Ristrutturazione Sky, da lunedì il via alle trattative: congelati i 4 giorni di sciopero

Senza Bavaglio
Milano/Roma, 21 gennaio 2017

Centoventi esuberi a Roma, ottanta a Milano e sull’intero territorio. Dieci o dodici i giornalisti di troppo. Trecento i trasferimenti previsti dalla capitale all’hub milanese di Rogoredo. I numeri non si conoscevano ma tutto il resto era nell’aria da tempo. Da molto tempo. Era il progetto iniziale, alla base della nascita di Sky, quando nel 2003, la pay-tv Stream (Roma) e la pay-tv Telepiù (Milano), furono unite in un’unica televisione satellitare (merging) per volontà di Rupert Murdoch. Il magnate australiano aveva deciso di sbarcare in maniera consistente sul mercato delle telecomunicazioni italiane.

Roberto Inciocchi, conduttore dell’edizione di Sky TG24 del mattino presto

Fu già allora che professionisti, inviati direttamente da Londra, Australia, Nuova Zelanda e pure da New York  (sedi di News C orp e Fox), con l’aiuto di esperti italiani, studiarono, valutarono e soppesarono i due territori e le  potenzialità tecnologiche di entrambe le pay-tv. E fu già allora che si scelse Milano. A far pendere l’ago della bilancia le strutture più idonee, i mezzi più raffinati, le filiere da seguire più semplici, oltre alla più ampia potenzialità del territorio. Milano avrebbe  ospitato il quartier generale della nascente realtà televisiva. Sky Italia si insediò così nella location di Telepiù, a Cologno Monzese.

Via Salaria, a Roma, già sede di Stream venne rinnovata e potenziata solamente per ospitare l’inedito Sky TG24, il canale news 24 ore che soppiantava Stream News. Tutto lo sport (redazione e produzione) cuore di una pay-tv, fu trasferito a Milano. Il Cinema venne potenziato nella sede di Cologno, (Telepiù vantava già un’offerta cinematografica più forte di Stream).

Lo scenario era cambiato, molta gente, volente o nolente, accettò di trasferirsi. Alcuni mollarono o furono mollati. Da allora e per ben 14 anni, non è mai tramontata la possibilità che un giorno tutta Sky Italia, news comprese, si spostasse nel capoluogo lombardo.

Ciò che è stato annunciato in questi giorni da Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, era nell’aria, eccome. Lo spauracchio della chiusura della sede romana a vantaggio di quella milanese si ripresentò in maniera prepotente nel 2007/2008 quando Sky lasciò Cologno Monzese per andare a popolare i nuovi palazzi di vetro di Rogoredo. Edifici costruiti ad hoc nel nascente quartiere Santa Giulia. Già allora pensati in tre building atti a ospitare tutti: dirigenza, maestranze, venditori, finance, business, marketing, ufficio posta, studi e redazioni, comprese le news. Oltre a palestra (gratis), mensa, bar, lavanderia, parrucchiere ed estetica per tutti.

Poi scoppiò il caso “Santa Giulia”, la costruzione del terzo building fu bloccata. Lo è stata per anni. La “torre” come è ora chiamata, è stata ultimata solo nel 2016: ha scale mobili, un grande auditorium, laboratori. Ospita l’Accademy e si muoverà sul concetto dell’open working.

Sky è il primo gruppo televisivo italiano, detiene il 15 per cento del mercato tv, con un fatturato di 2,78 miliardi. Negli anni, dal 2003 appunto, ha investito 20 miliardi di euro in contenuti e tecnologie, generando un giro d’affari di oltre 32 miliardi di euro con impatto positivo sull’economia italiana.

La tecnologie e gli investimenti fatti rendono Sky altamente competitiva e appetibile. Insomma la trasformazione tecnologica e organizzativa è un vero pallino per questa azienda. Nel 2017 si sono create le condizioni giuste per  finalizzare il progetto del 2003, ed è apparsa necessaria una nuova ristrutturazione.

Oggi, come anni fa, il piano organizzativo predilige l’eliminazione delle attività considerate obsolete, ma anche la frammentazione geografica e i cosiddetti doppioni, sia tecnologici sia di personale. Il Nuovo Polo Tecnologico di Santa Giulia è in posizione strategica per essere il punto di riferimento europeo del Gruppo, già divenuto Media Company Europea, in sinergia con Sky Uk e Sky De (Germania).

Sarah Varetto, direttore di Sky TG24

Difficile che si torni indietro, giornalisti e dipendenti della sede di Roma e della sede di Cagliari lo sanno. Molti di loro, sono stati “i nuovi”, quelli che nel 2004 hanno animato Sky TG24, soppiantando i tanti trasferiti e accrescendo notevolmente il gruppo base di Stream News. Persone che furono assunte per affrontare la nuova sfida tecnologica e l’adeguamento al mercato in evoluzione. Oggi sta accadendo la stessa cosa.

L’azienda ha incontrato i sindacati e ha parlato a tutti i dipendenti delle tre sedi italiane: Milano, Roma e Cagliari, via streaming. L’amministratore delegato ha ammesso che nessuna ristrutturazione è cosa facile. Ha sottolineato che il tutto si è reso necessario non per un abbattimento dei costi (come invece sta accadendo in altre aziende editoriali, anzi in tutte le altre aziende editoriali!) ma per rendere sempre più appetibile e competitiva Sky Italia e per adeguarla al futuro che verrà. Futuro che non esclude il ritorno di Sky  alla casa madre Fox.

RSU e CDR -Sky TG24 hanno diramato un comunicato congiunto per chiedere “la presentazione di un chiaro e organico piano industriale che consenta a tutti i lavoratori di capire quali siano i risparmi e gli investimenti dell’operazione…”. Un precedente comunicato del CDR di Sky TG24 annunciava la possibilità di 4 giorni di sciopero, eventualità al momento congelata.

Da parte sua i vertici aziendali hanno spiegato che trasferimenti ed esuberi avranno un piano ampio, non dall’oggi al domani, e che saranno avviate trattative individuali. L’azienda aiuterà nella ricerca della casa e/o di asili nido e babysitter le persone che accetteranno di essere trasferite.

Altra cosa, certo più pesante, sono gli esuberi (tra cui la dozzina di giornalisti), per i lavoratori delle aree ritenute non più idonee ai nuovi progetti, Sky ha dichiarato di aver già contattato un’agenzia di “cacciatori di teste” in modo da aiutare, chi lo volesse, a ricollocarsi altrove. Intanto il primo incontro con il Cdr-Sky Tg24 sarà lunedì 23 gennaio, poi nei giorni a seguire 27/28/29 gennaio i vertici Sky hanno dato la disponibilità ad incontrare le altre parti sindacali sia su Roma sia su Milano.

Senza Bavaglio
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