Milano: bulli alla San Carlo. La notizia scotta, la stampa che conta insabbia

Senza Bavaglio
Milano, 23 gennaio 2017

E’ la scuola privata, paritaria, per antonomasia di Milano. Il Collegio San Carlo (accoglie i bambini dalla materna fino al liceo) è dal 1869 uno dei punti di riferimento per l’istruzione della gioventù meneghina, della buona borghesia, dell’imprenditoria locale e non solo. Insomma, è il San Carlo. Rispettato, riverito, osannato: è una delle migliori scuole della città. Un fiore all’occhiello. E come tale viene trattato. Lo dimostra l’ultimo caso di cronaca. Una bambina di 7 anni, frequenta una classe 2°, è finita all’ospedale con una o due costole incrinate. E’ stata ricoverata, ora sta bene ed è tornata sui banchi. Lunedì 16, all’ora della ricreazione, attorno alle 12, è stata vittima di un grave caso che definire di “bullismo” non è eccessivo, anche se la scuola ha rubricato il caso a “eccesso di vigoria di quattro compagni maschi” e di “contusioni di contenuta entità”.

E’ successo che quattro studenti, due almeno della stessa età della bambina, se non tutti e quattro – ma qua c’è molto riserbo -, hanno abusato della loro fisicità e hanno, secondo le ricostruzioni mai confermate, preso a male parole la piccola, gettata a terra e colpita ripetutamente: la vulgata dice calci e botte fino a incrinarle due costole. Sarebbero intervenute anche le forze dell’ordine e la piccola sarebbe stata trasportata in ospedale (ma il nosocomio non ha mai confermato il ricovero, che sarebbe invece durato almeno 36 ore).

La scuola dopo le proteste dei genitori ha preso provvedimenti: due bambini, due suoi compagni di classe, sospesi per alcuni giorni. Altri due sanzionati con altre misure “correttive”. Nel frattempo, la notizia ha iniziato a circolare. Solo Repubblica, da venerdì scorso tra mille difficoltà ne ha scritto; dapprima una foto-notizia, puoi due articoli lunghi e articolati, che per preservare anche la salute dei bambini, hanno riportato la versione edulcorata della scuola – seguita a livello di comunicazione da Luca Barabino, titolare della Barabino&Partners, la principale società di comunicazione italiana per fatturato -, ma anche i contenuti della lettera inoltrata alla redazione milanese del quotidiano da alcuni, diversi, parecchi genitori.

Il bubbone mediatico è scoppiato però domenica, quando sul Fatto Quotidiano è uscito un articolo molto crudo e duro, ricco di dettagli – quelle cose che circolavano nel tam tam milanese ma che nessuno ha avuto la possibilità di confermare e quindi scrivere ufficialmente -, con tanto di frasi che i 4 bambini avrebbero detto alla compagna, prima di gettarla a terra.

L’autrice dell’articolo, Selvaggia Lucarelli, è una nota influencer del web, ma si picca di non essere giornalista. Dagospia ha rilanciato questo articolo (non i tre precedenti di Repubblica) e poi la stessa Lucarelli ha postato l’articolo sulla sua bacheca Facebook ottenendo oltre 41 mila like e più di 12mila condivisioni (i commenti erano migliaia e migliaia). Ovviamente, in questo modo l’attenzione sul San Carlo si è alzata all’ennesima potenza ma si è un po’ trasceso finendo anche nel gossip, nel vorrei-ma-non-posto, nel dire-non-dire, nel voyeurismo, nella caccia-alle-streghe.

Senza entrare nei dettagli – la Scuola continua a minimizzare, il rettore, don Aldo, che non gode purtroppo di buona salute, ha scritto una lettera dicendosi pronto a ricorrere agli esperti, i genitori sul piede di guerra, la volontà di trovare una soluzione definitiva al brutto caso di cronaca e di bullismo, il rischio che molti genitori non iscrivano più i loro figli al San Carlo preferendo altre strutture private, parificate – ci sono alcune riflessioni da fare sull’argomento.

STUDENTI ALL’ USCITA DELLA SCUOLA SUPERIORE COLLEGIO SAN CARLO ISTITUTO PRIVATO (Fotogramma) La foto pubblicata nel rispetto del contesto in cui è stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Innanzitutto: perché solo Repubblica e Fatto Quotidiano si sono occupati della vicenda, oltre ad alcuni siti o blog o aggregatori? Perché al San Carlo ci vanno non solo i figli di gente comune o della buona borghesia milanese. Ci vanno figli illustri di imprenditori, editori, banchieri d’affari, avvocati e giornalisti famosi. C’erano iscritti i nipoti di Carlo De Benedetti, c’è almeno uno dei figli di Urbano Cairo, editore di Rcs (quindi del Corriere della Sera), di La7 e patron del Torino, ci sono i figli di Pietro Scott Jovane, ex ad di Rcs, ci sono i figli di giornalisti famosi quali Nicola Porro (Il Giornale e Matrix, Canale5) e Gianluigi Nuzzi (Quarto grado) e così via. Ci sono figli di advisor molto noti a Milano. Ci sono figli di manager di banche tedesche e di giornalisti di gruppi editoriali più piccoli. E così via. C’è molta dell’high society meneghina. Ma non è un problema di nomi altisonanti. E’ un tema di credibilità. E di serietà della stampa, anche televisiva.

Certamente vanno protetti i minori, bisogna usare cautela perché mancano conferme e non ci sono molti riscontri. Ma non si può tacere. C’è stato un atto molto duro, c’è stata una vittima che per fortuna è già tornata a scuola, così dicono nei corridoi del San Carlo.

Ma c’è anche un altro tema. Il collegio è una istituzione importante in città. E sta attraversando un periodo di rinnovamento. Il Rettore, don Aldo Geranzani, in carica da l990, si dice che presto possa passare la mano. Ma la sua successione – la figura più prossima è quella del pro-rettore, Don Alberto Torriani – non sarà né facile né immediata. Perché la scelta del successore dipende anche dalle decisioni che prenderà l’arcivescovo di Milano in materia. Solo che Angelo Scola è arrivato alla soglia della pensione, 75 anni, e nei prossimi mesi verrà definito il prelato che ne prenderà il posto nella diocesi del capoluogo. Ovviamente, in base alle scelte di Papa Francesco, cambierà anche la geografia del potere ecclesiastico cittadino che a sua volta impatterà sull’eventuale e possibile avvicendamento di don Aldo al collegio di corso Magenta.

Ecco è anche in questo contesto che bisogna valutare l’episodio di bullismo. Anche se la stampa milanese l’ha trattata davvero in maniera superficiale, per timori e ritrosie.

Senza Bavaglio
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