I sussulti di una crisi non affrontata

glatorreLe borse mondiali sono tornate a ballare, a questo si aggiunga il possibile reiterato default dell’Argentina, le difficoltà dei Brics, la persistente disoccupazione nei paesi sviluppati, l’aumento delle già gravi disuguaglianze, con masse sempre più numerose schiacciate nello stato di povertà. Tutto questo è uno stato di cose coerente con quanto fatto di concreto in questi anni per superare la crisi: quasi niente!

La maggior parte delle autorità si sono affidate essenzialmente alla politica monetaria, quando invece la crisi è stata originata, come abbiamo detto più volte, dall’ “economia reale”. Si è pensato che dando moneta al sistema sarebbero ripresi in modo consistente e duraturo investimenti, consumi, produzione; e invece quelle dosi massicce di moneta sono servite al massimo a sostenere i corsi di borsa e a tamponare le falle di finanze pubbliche scassate e di bilanci di banche traballanti.

Sicché è bastato che la Fed annunciasse che è ora di finirla con queste iniezioni di moneta perché il mondo tornasse a ballare sulle montagne russe. L’abbiamo denunciato più volte ma lo ripetiamo: in presenza di una crisi di domanda come quella che ha provocato la crisi, la politica monetaria è assolutamente ininfluente. Si possono portare anche a zero i tassi di interesse ma nessuna impresa investirà finché la sua capacità produttiva attuale è sfruttata al 60 per cento.

Urgono provvedimenti che rilancino la domanda mondiale con strumenti che attengono all’economia reale. Ogni tanto qualche voce in questo senso si leva dalle autorità che dovrebbero decidere: Obama ha più volte invitato la Germania ad aumentare la propria domanda interna smettendola con la politica deflazionistica, la Commissione europea ha avviato una procedura contro l’eccesso di esportazioni della Germania, il premier giapponese Shinzo Abe ha detto l’altro giorno a Davos di aver invitato le imprese del proprio paese ad “aumentare i salari”, Obama ha aumentato per decreto la paga minima e annunciato l’indicizzazione dei salari.

Sono tutti annunci che vanno nella direzione giusta per rilanciare la domanda, ma che avrebbero un effetto veramente efficace e duraturo se facessero parte di un programma unico e globale di ripresa, che coinvolgesse anche la Cina, cui vanno rivolte le stesse raccomandazioni indirizzate alla Germania.

E invece proprio dalla Cina potrebbero venire le preoccupazioni più forti, in quanto i profitti accumulati in questi anni di crescita impetuosa trainata dall’export, hanno creato super arricchimenti, lasciando alla popolazione solo le briciole, alimentato corruzione e montato bolle speculative che ora rischiano di esplodere

Cordialmente. Alla prossima.

Giovanni La Torre