In più di un “gessetto” ci è capitato di parlare di questioni demografiche. In particolare abbiamo spesso accennato all’“indice di fertilità” delle nostre donne che è tra i più bassi al mondo, insieme a quello tedesco e giapponese: 1,39 figli per donna fertile (se consideriamo le sole “italiane” scende addirittura a 1,29). Con questo indice, che abbiamo più o meno raggiunto sin dagli anni novanta, fra meno di trent’anni gli “italiani” saranno solo 30 milioni, cioè la metà della nostra popolazione standard. Il che vuol dire che l’Italia sarà popolata per metà da immigrati, e che metà dei nostri beni sarà loro: alla faccia di Salvini, Santanché, Meloni, Grillo e compagnia cantante.

In questi giorni l’Istat ha fornito un dato che avrebbe dovuto provocare un dibattito adeguato alla sua gravità e invece è scivolato sui giornali come fosse una notizia di scarsa importanza … Oddio, forse per i nostri politici e commentatori effettivamente si trattava di una notizia di scarsa importanza in quanto riguarda un argomento che non procura fondi pubblici per appalti e tangenti e quindi a loro non frega niente. Si tratta dell’aumento improvviso dei decessi: nei primi otto mesi del 2105 si è registrato un aumento dei morti pari a 45.000 unità e per fine anno si prevede, se il trend dovesse rimanere uguale, che la differenza arrivi a 68.000. Erano stati 399.000 nello stesso periodo del 2014, sono stati 445.000 nel 2015, con un + 11,3%. Il continuo invecchiamento della popolazione potrebbe spiegare solo un terzo di quell’aumento.

Negli ultimi decenni del secolo scorso, mentre in tutto il mondo si continuava a registrare un aumento delle aspettative di vita, in Russia si registrava una diminuzione. I demografi si sono interrogati sui motivi di questo non invidiabile primato della potenza euroasiatica, e la risposta a un certo punto è stata pressoché unanime: la diminuzione della vita media era dovuta all’inefficienza del servizio sanitario nazionale.

Non vogliamo anticipare considerazioni che spero vengano fatte da scienziati più ferrati nel campo di quanto non sia io (anche l’Istat invita alla prudenza fino a che i dati non saranno consolidati e non si conoscerà la distribuzione per età e per malattie), ma non mi meraviglierei se anche nel nostro caso la risposta fosse uguale. Sta durando da troppi anni la mortificazione della sanità pubblica, sia per effetto dell’austerità, sia perché la sanità è diventata la mangiatoia principale per i nostri politici corrotti e quindi quei soldi che ancora arrivano sono in buona parte divorati dalla corruzione. D’altro canto gli incarichi “manageriali” (si fa per dire) nel settore sono appannaggio dell’entourage politico: politici trombati, onorevoli che “pisciano in bocca” alle suore, portaborse per i quali non c’è ancora un posto in parlamento, e così via.

L’Italia aveva due eccellenze riconosciute a livello internazionale, la sanità e la scuola media primaria: i nostri governanti sono riusciti a demolire entrambe. Qualcuno lo ha fatto scientemente per favorire la sanità e le scuole private, altri lo hanno fatto per mera ignoranza e sciatteria, oltre che per cleptomania. In questi giorni abbiamo letto che a Torino, dove è sindaco l’ex Pci Fassino, sono stati privatizzati gli asili (alla faccia del primato della scuola pubblica); e a chi sono stati assegnati in gestione? Ma alle coop, no?