FNSI/ La questione morale e la disdetta di questo contratto

La questione morale
e la disdetta di questo contratto

di Massimo A. Alberizzi

Venerdì scorso 14 novembre a Firenze si è svolta una riunione informale organizzata dall’Associazione Stampa Toscana: “Verso il congresso FNSI – Associazioni ed esperienze a confronto per il cambiamento”. Il presidente Paolo Ciampi e il vicepresidente Sandro Bennucci, sono stati padroni di casa impeccabili e assai corretti.

La riunione è stata particolarmente interessante perché ha permesso di capire che nella FNSI ci sono due gruppi con interessi diversi e contrapposti: da un lato si trova chi è convinto che questo contratto sia una buona cosa e così puntella l’operato della segreteria; dall’altro c’è chi sostiene, come Senza Bavaglio, che l’accordo sia una porcata e deve essere immediatamente denunciato e disdetto.

Credo che l’intenzione degli organizzatori fosse quella di mettere a confronto idee diverse per tentare di porre rimedio alla deriva del sindacato e di costruire quindi una nuova FNSI vicina ai problemi dei giornalisti. Forse per questo la maggioranza è scesa in forze a Firenze per ripetere all’unisono che la continuità è l’unica strada per il sindacato. Per me invece significa la sua morte.

Per sostenere il contratto bidone sono arrivati a Firenze i vecchi gendarmi della maggioranza, il ligure Marcello Zinola e il veneto Chicco Ferri, una folta delegazione della Veneta, tutti giovani ma allineati alle vecchie idee, e soprattutto il candidato alla segreteria nazionale e siddiano di ferro, il pugliese Raffaele Lo Russo. C’era anche colui che mira alla presidenza della Lombarda, il bergamasco Paolo Perucchini.

Presente all’appuntamento Guido Besana, anche lui – secondo alcune voci raccolte a Roma – pretendente alla segreteria della FNSI. Il segretario della Romana, Paolo Butturini, ha partecipato con due suoi colleghi della nuova lista Informazione@futuro, Paolo Barbieri e Lazzaro Pappagallo. Per Senza Bavaglio, Nicoletta Morabito e io stesso. Ci siamo divisi in due delle tre commissioni: Nicoletta ha scelto quella sul lavoro autonomo e si è scontrata immediatamente con i veneti Refusi che hanno una specificità: sono gli unici non contrattualizzati che votano contro se stessi.

Io sono intervenuto in quella “Regole, servizi, partecipazione, rapporti con le regioni: il sindacato che vogliamo”. Ho spiegato immediatamente che il sindacato va bene così, la questione è: “I sindacalisti che vogliamo”.

Cercare di fare capire che vorremmo sindacalisti che non organizzano referendum farsa, che applicano la democrazia ascoltando le istanze della base e che non passano decenni in permesso sindacale è assai difficile. Infatti tra i miei interlocutori patrizi del sindacato, nessuno l’ha capito. Quando ho spiegato, per esempio, che nello statuto della FNSI non esistono i vicesegretari e che ora invece ce ne sono sei, sono stato guardato come un marziano. Come a Bisanzio, dove erano tutti generali mentre l’impero faceva acqua da tutte le parti, così la FNSI: crolla, ma sono tutti blasonati.

Naturalmente tutti avevano letto la nota di Senza Bavaglio sul bilancio della FNSI. Invece di scusarsi di come vengono spesi i nostri soldi (solo il 4 per cento per le vertenze il resto in viaggi, alberghi, ristoranti e negli stipendi degli impiegati) i dirigenti presenti a Firenze hanno fatto fuoco di sbarramento. Il primo a mitragliare, è stato Zinola che ha esordito sostenendo che Senza Bavaglio non può sparare nel mucchio: “Forse ci sono gli estremi per la diffamazione, fate i nomi, l’articolo non è firmato….”. Zinola, spalleggiato da altri leder regionali (ricordo il friulano Carlo Muscatello), ha applicato la regola berlusconiana: trasformare la vittima in carnefice. Ovviamente non ha contestato il contenuto di quella nota, non poteva farlo.

Gli ho spiegato delle piccole cose, banali, che un giornalista dovrebbe sapere. Il direttore del sito sono io e mi prendo la responsabilità degli articoli, specie se non firmati. Quel pezzo è un’analisi sul bilancio, non contiene accuse specifiche se non quelle di sperpero dei nostri soldi. Però ho chiesto a Zinola di querelarmi, così avremo tutti l’opportunità di andare a controllare le carte e vedere se sono stati commessi reati. Gli ho chiesto poi di procurarmi le ricevute dei taxi pagati dalla FNSI. La cifra sembra sia fantasmagorica. Forza Zinola, tirala fuori, coraggio.

Tutto un po’ ridicolo e surreale, come quando abbiamo affrontato il problema del gettone di presenza che i membri della giunta si sono assegnati, con una delibera che non è stata pubblicizzata. Ho chiesto conto del perché le somme distribuite non comparissero in bilancio, come sarebbe stato normale, e ho chiesto anche se fosse etico che Raffaele Lo Russo, cito lui solo per fare un esempio, venisse a Firenze a spese dell’associazione di Stampa Pugliese per un incontro informale qual era quello cui stavamo partecipando. (Noi di Senza Bavaglio il viaggio ce lo siamo pagato).

Spiegare che una drastica riduzione delle spese di viaggi, ristoranti, hotel permetterebbe di mettere a disposizione dei colleghi (e gratis) un pool di avvocati, è impossibile. Come i peggiori politici, i capi del sindacato non riescono neppure a capire come è grave che la giunta si sia assegnata un gettone di presenza alla chetichella, 78 euro a riunione che per i freelance diventano 100. “Io non lo prendo”, hanno urlato tutti i membri di giunta presenti all’unisono. Bene ma il punto non è questo. Il punto è che quella delibera è rimasta riservata, nessuno si è sentito in dovere di informare gli iscritti al sindacato che i loro soldi servono anche per pagare i sindacalisti.

E’ un vizio quello di retribuire chi fa sindacato, che interessa anche alcune regioni: né la Lombardia, né il Lazio, ma più sono piccoli e più arraffano. Nelle Marche, per esempio, viene pagato un gettone di presenza ai membri delle giunta dell’associazione regionale di stampa. Chissà se compare in bilancio.

E’ stato un lungo giorno quello di Firenze dal quale ho capito che realmente questi signori che hanno violentato i giornalisti e il giornalismo, che spendono i nostri soldi non per difenderci ma per consegnarci mani e piedi agli editori, che passano il loro tempo a spartirsi seggiole e poltrone vanno cacciati a calci nel sedere. Noi per cancellare questo contratto ci siamo rivolti agli avvocati. Occorre però che i colleghi si rendano conto che ci vuole una rivoluzione morale. E’ per questo che il voto per Senza Bavaglio in questa fase diventa essenziale.

Massimo A. Alberizzi

malberizzi@senzabavaglio.info

Twitter @sbavaglio

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