L’Italia è in recessione: qual è la notizia?

I commentatori si sono mostrati tutti sorpresi e preoccupati per la variazione ancora una volta negativa del nostro Pil. Non riesco a capire da dove nasca questa meraviglia. Mi si indichi un motivo, uno solo, per il quale il risultato avrebbe dovuto essere diverso.

Si dice che gli 80 euro non hanno dato i risultati attesi, ma era difficile attendersi grosse cose. A parte che la misura, se non ricordo male, è stata introdotta solo a fine maggio e il dato sul Pil si riferisce a giugno, quindi ha operato solo per un mese, a parte ancora che non sappiamo quale sarebbe stato il risultato del Pil senza quella misura, vi è il fatto importante, dal sottoscritto segnalato sin dall’inizio, che quella erogazione è stata finanziata con riduzioni di spesa e quindi al sistema economico con una mano si è dato e con l’altra si è tolto, diciamo che potrebbe essere stata keynesianamente neutra. O meglio: l’effetto sulla domanda sarà stato e sarà positivo solo se quelle riduzioni di spesa sono andate a incidere su percettori di reddito che hanno una propensione marginale al consumo più bassa di quella dei percettori della provvidenza.

Mi sembra pure patetica l’idea di chi ritiene che quegli 80 euro siano stati tesaurizzati per far fronte a future tasse. Penso che per chi guadagna 600-700 euro al mese quella delle tasse sia l’ultima preoccupazione, quindi senz’altro i soldi li ha spesi o li spenderà.

Il problema vero è che l’Italia ha un trend di lungo periodo non positivo per il continuo calo della produttività e per l’inefficienza generale del sistema, a causa di una classe politica per lo più inadeguata, e per di più corrotta.

Si dice, e lo ha ribadito anche Draghi, “bisogna fare le riforme”. E’ senz’altro vero, ma chi pensa che dalle riforme possa venire un’inversione immediata del ciclo sbaglia di grosso. Come l’attuale recessione viene da lontano, così le riforme avranno i loro effetti nel medio lungo periodo.

Quante volte negli ultimi venti anni abbiamo detto per esempio “gli effetti del berlusconismo li avvertiremo per diversi anni”. Ebbene ora sta accadendo proprio quello che avevamo previsto, quindi non so di cosa dobbiamo meravigliarci. L’Italia ha avuto come sua ultima chance il governo Prodi-Ciampi-Visco del ’96, che aveva intrapreso una seria e non demagogica azione di risanamento e di riforma, a partire dall’ingresso nell’euro, ma è stato fatto cadere prematuramente e si è preferito consegnare l’Italia ai Berlusconi e ai D’Alema. E questi sono i risultati.

Mentre in tutto il mondo si cercava di porre in essere misure adatte ai tempi e alla globalizzazione, noi passavamo il tempo a discutere e litigare di leggi ad personam, di intercettazioni, di meretrici e bunga bunga. Pensavamo che il mondo ci aspettasse, e invece correva. Abbiamo mortificato la scuola e la ricerca, risorse principali per un paese avanzato, mentre siamo stati di manica larga per opere che consentivano l’elargizione di cospicue tangenti e la crescita di imprese parassitarie.

L’inversione del ciclo nel breve termine può avvenire per l’Italia solo al traino di economie più forti. Renzi in Europa sta commettendo gli stessi errori di Monti e Letta; sta cercando di negoziare maggiore flessibilità per il bilancio italiano, impresa impossibile, se intesa per somme significative, dato il livello del nostro debito, quando invece dovrebbe investire tutta la sua forza derivante dal risultato elettorale per indurre la Germania a cambiare la politica deflazionistica al proprio interno.

Paradossalmente si sarebbe trovato oggi come alleato Weidmann, il potente presidente della Bundesbank. Quest’ultimo infatti, inopinatamente vista la sua estrazione ideologica, qualche giorno fa ha chiesto che i salari in Germania vengano aumentati più dell’inflazione per consentire ai lavoratori dipendenti di prendersi una parte almeno degli incrementi di produttività di cui invece si sono appropriati in questi anni i profitti,  e questo proprio per dare una spinta alla domanda interna.

Sembra che Wiedmann abbia letto i miei “gessetti”. Evidentemente il presidente della Bundesbank ha capito che affidare solo alla politica monetaria ogni ambizione anticongiunturale può essere estremamente pericoloso perché può creare delle bolle. Ripetiamo per l’ennesima volta: una svolta significativa al ciclo a livello europeo e mondiale può venire solo dall’aumento della domanda interna dei paesi cosiddetti virtuosi (Cina e Germania prima di tutti) attraverso un aumento della loro spesa pubblica e attraverso l’avvio di un processo di  aumento dei salari che poi dovrebbe estendersi a tutto il mondo per recuperare le sperequazioni dei decenni passati le quali sono all’origine della crisi.

La cosa strana è che non vi è stato alcun politico o commentatore italiano che abbia rilanciato la proposta di Wiedmann, segno di come il dibattito in Italia sia ancora condizionato da certi schemi proto capitalistici e da un irriducibile provincialismo. La proposta invece è stata appoggiata pubblicamente da Hollande. Di questo si deve parlare in Europa e non della dilatazione del nostro deficit che per gli stranieri, abbastanza giustamente, significa foraggiare ancora di più la corruzione.