiglio Nazionale, Stati Generali, Commissione Contratto, manifestazioni pubbliche, da parte di praticamente tutti i dirigenti sindacali di tutte le regioni, ci si è riempiti la bocca con la parola “lavoro autonomo”.

La dirigenza della FNSI ha elaborato non si sa bene quali dati e ha stabilito che più del 50 per cento dei giornalisti oggi lavora in proprio. La parola d’ordine che circola da tre anni è: “Bisogna fare qualcosa per chi è fuori dalle redazioni”.

E nell’attesa che a qualcuno venga in mente di agire, il mercato degenera, gli abusi si perpetuano, siamo tornati ai tempi degli schiavi. Unico settore del mercato del lavoro dove i compensi vengono ridotti d’ufficio.

Viene perfino disattesa la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo che all’articolo 23 recita: “Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro…Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana…”

I referenti contrattualizzati fanno finta di non conoscere le regole del gioco, e se qualche malcapitato osa chiedere “Quanto mi pagate?” oppure “quando?” la fine è segnata: il rompiballe non potrà più lavorare.

E il sindacato resta lì, immobile, aspettando un contratto che non arriva, e chiedendosi che cosa fare per risolvere il problema. Quando basterebbe cominciare dalle piccole cose. Oppure da una grande cosa: la costituzione dell’Organismo di Base dei Freelance, approvato all’unanimità al Congresso di Saint Vincent, tre anni fa, per dare più forza e rappresentatività ai colleghi che lavorano fuori dalle redazioni.

Sollecitato continuamente non solo da Senza Bavaglio ma da tutti i freelance che, giorno dopo giorno, si sentivano sempre più a disagio e, giorno dopo giorno, si chiedevano perché mai iscriversi al sindacato.

Lo Statuto della FNSI recita al capo III, articolo 8: “Il Congresso nazionale è il massimo organo della FNSI; esso ha tutti i poteri deliberanti…Le decisioni del Congresso sono obbligatorie per tutte le Associazioni Regionali e le organizzazioni federate…”. Una norma assai precisa e chiara. Evidentemente, non è valida quando si tocca il mondo dei freelance.

Perchè in tre anni la dirigenza di questo sindacato non è stata in grado di applicare una mozione congressuale vincolante?

LA CRONACA

Qualche mese dopo la conclusione del Congresso ne abbiamo sollecitato la costituzione. Risposta: “Ah, ma dovete preparare tutto ciò che serve per la costituzione, leggetevi statuti e regolamenti”. Così abbiamo fatto: seguito passo passo l’iter burocratico individuato. Preparato addirittura una bozza di statuto, sulla falsariga di quello dell’Usigrai (come ci era stato suggerito), senza avere un minimo di supporto da parte del nostro sindacato, senza poter consultare un tecnico della FNSI.

Il gruppo freelance di Senza Bavaglio si è riunito più volte: un lavoro massacrante che spesso ha costretto i colleghi a recuperare il tempo perduto di notte per scrivere i pezzi – perché, guarda caso, anche i freelance devono pagare bollette, affitti e quant’altro – o a rubare il tempo alle famiglie.

La prima bozza dello statuto e i primi espletamenti burocratici sono stati presentati a Roma alla segreteria della FNSI perché li consegnasse a tutta la Giunta nell’ottobre 2005. Da quel momento in poi, più volte la dirigenza della FNSI ha cambiato le regole del gioco e noi, ogni volta adempivamo alle richieste, con grande dispendio di energie e di lavoro, senza che mai nemmeno una volta per sbaglio ci venisse chiesto se volevamo usufruire dei tecnici della FNSI.

E così passavano i giorni, i mesi, gli anni. Finalmente nel novembre del 2006 ci viene detto che l’Organismo di Base non si può costituire perché è una “scatola vuota”.

Immediatamente parte un appello, cui molti di voi hanno subito risposto, per trovare le firme di adesione all’Organismo di Base. E così 300 firmatari (questo dato è del 2007, ora sono oltre 800, ndr) ci hanno dato fiducia e ci hanno aiutato a riempire “la scatola”. Ma ancora non bastava ci volevano altre procedure burocratiche.

Per la verità, a questo punto della vicenda, i freelance di Senza Bavaglio non ne potevano più e qualcuno ha persino condiviso il sentimento di tutti quei giornalisti che vorrebbero stracciare la tessera del sindacato. Ma moltissimi amici e colleghi, primi tra tutti i due consiglieri nazionali di Senza Bavaglio entrambi contrattualizzati, Zenone Sovilla (L’Adige) e Massimo Alberizzi (Corriere della Sera), hanno convinto il gruppo dei freelance che bisognava alzare la testa e opporre coraggio ai tentativi di distruggere il nostro lavoro.

Così, per l’ennesima volta, riunioni per aggiustare e correggere lo statuto, presentare la bozza definitiva, eseguire tutte le nuove procedure burocratiche. E finalmente il malloppo viene consegnato il 7 marzo. Passano questa volta solo 20 giorni e ci viene svelato che in realtà il tutto deve essere protocollato, la procedura cambia di nuovo. Così, lettera al Segretario, statuto e firme ripartono per Roma e il plico/raccomandata viene consegnato in FNSI il 27 marzo.

Tanto per la cronaca l’iter della costituzione dell’Organismo di Base si conclude con l’approvazione in Consiglio Nazionale su richiesta della Giunta, oggi composta da sette membri della maggioranza di Autonomia e Solidarietà e tre di minoranza.

Finalmente il 3 Maggio (2007), durante una riunione di Giunta FNSI, il Segretario Generale Paolo Serventi Longhi dà ufficialmente il via alla procedura per la costituzione dell’Organismo di Base dei Freelance. L’istruttoria viene affidata ai membri di Giunta: Guido Besana, Pino Nardi e Cinzia Romano.

La procedura statutaria prevede poi che sia il Consiglio Nazionale a costituire ufficialmente l’Organismo di Base. Ci viene comunque garantito che all’Ordine del giorno del prossimo Consiglio Nazionale ci sarà anche l’Organismo di Base. Viene convocato il Consiglio Nazionale, non c’è traccia della questione.

Le nostre proteste vengono subito spente con la garanzia che se ne parlerà nelle “varie ed eventuali”. Il CN dura due giorni, il 20 e 21 giugno. Si conclude con le varie ed eventuali e il Presidente Siddi, con una velocità che quasi non lo lascia respirare, pronuncia la fatidica frase: “nessuno ha presentato varie”.

Si chiude così l’ultimo Consiglio Nazionale prima del XXV Congresso della FNSI che si svolgerà alla fine di Novembre.

La nostra reazione con i dirigenti FNSI è veramente dura. Riusciamo a sapere che nello Statuto presentato da noi (seguendo le loro indicazioni) ci sono dei punti che non vanno bene ad alcuni membri della Giunta. E perché mai dal lontano 2005 a nessuno è venuto in mente di aprire un tavolo di discussione sui singoli articoli dello statuto proposto? Perché mai la commissione costituita (due anni dopo) non ci ha convocato subito per chiarire articolo per articolo l’ultima versione dello statuto?

Infine, dulcis in fundo, ci viene contestato il fatto che un Organismo di Base deve in qualche modo autofinanziarsi e che, su questo punto, abbiamo indicato modalità non condivisibili. Peccato, davvero un peccato, perchè proprio il giorno precedente, in Consiglio Nazionale, la regione Marche, in fase di discussione del bilancio, ha chiesto un finanziamento per costituire lo sportello freelance, da prelevare dal Fondo di Solidarietà che in questo momento è “molto florido”. Proposta manco a dirlo subito accolta dalla dirigenza che ammette di avere già due anni fa stanziato 70.000 euro per gli sportelli freelance e dichiara di voler provvedere ad un uguale (o forse pure maggiore) finanziamento.

Guarda, guarda, 70.000 euro da spartire tra le regioni, per i freelance. 70.000 euro perfetti per autofinanziare la nascita dell’Organismo di Base!

E ancora, ricordiamo per dovere di cronaca, che i soldi per gli sportelli vengono equamente divisi a pioggia tra tutte le regioni, contrabbandando per democrazia ciò che assomiglia più a un colpo di mano. Quindi la Lombardia e il Lazio prenderanno esattamente gli stessi soldi di Val d’Aosta e Basilicata. Come se avessero lo stesso numero di giornalisti freelance e la stessa quantità di problemi da risolvere.

Non ultimo salta fuori che alcuni dirigenti della Corrente di Autonomia e Solidarietà delle piccole regioni “non condividevano come soluzione per il lavoro autonomo la costituzione dell’Organismo di Base”. Dal novembre 2004 a oggi però a nessuno è mai venuto in mente di aprire un confronto sulla questione.

Ancora una volta una grande occasione persa. Tre anni buttati via che si sommano a tutti gli altri persi a capire se il lavoro autonomo esisteva davvero oppure no.

Ma al di là dei freelance, questa vicenda mostra qualcosa di molto più pericoloso. Questo sindacato com’è strutturato oggi mostra tutti i suoi limiti di rappresentanza. Molti dei suoi dirigenti – soprattutto quelli delle piccole regioni – sembrano più attenti a conservare i propri posti e i privilegi garantiti dal loro ruolo, che a tutelare i giornalisti, il giornalismo, e in particolare, nel caso dell’Organismo di Base, i freelance.

Un sindacato così rischia di non andare da nessuna parte e deve immediatamente capire che se non si trasforma radicalmente, cambiando funzioni, metodi, e comportamenti – affiancando al tradizionale ruolo da antagonista nuovi ed efficaci compiti da protagonista – e non ultimo liberandosi della zavorra, è destinato a celebrare il suo funerale.

Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info
twitter @sbavaglio

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