Un paio di cose di getto sul governo renzi

Mi pare ovvio che ci dobbiamo augurare tutti che questo governo faccia bene, perché bruciarsi tre leader, di cui due tra l’altro di giovane età, in un paio d’anni sarebbe proprio catastrofico. Scriviamo questo pur consci che gli orientamenti politici e programmatici di Renzi non collimano in pieno con i nostri. In questo governo ci sono cose che lasciano ben sperare e cose che inducono a un certo pessimismo. Tra le prime per esempio la struttura snella, l’ansia di fare subito qualcosa di buono e importante. Tra le seconde, l’inesperienza evidente di alcuni ministri, la spregiudicatezza di Renzi che rischia di diventare eccessiva e renderlo simile a Craxi e Berlusconi, i due flagelli dell’Italia repubblicana, e poi la presenza di alcuni ministri che avremmo gradito che non fossero entrati.

Per esempio non ci convince il ministro dello Sviluppo Economico e delle Comunicazioni, signora Federica Guidi, ardente berlusconiana. Di lei, oltre a conoscere i rapporti d’affari con enti pubblici, ricordiamo ancora un’intervista dell’agosto 2008, quando era presidente dei Giovani della Confindustria. Alla domanda se gli imprenditori non dovessero considerare negativamente le leggi ad personam e il conflitto di interessi imperante nel nostro paese, rispondeva, come un qualsiasi peone berlusconiano: “questi sono aspetti che non importano un granché a gran parte dell’opinione pubblica” e, incalzata dal giornalista, aggiungeva: “il conflitto di interessi di cui parla lei non mi riguarda direttamente, su queste cose non do giudizi politici generali. Noi imprenditori, soprattutto piccoli e medi, siamo occupati a girare per il mondo tutti i giorni, non viviamo negli yacht e nelle ville, ma a fare il check-in negli aeroporti, siamo impegnati a trovare il modo di affrontare una competizione globale drammatica, di creare ricchezza per il paese, per le nostre aziende e per i nostri dipendenti”. La signora, poveretta!, non aveva capito di aver espresso bene proprio il motivo per cui doveva combattere i conflitto di interessi e le leggi ad personam. Perché mentre lei e gli altri imprenditori avevano il problema di “affrontare una competizione globale drammatica” c’era chi aveva risolto comodamente la questione sedendo a Palazzo Chigi e creandosi così un vantaggio competitivo sugli altri. E prima, mentre la signora e gli altri imprenditori facevano la coda ai “check-in negli aeroporti”, qualcun altro preferiva far la coda nelle anticamere dei politici e dei piduisti, sempre per crearsi dei vantaggi competitivi, senza avere il minimo bisogno di combattere con i concorrenti. Purtroppo la signora non arrivava a capire questo. Cosa ci possiamo fare? Questo è quello che passa il convento dell’imprenditoria italiana. A questo punto ci chiediamo cosa abbia spinto Renzi a imbarcare la gentile signora nella compagine governativa. E’ stato forse obbligato per placare il tic “largointesista” di Napolitano?

Ma non ci convince neanche l’ingresso di Giuliano Poletti al ministero del Lavoro. Questi è il presidente della Lega delle Cooperative, cioè dell’organizzazione che raggruppa molte imprese protagoniste nell’assegnazione degli appalti pubblici e parapubblici, e soprattutto nel campo delle “grandi opere”, cioè quei lavori per i quali l’Ue nel recente rapporto sulla corruzione denunciava che in Italia costano un “multiplo” degli altri paesi. Per noi questa nomina costituisce l’occasione per invitare Renzi, visto che è anche segretario del partito, a risolvere quest’altro conflitto di interessi, il quale sotto certi aspetti ci pare anche più grave di quello di Berlusconi. Perché quest’ultimo è legato a una persona fisica per il quale è la natura stessa che pone un limite temporale, l’altro invece trascende la vita delle singole persone.

23/2/14