Le banche mettono già le mani avanti

Il giorno stesso dell’annuncio del QE di Draghi i responsabili delle due maggiori banche italiane hanno fatto dichiarazioni che la dicono lunga sulla pretesa efficacia sull’economia reale della manovra.

Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit: “L’effetto sull’economia non può essere immediato, naturalmente. A questo punto saranno decisivi il piano di investimenti dell’Unione Europea e le scelte dei governi nazionali per rilanciare la crescita. Toccherà a loro mettere in campo politiche che affianchino la scelta di Draghi(Corriere della Sera del 23 gennaio).

Messina, amministratore delegato di Intesa San Paoloavendo liquidità ABBONDANTE (maiuscolo mio) non abbiamo bisogno di vendere titoli in portafoglio per erogare i 35 miliardi di nuovo credito previsti per il 2015. Naturalmente se la domanda di credito dovesse aumentare siamo prontissimi a servirlo e se necessario a ridurre il nostro portafoglio di titoli di Stato” (Repubblica del 23 gennaio).

Entrambe le dichiarazioni vogliono comunicare la stessa cosa: non si creda veramente che ora quella maggiore liquidità andrà a incrementare i finanziamenti all’economia reale. In particolare con la prima viene precisato che l’eventuale ripresa è legata alle decisioni dei governi e delle autorità europee in tema di investimenti, e non a un’improbabile espansione autonoma dell’attività creditizia. La seconda testimonia una cosa già ampiamente nota agli operatori, e cioè che la liquidità giacente presso le banche è già di gran lunga eccedente rispetto alle esigenze dell’economia reale, e che quello che manca è la “domanda” di credito e non l’offerta; ovviamente la domanda “sana” legata a nuovi investimenti o al’espansione dell’attività produttiva. Tra parentesi: ricordiamoci queste dichiarazioni quando le banche vorranno la garanzia statale per liberarsi dei crediti dubbi e la “giustificheranno” con l’esigenza di “avere liquidità per aumentare il credito”.

I media sottolineano l’accoglienza entusiastica delle borse quale prova della giustezza della manovra. Ma … ci mancherebbe altro! Quella liquidità verrà utilizzata proprio per speculare in borsa e sui cambi, lo ha capito in anticipo la banca centrale svizzera che infatti è corsa ai ripari in anticipo, è naturale che lì si brindi. Per quanto riguarda poi gli effetti sul cambio con il dollaro, NELLE ATTUALI CONDIZIONI GENERALI, ne beneficeranno soprattutto gli industriali tedeschi, i quali ringraziano sentitamente Draghi, e quindi aumenterà il surplus tedesco.

La Germania, dal canto suo, fa finta di sentirsi offesa e rincara la dose della polemica con paesi come l’Italia e la Francia. Trattasi di pura manfrina per far capire che ora si sente in credito verso queste nazioni le quali, quindi, non si permettessero di chiedere altre cose, quelle che veramente rilancerebbero l’economia europea, come aumento della spesa pubblica e dei salari tedeschi, perché in quel caso direbbe: “abbiamo già dato”.

E così abbiamo reso “creditore” morale la Germania per una cosa che, NELLE ATTUALI CONDIZIONI, non servirà a nulla per l’economia reale. Un’altra occasione persa per discutere sui problemi reali della congiuntura europea.