Impediamo a chi ha spolpato l’INPGI di continuare a spolparlo

Eccoli, riuniti nella lista “l’INPGI siamo noi” un “cerchio magico” di poltronisti di professione, da anni ai vertici del sindacato e responsabili del dissesto della categoria, ottenuta attraverso gli ultimi contratti che hanno difeso con tracotanza.

Franco Siddi
Franco Siddi
Nessuno di questa gente ha osato criticare Franco Siddi, che da segretario del sindacato dopo aver chiuso l’ultimo contratto-regalo agli editori, è diventato consigliere d’amministrazione della RAI. Franco Siddi – l’uomo che è stato per 25 anni in permesso sindacale e che dovrebbe essere espulso dal sindacato, essendo passato dall’altra parte del tavolo – non si vergogna e loro non si vergognano di abbracciarlo e riverirlo quando entra nei saloni della Federazione della Stampa. Un comportamento immorale che forse cela il desiderio recondito di tutti questi dirigenti del sindacato di occupare una posizione di prestigio, alla faccia dei colleghi che hanno perso il posto di lavoro grazie a loro.

 

Queste signore e questi signori hanno avvallato le più grosse porcate del sindacato dei giornalisti come il referendum farsa sui due ultimi contratti, un accordo con gli editori che nessuno – tranne loro – voleva. Il voto era di persona, con un seggio solo in ogni regione, per impedire, nei fatti, di votare. E’ mai questa democrazia?

 

Vengono in mente le parole di Felice Salvati (pugliese, altro storico dirigente del sindacato): “Abbiano promesso il referendum e dobbiamo farlo, ma dobbiamo organizzarlo in modo tale di vincerlo”. Nell’unica regione dove si è votato seriamente con parecchi seggi, il Lazio, la FNSI ha preso una solenne batosta. Ma loro se ne sono infischiati. Molti dei partecipanti a questa lista, si detestano tra loro ma sono uniti in un obbiettivo comune: affondare la democrazia e occupare i posti disponibili. Al diavolo ideologia, etica e idee: tutti uniti a banchettare alla faccia dei poveracci.

Guido Bossa
Guido Bossa

 

Colleghi volete votare Guido Bossa, l’uomo che ha difeso il voto di scambio? L’Unione Pensionati, di cui è presidente, ha ricevuto un contributo poco prima delle elezioni. Secondo lui una cosa normale.

 

Non parliamo del conte Enrico Ferri, Chicco per gli amici, fedelissimo di Siddi. Ha guidato la commissione freelance della FNSI, lui che non è mai stato freelance e invece è rimasto in permesso sindacale per almeno due decenni.. Ferri – che negli ultimi vent’anni abbiamo trovato da tutte le parti seduto su diverse poltrone – ha chiuso il penultimo contratto (il primo regalo agli editori) e poi è andato subito dopo a trattare con i vertici del gruppo L’Espresso Repubblica la sua buona uscita dal Mattino di Padova. Nell’ultima legislatura dell’INPGI è stato sindaco (mai lasciare una poltrona). Con un notevole appannaggio, alla faccia dei colleghi che perdevano il lavoro.

Come Paolo Serventi Longhi, vicepresidente uscente. Ha fallito come segretario della FNSI, non è riuscito a chiudere il contratto e come premio è stato riciclato all’INPGI, anche lui con un lauto compenso mensile. Così è nel nostro mondo: più non sei capace e più sei ricompensato.

 

Nel collegio dei sindaci ritroviamo Guido Bossa. Non si sa mai non dovesse farcela tra i pensionati lo recuperiamo dall’altra parte. La rincorsa ai posti diventa un’ossessione. Naturalmente ci aspettiamo una solenne dichiarazione: “In caso di elezione mi dimetterò da presidente dei pensionati”. La farà mai?

 

Enrico
Enrico
Ma il più bello, anzi tragico, viene sulla gestione separata, dove i tre candidati sono stati zitti ,mentre i liberi professionisti venivano massacrati dai contratti firmati da quei dirigenti sindacali che si raccolgono attornio alla lista “L’INPGI siamo noi”. Mai una parola seria per appoggiare i più deboli. Sempre legati al potere per difendere la loro poltrona e, nel caso di Massimo Marciano e Stefania Di Mitrio, il loro lauto appannaggio.

 

Infine il massimo della spregiudicatezza lo raggiunge il candidato sindaco dell’INPGI 2, Stefano Gallizzi. Professionista da una decina d’anni è sempre restato pubblicista. Altrimenti perderebbe il posto di segretario all’Ordine della Lombardia. I suoi voti, infatti, li trova tra i pubblicisti. Gallizzi compare in due liste che dovrebbero essere contrapposte un segnale che la spartizione è in atto. Potrei continuare a mi fermo qui. Non vorrei incorrere nel reato di lesa maestà.

 

Questa è la brigata di chi ha svenduto tutto, che si definisce “l’INPGI siamo noi”. Invece dovrebbe chiamarsi “L’INPGI l’abbiamo spolpato noi”. Non permettiamogli di continuare a spolparlo

 

Colleghi, loro hanno vinto – e continuato a vincere in questi anni – perché la maggior parte dei giornalisti (il 90 per cento) non sono andati mai a votare. E’ il momento di prendere in mano il vostro destino. Andate a votare e votate i candidati di “Piazza Pulita all’INPGI”. Li trovate qui: http://www.senzabavaglio.info/index.php?option=com_content&view=article&id=939:piazza-pulita-allinpgi-via-tutti-i-responsabili-del-disastro&catid=81:inpgi-2016

Se voi andrete a votare, ci sbarazzeremo di chi ha portato al baratro la nostra previdenza, le future pensioni dei giornalisti italiani, il sindacato.

 

Liberiamoci di questa gente che sta ammazzando il nostro lavoro e la nostra dignità.

Massimo A. Alberizzi

Candidato pensionato nella lista “Piazza Pulita all’INPGI”

Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info

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