Ecco come la moneta si “moltiplica”

Il fenomeno cui faceva riferimento il prof. Gallino, e di cui ho parlato nel gessetto “I nemici che piacciono alla finanza. Due”, forse (e sottolineo “forse”) si riferisce a quello che in tecnica bancaria e in economia monetaria si chiama il “moltiplicatore dei depositi”. Molto probabilmente il professore deve aver dato un’interpretazione un po’ “personale” (o non l’ha capito?) a questo concetto. Il “moltiplicatore dei depositi” vuole esprimere un processo affatto naturale, necessario. Ipotizziamo che un giovane cominci a lavorare. Alla fine del mese il suo stipendio, diciamo di 100, gli viene bonificato direttamente sul suo c/c bancario. La banca a questo punto ha 100 in più di depositi e quindi può fare nuovi prestiti per 100 meno la riserva obbligatoria di liquidità da depositare presso la banca centrale e quella eventualmente facoltativa che dovesse decidere autonomamente la banca per motivi di sicurezza. Poniamo che tutta questa liquidità di riserva faccia per ipotesi il 5%, ne deriva che la banca può concedere prestiti per 95. L’impresa che ottiene questo prestito lo usa per esempio per comprare un macchinario. A questo punto il denaro ottenuto con il prestito non va a finire in una fornace, non viene disintegrato (a parte il fatto che avviene tutto con bonifici). Infatti l’impresa che ha venduto il macchinario utilizza il prezzo incassato per pagare i suoi dipendenti, i suoi consulenti, i suoi fornitori, e tutti questi soldi i nuovi percettori non li mettono sotto il materasso ma li versano a loro volta in banca (anzi se li ritrovano già in banca, avvenendo con bonifici i pagamenti). La banca così ha la possibilità di fare con questi nuovi depositi, nuovi prestiti (al 95%) e così via il processo va avanti. Francamente non vedo cosa ci sia di scandaloso in tutto questo, anzi reputo che sia assolutamente inevitabile, è così che gira l’economia quando va bene e cresce. Cosa si dovrebbe fare? Impedire a chi percepisce dei redditi di versarli in banca? D’altra parte con la produzione e la vendita di quel macchinario acquistato con il prestito, la ricchezza della comunità è aumentata e quindi è normale che cresca anche la massa monetaria. La funzione del credito nel sistema economico è proprio questa: anticipare una ricchezza che poi grazie al credito stesso si realizzerà. Infine notiamo che sia i depositi che i prestiti sono iscritti in bilancio, i primi nel passivo i secondi nell’attivo della banca.

Quello che è avvenuto nel venticinquennio che ha preceduto la crisi non è in relazione diretta con questo fenomeno, che è assolutamente naturale e inevitabile, ma costituisce qualcos’altro di specifico. A parere di chi scrive, a un certo punto il processo si è bloccato nel suo flusso naturale, “sano”, per via della crisi di domanda dovuta alla sperequazione distributiva e alle International imbalances. Le imprese non hanno più chiesto prestiti per comprare macchinari, perché non sapevano cosa farsene, e l’eccesso di profitti/risparmi che le banche si sono trovate a gestire, conseguenza sempre della sperequazione distributiva e delle international imbalances, è stato indirizzato verso la speculazione finanziaria e immobiliare. E anche verso il credito al consumo, che così è andato a compensare l’insufficienza dei redditi disponibili. Come al solito non è stato il meccanismo di per sé a causare la crisi, ma il suo uso distorto, “necessariamente” distorto, direi, vista l’insufficienza della domanda proveniente dall’economia reale e il conseguente eccesso di risparmio inoperoso. La maggior parte dei commentatori è stato attratto da questo fenomeno esteriore, e posto alla fine della catena causale (la “finanza”) e non ha visto l’origine del tutto: l’insufficienza dei redditi disponibili da destinare al consumo, consumo il cui livello determina anche gli investimenti, con finale crollo della domanda aggregata.

Ad ogni buon conto il moltiplicatore dei depositi (e dei prestiti) non è un meccanismo che sfugge alle autorità monetarie, ed esso infatti può essere governato attraverso manovre di politica monetaria. Per esempio se si ritiene che si stia creando troppa moneta creditizia, la banca centrale può aumentare l’entità della riserva obbligatoria di liquidità da versare presso di sé o da far detenere preso le stesse banche (aumentare quel 5%), oppure imporre alle banche di comprare titoli che essa detiene in portafoglio e non rimettere in circolo il prezzo incassato, bloccando così il circolo depositi – crediti, oppure ancora disporre la non espandibilità dei crediti rispetto al valore a una certa data. Quindi non c’è la giungla totale in questo settore, almeno di per se stesso. Se una banca centrale non interviene è perché ha scelto una determinata politica monetaria. Se si ritiene che detta politica sia sbagliata, bene!, si critichi allora la politica monetaria, ma non si facciano sterili discorsi terroristici alla Tremonti e alla Gallino sulla moneta “creata dal nulla”. Va detto, sempre a parere di chi scrive, che nei lustri che hanno preceduto la crisi era impossibile governare quella liquidità, perché essa derivava da fenomeni nati nell’economia “reale”, i quali hanno prodotto l’eccesso di risparmio di cui si è detto. I critici della politica monetaria accomodante degli Usa in quegli anni, non si esprimono mai sulla fine che avrebbe dovuto fare, per loro, l’eccesso di risparmio esistente. Eccesso di risparmio che è all’origine anche dell’esasperazione dei processi di innovazione finanziaria, con la creazione di titoli ad alto rischio la cui emissione e circolazione molte volte è avvenuta al di fuori dei circuiti sottoposti alla vigilanza delle autorità monetarie. Ma anche di questo l’autorità monetaria ha la possibilità di rendersene conto, sia pure con una certa sfasatura, e provvedere, e poi comunque la cosa è rimediabile sottoponendo anche quei circuiti alla vigilanza prudenziale. Insomma quello che voglio rappresentare è che è tutta una questione di politica monetaria e di politica economica (e di codice penale per i truffatori), e quindi sono queste che vanno seguite, discusse e eventualmente criticate.

Riprenderemo il discorso sulla finanza e sui “correttivi”.

15/2/14