INPGI/Vergogna compensi a editori e giornalisti

Durante il CdA del Fondo Complementare di mercoledì 25 maggio, il Presidente Enrico Castelli ha comunicato al Consiglio di Amministrazione che le parti sociali, FNSI e FIEG, avevano siglato un’intesa per i compensi dei componenti del Consiglio di Amministrazione.

Enrico Castelli, presidente del Fondo Complementare
Enrico Castelli, presidente del Fondo Complementare

Diciassette mila (17.000) euro l’anno per il presidente giornalista, 15.000 ad entrambi i rappresentanti degli editori che ricoprono i ruoli di vicepresidente e responsabile del Fondo. Ai consiglieri di amministrazione resta il gettone di presenza, stabilito diversi anni fa, per la partecipazione ai consigli di amministrazione e viene aggiunto un gettone per la partecipazione alle Commissioni di lavoro.

I cinque consiglieri di amministrazione della componente giornalistica si sono tutti espressi con forza contro questo accordo tra le parti. Il momento tragico per la categoria non permette certo di pensare a dare emolumenti a giornalisti che, eletti dai loro colleghi, ricoprono incarichi importanti nelle nostre istituzioni.

Soprattutto meraviglia che la decisione di “stipendiare” un giornalista e due editori venga presa proprio da quelle parti sociali che faticano a trovare un accordo contrattuale e dichiarano ai quattro venti la grande crisi.

Nel caso degli editori, una forte difficoltà che serve proprio a giustificare – come spesso è avvenuto – stati di crisi di comodo allo scopo di sfruttare gli ammortizzatori sociali per snellire gli organici, cioè licenziare i giornalisti.

Non saranno magari grandi cifre queste decise per il Fondo Complementare, soprattutto se paragonate ai compensi di INPGI e Casagit che, secondo la nostra opinione, andrebbero come minimo dimezzati ma sono comunque soldi dei giornalisti. Le cariche elettive in tutte le nostre istituzioni devono essere un servizio alla collettività non un posto di lavoro, soprattutto In un momento di difficoltà come quello di oggi.

Giuseppe Gulletta, vicepresidente dell'INPGI
Giuseppe Gulletta, vicepresidente dell’INPGI

Pochi o tanti che siano, sono briciole se paragonati ai lauti stipendi delle altre istituzioni dei giornalisti. A suo tempo, per esempio, il primo atto del consiglio di amministrazione della Casagit era stato quello di portare i propri gettoni di presenza a più di 300 euro (ma nessuno lo ha mai saputo) e lo stipendio del suo presidente viaggia sui 60.000 euro l’anno.

Ancora peggio l’INPGI. La neo presidente dell’Istituto, Marina Macelloni, ha già dichiarato che come presidente non intende guadagnare meno di quello che incassava come caporedattore al Sole 24 Ore.

Marina Macelloni, presidente Inpgi
Marina Macelloni, presidente Inpgi

I suoi paladini dicono che avrà una riduzione rispetto al suo predecessore! Ma c’è comunque da vergognarsi perché l’INPGI dovrà sborsare più di 200 mila euro l’anno. Senza contare che all’Istituto di previdenza toccheranno anche gli oneri dei suoi contributi all’INPGI 1 e Casagit (benefici che non vuole perdere) e si aggiungono pure quelli all’INPGI 2, visto che il suo compenso verrà inquadrato come CoCoCo. Non dimentichiamo poi gli altri benefits come vitto, alloggio, auto con autista, eccetera. Tutto a carico dell’INPGI. Nelle condizioni difficili in cui versa l’ente, ci pare francamente una cifra esorbitante.

I padri costituenti dell’INPGI pensavano ai dirigenti dell’Istituto come volontari che si mettevano a disposizione dei colleghi. A queste condizioni, invece, il posto di amministratore diventa ambito perché viene ora catalogato come una fonte di guadagno, un posto di lavoro.

Lo capiscono tutti ed ecco perché per quietare gli animi dei colleghi nella delibera approvata durante l’ultimo CdA , il Consiglio di Amministrazione, visti i tempi che corrono, ha anche pensato bene di ridurre il proprio stipendio di un bel 5 per cento. Una vergogna a chi chiede ai colleghi pensionati un sacrificio in tempi di vacche magre. Senza pudore!

A chi chiede allibito: “Vi riducete solo del 5 per cento? Non è che avete dimenticato uno 0 e pensavate al 50per cento?” Viene risposto: “Ma no, ci siamo ridotti il compenso del 15 per cento!”.

Ma andando alla verifica si scopre che il 15 salta fuori dalla somma tra la riduzione del 10 per cento attuata dal vecchio CdA poco prima della fine del proprio mandato quando la categoria era in subbuglio per i macrostipendi dell’INPGI venuti alla luce, e il loro vergognoso odierno 5 per cento.

Non è chiaro però se questa microriduzione riguarderà solo la componente giornalistica, come avvenuto in passato, oppure anche i rappresentanti degli editori, dei Ministeri e del Governo. Visti i tempi che corrono, sarebbe perlomeno doveroso.

Martedì 7 giugno il Consiglio Generale dell’INPGI si riunirà e dovrà discutere e decidere, tra l’altro, proprio  sulla spending review. Pochi risparmi qua e là e, soprattutto, le proposte del CdA sulla questione compensi.

Franco Abruzzo, revisore dei conti INPGI
Franco Abruzzo, revisore dei conti INPGI

La categoria è sempre più in crisi, c’è chi ha famiglia a carico e si trova da un giorno all’altro senza lavoro, il precariato aumenta. Le assunzioni sbandierate dai dirigenti sindacali sono solo un numero senza troppe spiegazioni che mostrino il dove, come, quando. Cioè esistono davvero?

Dell’andamento della trattativa contrattuale si sa poco o niente, se non che invece di lasciare così come sono gli articoli 1 e 2 e applicarli, si pensa a depotenziarli al massimo. Di fatto, ci si piega al volere delle aziende, a partire dalla richiesta di compensi.

Nonostante tutto vada a scatafascio, giornalisti e giornalismo, chi siede in ruoli elettivi dirigenziali pretende pure di essere pagato. Se lavoro deve essere, allora affidiamolo a chi lo sa fare davvero e il ruolo dei giornalisti sia quello di “controllori”, tutelando i soldi e le pensioni dei giornalisti. Nelle aziende private ruoli come quello del presidente dell’INPGI e di vicepresidente o di semplice consigliere d’amministrazione, vengono pagati ma a chi ricopre quegli incarichi viene chiesto un curriculum idoneo. Ora che curriculum hanno gli attuali amministratori se non quello di essere bravi, bravissimi, eccezionali giornalisti?

Infatti alle ultime elezioni si è visto un corri corri generale verso le poltrone e quindi verso i relativi compensi. Tranne qualcuno – come per esempio Nicola Borsi – gli altri in un posto normale, non avrebbero avuto nessun titolo per sedere in quelle posizioni.

Per quanto riguarda l’INPGI c’è ancora un’ultima, fievole, speranza, quella che il Consiglio Generale, pensando ai propri elettori, in un singulto di dignità cambi le carte in tavola e riduca drasticamente le prebende.

Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info

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