“Nessuno compra la mia dignità: non lavorerò più per La Città di Salerno”

Rosaria Federico
Salerno, 6 gennaio 2016

Non sono più una collaboratrice del La città di Salerno o meglio non ho voluto esserlo più

– perché sono una cronista e una donna libera
– perché non gradisco il direttore Andrea Manzi e gli editori Lombardi-Scarlato/Di Canto
– perché se avessi collaborato anche un minuto per questo nuovo giornale sarei stata serva del potente di turno e non avrei potuto onorare il mio lavoro con professionalità, libertà, senza censure e nel rispetto dei lettori

Il 31 dicembre 2016 è scaduto il mio contratto di collaborazione con il gruppo Finegil-L’Espresso, un contratto svenduto come merce al mercato ortofrutticolo al gruppo Lombardi-Scarlato/Di Canto, subentrato nella gestione de La Città di Salerno

Ma già il primo novembre io ho scelto di non essere asservita a nessun padrone

Non sono più una collaboratrice di questo giornale
– perché avrei dovuto avere riguardo e tacere sui potenti graditi alla proprietà e attaccare quelli invisi
– perchè c’è un direttore, persona rispettabilissima e di grande cultura, che scrive editoriali ‘donabbondiani’
– perchè nonostante questo direttore dedichi tante pagine alla cultura e vorrebbe essere vicino agli ultimi e a quelli che subiscono ingiustizie ha perso di vista cosa significa informareperchè questo giornale ha sottaciuto volontariamente avvisi di garanzia ai potenti ‘amici’ dei padroni ed ha nascosto le ‘fritture di pesce’
– perché in questi giorni è comparsa una lista in cui sono stati scritti i nomi di alcuni collaboratori ‘non graditi alla proprietà’ che dal primo gennaio non hanno più potuto scrivere
– perché questo giornale sta per essere ‘colonizzato’ da collaboratori ‘signorsì’ per rispondere alle desiderata dei padroni Lombardi e Di Canto
– perché La Città di Salerno (per il periodo in cui ho collaborato) ha avuto due direttori come Enzo D’Antona e Stefano Tamburini che con dignità, signorilità, professionalità e fierezza hanno rispettato giornalisti e lettori senza bavagli e senza censura, applicando nell’informazione quella equità sociale di una stampa libera e non asservita. Questi direttori mi hanno permesso di scendere tra la gente, raccontare le ingiustizie sociali, gli scandali politici, le disavventure giudiziarie senza remore e senza filtri. Senza tacere mai nulla
– perché continuare a collaborare con questo giornale – dopo aver avuto l’esempio di D’Antona e Tamburini – sarebbe stata un’offesa a questa professione e alla deontologia professionale
– perché questo nuovo giornale non avrebbe mai tutelato i collaboratori di quart’ultima fascia come me da querele temerarie e da attacchi personali
– perché ci sono colleghi che non avrebbero mosso un dito se accanto al mio nome o a quelli di altri che fanno questo mestiere con dignità e professionalità fosse comparsa la dicitura ‘ non gradito all’editore’

Non collaboro più con questo giornale perché è vero – come dice un mio amico – che con i valori e gli ideali non si pagano le bollette e non si fa la spesa al supermercato, ma quei valori sono espressione della dignità che non vale un centesimo, ma neppure un milione, perché non ha prezzo.

Non scrivo più per questo giornale
– perché è diventato uno strumento nelle mani di speculatori nella distribuzione dei giornali e della sanità privata che niente hanno a che fare con l’informazione, la libertà e il rispetto dei lettori

Rosaria Federico

Brava Rosaria! Complimenti e auguri da tutti i colleghi che si riconoscono in questo tuo messaggio
Senza Bavaglio