Istat: il suo italiano posticcio falsa i dati

Il mio “gessetto” sulla povertà, pubblicato il 16 luglio, terminava con alcuni dati contenuti nel report dell’Istat. Il giorno dopo mi è sorto un dubbio, il dato complessivo della popolazione povera (26,5%, 16,6% relativa e 9,9% assoluta) mi sembrava alto, allora ho scritto all’Istituto di statistica per chiarimenti. Ebbene la risposta che mi è giunta è raccapricciante: il dato sulla povertà assoluta è un “di cui” della povertà relativa.

Vi riporto l’incipit sia del report che del comunicato stampa dell’Istat:

“Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28 mila). Le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione (10 milioni 48 mila persone), quelle in povertà assoluta il 9,9% (6 milioni 20 mila).”

Come si fa a capire da questo scritto che i poveri assoluti sono una parte di quelli relativi? Ma poi, come si fa a dire che 3 milioni 230 mila famiglie sono in povertà relativa, quando invece lo sono solo 1 milione 202 mila, perché il resto sono in povertà assoluta? Insomma il nostro istituto di statistica fornisce dei dati che vengono utilizzati da organismi nazionali e internazionali per prendere decisioni importanti e li pubblica in questo modo approssimativo, anzi falso? Si resta senza parole.

Questa volta ce ne siamo accorti, ma pensiamo quante altre volte leggiamo dati su cui non siamo in grado di esercitare allo stesso modo il nostro spirito critico e ce li “beviamo” tranquillamente con tutti i loro errori e approssimazioni.

Ho chiesto all’Istat di rettificare. Vedremo se lo farà.

Giovanni La Torre