7 ottobre: giornata nera per il sindacato: tutto crolla e i leader litigano sui posti

Nella pagina facebook di Informazione@Futuro Paolo Butturini racconta quello che è successo ieri in Consiglio Nazionale della FNSI. Mancano alcuni dettagli, ma sono poca cosa rispetto alla sua ricostruzione corre

https://www.facebook.com/notes/paolo-butturini/che-cosa-%C3%A8-successo-oggi-al-consiglio-nazionale-della-fnsi/10208039544372644

Io vorrei però aggiungere alcune considerazioni che possono essere utili ai colleghi per capire e analizzare meglio la situazione. Il titolo della giornata di ieri comunque si può condensare così: “Trasparenza zero!”

Massimo Alberizzi in Liberia
Comincio dall’aria che si respirava ieri nella sala del Consiglio Nazionale della FNSI. Sembrava Bisanzio. I barbari sono alle porte e i generali, senza più le truppe, che li hanno abbandonati, litigano tra loro su chi deve indossare la toga di ermellino. Una situazione di emergenza, con il pericolo nelle redazioni (come i barbari alla frontiera), con tutto che si disgrega e frana, richiederebbe un’unità di intenti, una forte volontà di provocare una reazione comune per evitare la catastrofe. Invece, incuranti di quanto sta accadendo, i dirigenti sindacali si rinchiudono nelle stanze del potere, rinunciano alla trasparenza e cominciano a litigare tra loro.

I consiglieri nazionali che non sono entrati nel salone delle riunioni, facendo mancare il numero legale (pessimo esempio di falsa democrazia), erano stipati nelle stanze e stanzette laterali: discutevano sui candidati. Qualcuno usciva stufo e schifato e mi riferiva con un certo disgusto di che cosa si stesse cianciando là dentro.

La riunione è cominciata con un anatema del segretario Raffaele Lo Russo rivolto con tutta probabilità a Paolo Butturini, per altro mai espressamente citato per nome e cognome: “Basta con i veti, basta con i ricatti, basta con la vostra arroganza”.

Il riferimento era alla mancata candidatura di Beppe Giulietti, impallinato da quelli che si dicevano a lui più vicini. Le voci di corridoio – piene di veleni e di sospetti – indicano Butturini come killer di Giulietti. Non è vero. A criticare la scelta dell’ex vicesegretario della Federazione come possibile presidente sono stati coloro che temevano la sua indipendenza e la competenza. Giulietti, per esempio, non avrebbe mai permesso che fosse organizzato un referendum farsa come quello gestito da Franco Siddi e Giovanni Rossi sull’ultimo contratto (una vera presa in giro dei colleghi e della loro intelligenza) o non avrebbe mai accettato un accordo sull’Equo Compenso come quello che è passato allora e ha tradito i colleghi liberi professionisti. Giulietti avrebbe garantito quella vera trasparenza, necessaria per rilanciare un sindacato in coma.

Raffaele Loruusso
Raffaele Lorusso

La bocciatura di Giulietti, attribuita dolosamente a Butturini, evidenzia ancora una volta come la maggioranza che governa il sindacato non rinuncia ai suoi vizi, tra i quali quello di spartirsi sedie, poltrone e divani non con un processo democratico e trasparente, ma con trattative private tra gruppi e gruppetti dove regna il metodo inconfessabile del “io do un posto a te e tu dai un posto a me”.

Ieri fuori dalla stanza in cui la maggioranza discuteva vagavano diversi colleghi, alcuni disperati che si chiedevano del perché non si potesse discutere di candidati e delle loro caratteristiche in pubblico e invece si dovesse tramare tutto in privato.

Alcuni risvolti sono stati francamente deprimenti, come quelli di quanti erano più preoccupati sul destino della “ditta”, per dirla con Bersani, piuttosto che di quello dei tanti colleghi che cercano di non annegare nel dramma delle redazioni depauperate e falcidiate da una politica sindacale sciagurata.

Una collega che giudico intelligente, preparata ed è, cosa che non guasta mai, simpatica, commentava: “Il contratto non va bene, i dirigenti sindacali stanno dando uno spettacolo indecente, stanno massacrando le redazioni e nessuno interviene”. Ma poi concludeva: “Io faccio parte della maggioranza e voterò per la maggioranza”. Mi ha fatto trasecolare: non è consapevole che viaggiare a 100 all’ora sapendo di andare a sbattere contro un muro è suicidio puro.

In quelle stanze si discuteva di linea politica, di proposte sindacali, di nuovi orizzonti dell’informazione? No, no, no non pensate cose intelligenti, per favore. Un dibattito del genere avrebbe potuto tenersi tranquillamente pubblicamente. Si discuteva solo a chi assegnare quella poltrona e a cosa offrire in cambio a chi rinunciava. Complimenti a Butturini: non ha ceduto a lusinghe e minacce.

Franco Siddi
Stefano Tallia, RAI e capo della Subalpina, ha sottolineato che lui non ha mai candidato Alessandra Mancuso alla presidenza della FNSI, come ho scritto nella mia ultima nota (e quindi questa vuole essere una rettofica). Ma di essersi schierato contro Giulietti, perché non è corretto né conveniente che un collega che viene da lontano, dirigente della FNSI una ventina d’anni fa, e poi ex parlamentare, torni alla presidenza del sindacato, anche perché confermerebbe agli occhi dell’opinione pubblica che fra giornalismo e politica vi è una contiguità ineluttabile.

Naturalmente nessuno si è sognato di criticare l’evidente eccessiva contiguità tra la politica e l’ex segretario della Federazione della Stampa Franco Siddi, nominato dal PD di Renzi consigliere d’amministrazione della RAI. Eppure in molti ieri nei corridoi svogliati della Federazione giocavano sul fatto che il vero fruitore di quell’Equo Compenso, negato ai freelance, è stato proprio Franco Siddi, passato dal sindacato direttamente al padronato.

Una nomina che non ha fatto indignare nessuno dei leader sindacali. Perché? Probabilmente – e questa ipotesi che sto formulando mi spaventa e di deprime – perché molti professionisti del sindacato che non hanno mai difeso i colleghi più deboli, ma piuttosto si sono schierati nei fatti con gli editori, sognano un bel posto al sole – come quello assegnato a Siddi – come logica conclusione della loro carriera.

La giornata di ieri si è conclusa così: con trattative segrete nelle stanze del potere sindacale. Intanto, nelle redazioni si fa fatica a sbarcare il lunario, i cococo e i pensionati impiegati al desk proliferano e liberi professionisti un compenso equo se lo sognano.

Massimo A. Alberizzi
Senza Bavaglio
malberizzi@senabaavglio.info
twitter @sbavaglio

Roma, 8 agosto 2015


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