Caso INPGI/SOPAF Per tutelare l’istituto Camporese deve dimettersi

La cosa che più sconcerta nella vicenda INPGI/SOPAF è l’atteggiamento tenuto dalla FNSI. Non una parola, non un commento. Il perché è chiaro: l’INPGI mantiene il sindacato versando alla FNSI e alle associazioni regionali poco meno di due milioni e mezzo di euro. Senza quel contributo il sindacato sarebbe costretto a dichiarare forfait. Eppure le conseguenze dell’affaire INPGI/SOPAF potrebbero essere catastrofiche per il nostro istituto di previdenza, il commissariamento, la chiusura e infine l’accorpamento all’INPS.

Il presidente Andrea Camporese si è sempre proclamato innocente e, fino a prova contraria, noi gli crediamo ma quello che ci saremmo aspettati è un passo indietro, cioè irrevocabili dimissioni che sgombrassero il campo da sospetti e illazioni.

Invece Camporese è rimasto al suo posto imperterrito. Ora, quindi, ci vediamo costretti noi a chiedere le sue immediate dimissioni.

Camporese, tra l’altro, ha violato pesantemente lo statuto dell’INPGI, quando si è rifiutato di indire le elezioni suppletive per sostituire due colleghe scomparse, una in Lombardia e l’altra nel Lazio, che sedevano in Consiglio Generale.

Il ministro Lupi si è dimesso pur non avendo ricevuto un avviso di garanzia ma essendo solo stato sfiorato da accuse che riguardano il direttoregenerale del suo ministero.


Occorre distinguere due piani: quello giudiziario, i cui risvolti, le cui conseguenze e le eventuali condanne e assoluzioni vanno lasciate ai giudici, e quello etico, su cui abbiamo il dovere di intervenire per tutelare l’onorabilità dell’Istituto e i diritti dei suoi iscritti: la quasi totalità dei giornalisti italiani.


Sappiamo perfettamente che nessuno va condannato prima di una sentenza. Noi chiediamo a Camporese di rassegnare le dimissioni non perché è stato raggiunto da un avviso di garanzia, ma perché, come ha spiegato benissimo il sindaco dell’INPGI Pierluigi Franz, ha tenuto segrete ai sindaci e al CdA alcune notizie di grande rilevanza e importanza, che non hanno permesso a quel Consiglio d’Amministrazione in carica nel 2009 di prendere decisioni accuratamente ponderate. Un uso del potere spregiudicato e autoritario e un comportamento parziale e ingiusto uguale a quello tenuto per impedire le elezioni suppletive in Lombardia e nel Lazio.


Ancora più gravemente irrispettoso il comportamento di Camporese se risultasse rispondente a verità la voce che circola insistente secondo cui il Consiglio d’Amministrazione dell’INPGI sta cercando di modificare lo statuto per permettere al presidente un terzo mandato di 4 anni.

Se ciò fosse vero, sarebbe un disastro per tutta la categoria. In Inghilterra i ministri si dimettono per molto meno e senza essere accusati di aver commesso alcun reato.

Senza Bavaglio

 

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