UNITI PER IL FONDO, IL PROGRAMMA ELETTORALE PER UNA VERA PENSIONE COMPLEMENTARE

Primo obiettivo: far conoscere il Fondo


Il Fondo Complementare dei giornalisti italiani deve innanzitutto diventare un autentico punto di riferimento per tutti i giornalisti. Oggi è un’istituzione sconosciuta ai più, persino a molti che sono regolarmente iscritti e non lo sanno.

Primo obiettivo, quindi: far conoscere a tutti l’esistenza del Fondo. Nato nel 1987 per una felice intuizione dei dirigenti del sindacato di allora, è diventato operativo solo a partire dal 1993. Ma oggi quanti colleghi, iscritti d’ufficio nella fase iniziale, sanno che ancora ne fanno parte? E quanti, pur sapendo di essere ancora associati, non sanno che possono consolidare la loro posizione con versamenti “personalizzati”?  Ecco non c’è stata, in questi anni, una pubblicizzazione diffusa e ben articolata. Una carenza sulla quale intendiamo impegnarci come condizione preliminare.

Insomma è mancata la comunicazione con gli iscritti, come è stato più volte chiesto da Simona Fossati, inascoltato membro del consiglio d’amministrazione per conto di Senza Bavaglio.

Per una vera pensione complementare

Fatta questa premessa è evidente che occorrerà anche far conoscere la filosofia reale che dovrà caratterizzare la gestione: quella di saper trasferire a tutti l’idea di un Fondo che serva realmente a costruire, e lo diciamo soprattutto a vantaggio dei giovani colleghi, una pensione complementare.

Il Fondo finora è stato visto più come una cassa che assicura, al momento del passaggio alla pensione, un’ulteriore forma di buonuscita che si va a sommare al trattamento di fine rapporto.

Ma da domani in avanti non potrà più essere così: l’innalzamento dell’età media della popolazione ha prodotto l’inevitabile innalzamento dell’età pensionabile. Si sono contemporaneamente ridotti i trattamenti pensionistici di base e l’accesso alla professione si è diradato. Tutti fattori che impongono, lo ripetiamo soprattutto alle nuove generazioni, l’idea di mettersi al riparo con una pensione complementare che integri la pensione dell’INPGI e possa in qualche modo garantire un tenore di vita dignitoso durante gli anni della vecchiaia.

Per ottenere questi obiettivi sarà decisivo il ruolo che il nuovo consiglio di amministrazione riuscirà a esercitare. Non siamo legati a patti che poi ci faranno rinnegare quello che vi stiamo dicendo, non facciamo promesse che non possiamo mantenere.

Il nostro impegno se saremo eletti: far rendere meglio il Fondo

Il nuovo Consiglio di Amministrazione insieme al nuovo Collegio Sindacale dovrà garantire una più intensa iniziativa di programmazione e di controllo sulla gestione finanziaria delle risorse accumulate, finalizzata all’ottenimento di migliori performance nei rendimenti.

E infine bisognerà, in una fase di rilancio della comunicazione che non può non caratterizzare almeno la componente “giornalistica” del nuovo consiglio di amministrazione, rendere ancor più noto a tutti, iscritti e “iscrivendi”, che la contribuzione al Fondo complementare è assistita da benefici di detassazione particolarmente apprezzabili, tale da costituire un motivo ulteriore di scelta a favore di questo istituto che, siamo convinti, avrà un ruolo futuro sempre più incisivo per la categoria e la tranquillità dei suoi iscritti. Bisognerà anche fare pressione sulle aziende perché invitino i loro dipendenti ad iscriversi.

Sarà infine utile, appena la normativa lo permetterà, aprire la possibilità di iscrizione al Fondo anche ad altre categorie cominciando da quelle che operano nel settore dell’informazione.

Trasparenza e controllo

Grazie al nostro contributo, la gestione del Fondo è diventata più trasparente. Ma non è sufficiente. Occorre dare conto ai colleghi di quanto facciamo nei consigli di amministrazione. Ad esempio la morosità di alcuni editori è cronica e i colleghi non lo sanno. Dobbiamo recuperare il denaro del loro debito per impedire che si finisca come con la ex fissa e  con un altro disastroso contratto, che potrebbe danneggiare il Fondo.

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