INPGI/Il caso Camporese e lo stato dell’informazione in Italia

Massimo Alberizzi
Massimo Alberizzi
In un post che riporto
qui sotto, pubblicato nella sua pagina FB, il vicepresidente dell’INPGI, Paolo Serventi Longhi, ex segretario della Federazione Nazionale della Stampa, pone due riflessioni interessanti. Se i fatti su cui sono basate sono veri, mi sento di condividere anch’io la prima.

Innanzitutto Serventi Longhi si domanda perché per mesi Camporese non abbia potuto prendere visione degli atti del processo che lo riguarda. Ha ragione Paolo a denunciare una violazione delle garanzie di chi oggi è imputato di truffa ai danni dell’ente che dirige.

Diversa la seconda riflessione sullo “stato dell’informazione in Italia”, che però lo stesso autore definisce “personale e quindi opinabile”.

Caro Paolo, lo stato dell’informazione è pessimo anche perché i leader dei giornalisti sono inchiodati alle loro poltrone burocratico-sindacali, perché i loro segretari generali con una piroetta saltano dalle posizioni di capi del sindacato al consiglio d’amministrazione della Rai. L’ex segretario generale della FNSI avrebbe dovuto essere gentilmente accompagnato alla porta dopo aver accettato l’incarico alla radio televisione di Stato. Invece è ancora iscritto e dispensa consigli ai nostri sindacalisti. Per non parlare degli ex segretari dell’USIGRAI che diventano vicedirettori. E’ normale tutto questo?

Io però aggiungo una terza riflessione: perché l’INPGI si rifiuta di rendere pubblico il verbale della seduta in cui il Consiglio d’Amministrazione ha deliberato un taglio delle pensioni? E perché nega l’accesso al testo integrale della delibera relativa?

Paolo Serventi Longhi

E’ vero che gli atti del CdA sono riservati, ma la richiesta di trasparenza è arrivata da 160 colleghi pensionati e attivi. Non è un dovere tassativo dei consiglieri tenere tutto segreto lasciando trapelare solo quello che fa comodo a qualcuno.

Allora un’altra domanda è d’obbligo: per Camporese e Serventi Longhi, con l’INPGI nella bufera, è più importante la verità o la “ragion di Stato”?

E mi tocca ribadire un’altra richiesta: dimettetevi in blocco, state portando un grande discredito ai giornalisti e al giornalismo di questo Paese.

Massimo A. Alberizzi
malberizzi@senzabavaglio.info

Questo è il post di Paolo Serventi Longhi:

“La vicenda che vede coinvolto il presidente dell’ Inpgi Andrea Camporese, accusato da un Pm milanese di truffa ai danni dell’Istituto e di corruzione, mi inducono a due preoccupate riflessioni. Acquisito che naturalmente il rispetto dell’attività dei giudici, pm, gup o collegio giudicante che sia, non può essere messo in discussione, appare singolare che Camporese, dopo l’avviso di reato, per mesi sia stato messo nell’impossibilità di conoscere gli atti che lo riguardavano.

Ancora più singolare è che il Presidente dell’Inpgi abbia appreso della presunta richiesta di rinvio a giudizio solo da alcuni organi d’informazione, senza che sia stata ancora fissata l’udienza preliminare.

La seconda riflessione è riferita allo stato dell’informazione in Italia e anche questa è del tutto personale e quindi opinabile. È mai possibile che delle varie (ad oggi ancora presunte) richieste di rinvio a giudizio faccia notizia, tanto da meritare titoli e pezzi, solo quella ad Andrea Camporese senza che venga citato nessuno degli altri destinatari?

Comunque complimenti ad alcuni colleghi che hanno diffuso la presunta notizia, uno scoop che farà epoca, senza che il giudice abbia fissato l’udienza e l’ interessato, quindi, ne sia stato informato. E, come vedete, mi astengo dall’entrare nel merito delle accuse…”

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