PENSIONI/Lo scippo dell’Inpgi

526803f3834e3eb294b8491f4baa894fNelle pieghe di tutto il florilegio di commenti più o meno dotti sulla riforma dell’Inpgi, mi pare che ci si sia concentrati (giustamente, per carità) soprattutto sui sacrifici dei pensionati, ma degli effetti che questa (tardiva) manovra avrà su qualche pensionando forse non si è detto abbastanza. Ebbene, poiché faccio parte non dei primi, ma dei secondi, desidero anch’io portare il mio contributo al dibattito. Chissà che non arrivi dove deve, e che non serva a scuotere un po’ la (tuttora) profumatamente pagata neo-presidente dell’Inpgi facendola riflettere su ciò che sta combinando.

E’ necessario, per far capire, illustrare la mia realtà e le mie prospettive. Dopo essere stato brutalmente cassintegrato a zero ore nel 2010 (mentre i colleghi invece “ruotavano”, ma questo è il noto destino dei cosiddetti “whistleblowers”) dal mio editore (Editoriale Domus) e successivamente licenziato illecitamente in tronco, ho esaurito tutti gli ammortizzatori sociali e ho chiesto all’Inpgi l’autorizzazione a versare i contributi volontari per due anni (24 rate) l’unico modo per consentirmi, in mancanza di lavoro e quindi di entrate, di andare in prepensionamento con 35 anni di anzianità in base alle note “clausole di salvaguardia” stabilite dal regolamento pre-riforma. L’autorizzazione è arrivata e ormai da 18 mesi sto versando la bella rata mensile di 821 euro, poi saliti a 866 euro, che non sono esattamente quisquilie per un giornalista privo di occupazione e, da 58enne, senza più alcuna possibilità di trovarne. La pensione, insomma, benché un po’ misera e costosa da ottenere, sembrava a portata di mano (pagata la 24.a rata a febbraio 2017, dovrei andare in quiescenza nel marzo successivo). A suo tempo, l’Inpgi mi aveva già comunicato addirittura i conteggi di massima su quanto avrei percepito.

Ora arriva la riforma, i cui contenuti, come è già stato sottolineato da commentatori ben più in vista di me, è stata misteriosamente e incredibilmente “secretata”, salvo poi essere rivelati all’universo mondo dall’Fnsi e dalla Ungp, sollecitati dall’Inpgi a inoltrare le dovute osservazioni sul documento. Invece, sul sito dell’Inpgi è comparso curiosamente una sorta di “regolamento di attuazione”. Come se sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica venisse pubblicato un decreto attuativo ancora prima del testo della legge da applicare! Ma lasciamo perdere e andiamo avanti…

Orbene, che cosa dice la riforma? Dice che verrà modificata quella clausola del regolamento Inpgi che consente di accedere al prepensionamento in base alla cosiddetta “Legge Vigorelli”, che permette di ritenere validi, ai fini pensionistici, anche i contributi versati all’Inps. La possibilità rimane, ma l’Inpgi ha inserito nelle clausole di salvaguardia una regoletta che, contrariamente a prima, permetterà il prepensionamento solo a chi avrà maturato il diritto autonomo alla pensione in ciascuno degli enti previdenziali ai quali ha versato i contributi. Purtroppo, questo è esattamente il caso che mi riguarda, poiché prima di intraprendere la carriera giornalistica ho versato circa 11 anni di contributi all’Inps e oggi non ho ovviamente maturato i requisiti per la pensione Inps.

Ecco l’amara realtà: se la riforma entrerà in vigore con questa regola entro il 31 dicembre 2016, e con effetto dal 1° gennaio 2017, per soli due mesi io sarò escluso dalla possibilità di accedere alla sospirata pensione dopo aver versato all’Inpgi la bellezza di circa 20mila euro di contributi volontari prelevati di peso dai miei risparmi. Contributi che, ovviamente, a suo tempo ho accettato di cominciare a pagare, autorizzato dall’Inpgi, non certo per sperperare, ma appunto, ESCLUSIVAMENTE per andare in pensione in base all’unica strada percorribile.

inpgi-il-palazzoRipetutamente invitato a pronunciarsi per iscritto sulla possibilità o meno di concedermi la pensione in base alle nuove regole, l’Inpgi colpevolmente tace. Motivo ufficiale: la riforma è stata deliberata dal CdA, ma non è stata ancora approvata dai ministeri vigilanti. Quindi, anche se le nuove regole le ha inventate lui, questa è la tesi, l’Istituto non può pronunciarsi su misure che non sono ancora entrate in vigore! Intanto, però, io devo continuare a pagare (e l’Inpgi a incassare), restando intrappolato in questo limbo insopportabile: si avvicina la data del 31 ottobre, entro la quale dovrò versare la 19.a rata, dopodiché me ne mancheranno solo altre 5, ma la certezza di andare in pensione ancora non c’è. Naturalmente l’Inpgi, interpellato anche sulla possibilità di riavere eventualmente indietro i contributi volontari già versati qualora in pensione non potessi andarci, s’è premurato di specificare beffardamente che di restituzione non se ne parla nemmeno.

L’inpgi è un istituto di previdenza, ma mi sorge una domanda: che razza di istituto di previdenza è questo che mette in atto simili tranelli a danno dei suoi assistiti?

Riccardo Celi