Povero Draghi, ormai è patetico (con un PS sulla BB)

Povero Draghi! Non riesce a raccapezzarsi che con tutta quella moneta che ha immesso, l’inflazione non si è rialzata per niente. Nel suo intervento alla Bundesbank del 4 febbraio è arrivato a dire: “Ci sono forze nell’economia globale oggi che, tutte assieme, stanno mantenendo bassa l’inflazione”. La prossima volta dirà che è tutta colpa del complotto plutogiudaicomassonico (oddio, secondo il libro del massone pentito Gioele Magaldi Draghi sarebbe affiliato a ben cinque logge …).

Ora, a parte l’aspetto comico che sta assumendo tutta la questione, nel vedere un banchiere centrale incaponirsi nel cercare di risolvere una sorta di “cubo di Rubik” senza riuscirvi, vi è un fatto più serio che va segnalato, e cioè che a furia di dire che bisogna combattere la bassa inflazione si sta creando l’idea che sia la bassa inflazione di per se stessa il male, mentre questo non è vero, la bassa inflazione è indice, sintomo, di un male, quello di una domanda insufficiente che crea eccesso di capacità produttiva e quindi esaspera la concorrenza dei produttori attraverso i prezzi, per vendere (il caso più eclatante è quello del petrolio).

La precisazione non è questione secondaria, di lana caprina, bensì sostanziale ai fini della cura. Perché a furia di considerare la bassa inflazione di per se stessa il male ci si ostina a combatterla direttamente, ma in realtà in questo modo si combatte un semplice sintomo e non la causa della malattia. Questo è l’atteggiamento di Draghi, il quale così non ne viene mai a capo, e con il rischio di provocare effetti collaterali negativi (bolle speculative) per l’uso della medicina (moneta) sbagliata nell’attuale tipo di congiuntura.

Inoltre, vedete, è falso dire in modo perentorio che la bassa inflazione è comunque negativa, per esempio, perché aumenta l’onere per il rimborso dei debiti, a differenza dell’inflazione che invece l’allegerisce. Sono concetti relativi, nel senso che bisogna vedere qual è il comportamento dei tassi di interesse. Perché se i tassi seguono, superandola, l’inflazione, i debitori quello che guadagnano dal fatto che rimborsano in moneta svalutata, ci perdono per l’aumento del tasso di interesse, quindi il conto pareggia o può addirittura peggiorare se si innesca un circolo vizioso inflazione – tassi di interesse. E questo è tanto più vero in un’epoca in cui gran parte dell’indebitamento è indicizzato. A parte il fatto che non si capisce perché si debba prendere le parti dei soli debitori e non anche dei creditori (depositanti), o dei percettori di redditi fissi.

Comunque non vogliamo essere fraintesi. Certo che l’inflazione è bene che cresca fino al fatidico 2% ma, quello che vogliamo ribadire è che l’aumento deve avvenire perché la domanda finalmente supera l’offerta e non perché i prezzi si cerca di farli crescere artificialmente, anche perché poi non accade. E allora se uno come Draghi è andato dicendo in giro che “il modello sociale europeo è morto”, che in Europa prima dell’austerità eravamo abituati a “essere pagati senza lavorare”, che grazie all’austerità medesima questo mondo è finito e ci aspetta un nuovo miracolo economico, e altre cretinate della stessa risma, è logico che ha dato manforte a coloro che operano perché la domanda si affievolisca e l’inflazione si sgonfi.

E pensare che i media lo chiamano ancora il “super Mario”. Sì, delle c … te.

PS – A proposito della futuribile bad bank, la soluzione forse più semplice per consentire il varo senza lo stop di Bruxelles (perché questo è il problema) è quella di stabilire nella stessa legge: a) che l’eventuale escussione della garanzia statale comporta automaticamente la nascita del diritto alla rivalsa nei confronti della banca che ha attivato il meccanismo; b) che il credito che ne emerge gode dello stesso privilegio delle imposte. In tal modo prima che ci rimetta lo stato si farebbe pagare gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati e i depositi sopra i 100 mila euro, che è quello che vuole la normativa sul bail in. L’eventuale trasformazione in capitale del credito verrebbe a porsi dopo in sede di salvataggio, se necessario.