ORDINE 2013/ Le Spigolature

ORDINE,
la vera alternativa siamo noi

Oggi tutti vogliono riformare l’Ordine,
Senza Bavaglio lo propone dal 2007

LE SPIGOLATURE DI SENZA BAVAGLIO

ORDINE/Senza pudore: ti premio e tu ti candidi

Qualche settimana fa l’Ordine della Lombardia lancia un bando:
cerchiamo tre giornalisti (carta stampata, radio e web) che vadano a
insegnare giornalismo in Africa, in Malawi, per l’esattezza. Si richiede
qualche conoscenza africana, uso corrente dell’inglese e buona
esperienza di giornalismo.

All’Ordine ricevono un bel po’ di domande e, a insindacabile giudizio,
vengono scelti tre colleghi, uno di Avvenire, uno della radio Svizzera e,
ohibò, una collega che non ha esperienza africana, non c’è traccia
del suo blog sul Fatto Quotidiano, ma guarda caso ha una grande,
grandissima qualità: è candidata nella lista della presidente Gonzales.
Quando si parla di nepotismo!

Attenzione, Chiara Merico può essere una collega bravissima,
eccezionale, con inglese madrelingua, un’attitudine sviluppata
all’insegnamento. Non discutiamo le sue qualità sicuramente eccelse.
Ne facciamo una questione di metodo. Un mese dopo averla premiata,
la presidente dell’Ordine, cioè colei che difende etica e deontologia,
la candida nella sua lista alle elezioni dell’Ordine. E’ francamente
inelegante. O no?

Non si rende neppure un favore a Chiara Merico perché viene il dubbio
che la ragazza sia stata scelta più per fedeltà di parte che per altre
attitudini. Insomma delle due cose l’una: o Chiara Merico si dimette

dal viaggio in Malawi oppure si dimette da candidato della Gonzales.
Così vorrebbe l’etica e la correttezza. Specie da una presidente che
si presenta con grande orgoglio come strenua difensore di etica e
correttezza, ci si aspetta comportamenti consequenziali. E trasparenti.

Il Nuovo c’è veramente e non si chiama né Abruzzo né Gonzales con le
loro promesse mancate e la responsabilità di mal gestione personalistica
che portano sulle spalle. Il nuovo è Senza Bavaglio, professionisti seri e
preparati.

ORDINE/L’azzeccagarbugli ci riprova

Alessandro Manzoni quando ha ben descritto il personaggio
dell’Azzeccagarbugli stava già pensando a Franco Abruzzo. I due
personaggi sono uniti da una megalomania stratosferica, Abruzzo non
ha ancora capito, nonostante l’età non più giovane, che le leggi non
sono assolute e il giudice le interpreta, che le cause già vinte si possono
benissimo perdere e che il suo non è il verbo disceso da cielo.

Qualche anno fa il condottiero Abruzzo, pontificando come se fosse alla
finestra di Piazza San Pietro (già perché si sente Papa), suggerì ai
freelance di non pagare l’INPGI 2, ma di farsi compensare dall’editore
dichiarando le prestazioni come soggette al diritto d’autore. “Lo dice la
legge” (espressione che usa sempre per giustificare le sue prese di
posizione). Un migliaio di giovani colleghi incantati dalle suadenti parole
abboccò all’amo e seguì i suoi consigli. Furono tutti sanzionati dall’INPGI
2 e costretti a pagare contributi e multe.

Capita a tutti di sbagliare. Ma lui no, imperterrito, non ha mica chiesto
scusa, non ha fatto autocritica, niente. E’ convinto di aver avuto ragione
e ancora pontifica su tutto.

Il Nuovo c’è veramente e non si chiama né Abruzzo né Gonzales con le
loro promesse mancate e la responsabilità di mal gestione personalistica
che portano sulle spalle. Il nuovo è Senza Bavaglio, professionisti seri e
preparati.

ORDINE/Credete ancora alle promesse delle sirene?

Abruzzo, Gonzales. Gonzales, Abruzzo. E le loro promesse. “Cambieremo
tutto”. Ma come tutto! Se non avete cambiato niente. E finora di tempo
ne avete avuto!

Credete ancora che cambieranno qualcosa? Come i nostri politici
giocano a chi la spara più grossa. “Difenderemo l’informazione”. Ma
perché finora non hanno difeso un bel niente. Ah dimenticavamo: le
loro poltrone e quelle dei loro compagnucci le hanno difese, eccome.
L’ultima promessa della Gonzales.
“Due mandati e me ne vado” e invece è ancora lì che spinge per essere
riconfermata.

E Abruzzo, incontrato pochi giorni fa? Domanda: “Ti candidi?”. Riposta:
“No. Ho finito non mi ricandido più. Basta così”.

E poi stessa pantomima della volta scorsa. “Mi hanno richiamato gli
amici. Non potevo sottrarmi”. Come Napolitano. Fa quasi pena poverino.
Si sacrifice per noi colleghi giornalisti che non possiamo fare a meno di
cotanta mente illustre. Leggete cosa scrive di se stesso: “Nota dedicata
agli smemorati.

In dieci punti riassunta l’azione sociale e riformatrice svolta da Franco
Abruzzo alla testa del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti della
Lombardia dal 15/5/1989 al 7/6/2007. Giustizia per i soggetti deboli,
formazione e deontologia le stelle polari di una presidenza unica e
irripetibile a livello nazionale”.

Unica e irripetibile. Ir-ri-pe-ti-bi-le, cioè che non si può ripetere.
Quindi è bene lasciare a casa Abruzzo, tanto non può ripetersi. Altro che
alla presidenza dell’Ordine.

Il Nuovo c’è veramente e non si chiama né Abruzzo né Gonzales con le
loro promesse mancate e la responsabilità di mal gestione personalistica
che portano sulle spalle. Il nuovo è Senza Bavaglio, professionisti seri e
preparati.

ORDINE/Chiudere le scuole

Le scuole sono un business che coinvolge decine di giornalisti chiamati
a insegnare, spesso materie che non conoscono neppure. Sono una
fabbrica di chimere e di illusioni per tanti giovani che sperano – pagando
spesso rette vergognose -di poter accedere a uno dei lavori più
affascinanti del mondo.

Senza Bavaglio sostiene che le scuole vadano chiuse. O meglio
volete tenerle aperte? Bene, allora non siano autorizzate a rilasciare
certificazioni di praticantato.
Ritornino a casa i “cattedratici” pagati profumatamente e lascino
l’insegnamento alle università, rigorosamente senza la possibilità di fare
praticanti.

Spezzare uno dei luoghi dove fioriscono le clientele è essenziale per
rinnovare il giornalismo. Gli studenti usciti dalle scuole vengono
utilizzati dagli editori per avere forza lavoro a basso prezzo e questo
è inaccettabile. La classe giornalistica che governa le istituzioni dei
giornalisti sta mandando il giornalismo al macero. Diciamogli no.

Vota la lista di Senza Bavaglio

MILIONI NEI CASSETTI DEGLI ORDINI DEI GIORNALISTI

di Romano Bartoloni
Presidente del Sindacato cronisti romani

Quarantamila giornalisti negli USA, 37 mila in Francia segnano le
mutazioni epocali del mondo dell’informazione/comunicazione. Da noi
110mila con il tesserino dell’Ordine composto dalla metà di fantasmi, da
un terzo di dinosauri in via di estinzione, e dall’altro terzo di sottopagati.
Un OdG che sopravvive fuori del mondo, accumulando, senza frutto e
costrutto, milioni di euro spremuti agli associati (senza distinzioni tra
contrattualizzati, precari a due euro a pezzo e disoccupati) persino con la
complicità di Equitalia.

E, intanto, la categoria è sempre più povera e stremata dalla dilagante
disoccupazione, E tormentata dalle voglie liberticide del sistema dei
poteri con il digitale facile. L’INPGI rischia la pelle per il tracollo dei

contributi previdenziali di migliaia di posti di lavoro volatilizzati, e ha
prosciugato le riserve proprie e i fondi pubblici sotto le bombe del
ricorso a valanga agli ammortizzatori sociali. La FNSI non sa più a chi
dare i resti, ingolfata come è negli stati di crisi, e assediata dai free-
lance a paghe risibili. Senza più risorse per davvero o per finta, gli editori
piangono miseria e lasciano presagire il peggio sul rinnovo del contratto.

Mentre tanti colleghi non riescono ad arrivare alla fine del mese,
l’Ordine nazionale e alcuni regionali navigano nell’oro. Con soddisfazione
di via Parigi è stato raggiunto il record del tesoretto con gli avanzi
d’amministrazione dei bilanci arretrati: ben 4milioni 795mila 185,38.
Segue a ruota l’OdG del Lazio con 3milioni 624mila 725,82 euro. Con
la Lombardia in testa tutti gli altri di livello regionale archiviano bilanci
in attivo a livello fisiologico. Documenti finanziari faticosamente
rintracciabili nelle homepage nonostante l’evidenza sia obbligata dalla
legge sulla trasparenza delle amministrazioni pubbliche, la 150/2009.
Parzialmente la rispetta l’OdG nazionale documentando solo incarichi e
compensi.

Purtroppo, sono quattrini intoccabili e non possono essere destinati
alla solidarietà verso i colleghi a spasso, all’arricchimento culturale
e non solo all’aggiornamento professionale di routine previsto dalla
miniriforma del governo Monti, alle grandi inchieste di mercato
sui destini dell’informazione/comunicazione e dei sistemi editoriali
multimediali. Sul loro impiego se ne potrebbe discutere soltanto se
finalmente si sciogliesse l’Ordine ormai in dirittura d’arrivo elettorale per
oltre 500 posti da spartire (compresi i consigli di disciplina destinatari
della deontologia finora nelle mani dei consigli degli OdG).

La legge ordinistica del 1963, partorita ai tempi della penna bic, è piena
di muffe che la corrodono. Con i commi f e g dell’art. 20 e persino con
il dl luogotenenziale 382 del 1944, si legano le mani agli amministratori
degli OdG. Sotto l’occhio vigile del ministero della Giustizia si debbono
spendere soldi solo per il funzionamento dei consigli salvo gli strappi
alla moda sul filo del diritto per la pletora di premi giornalistici.
Altrimenti potrebbe mettere bocca la Corte dei conti, perché in teoria il
surplus finanziario dovrebbe essere restituito agli iscritti agli albi magari
sotto forma di riduzione delle quote sociali.

E allora gli addetti ai lavori come giustificano i castelletti di avanzo di

amministrazione? Al nazionale si accantona da epoca immemorabile
un fondo per l’acquisto della sede e che ha raggiunto il tetto di 3milioni
630mila. Sede che probabilmente non si acquisterà mai (ora in via Parigi
si è in locazione con l’organismo di famiglia, l’INPGI) e che, tuttavia, le
risorse vengono conservate a futura memoria. Gli altri quasi un milione
e 200mila sono destinati, come ha spiegato recentemente il segretario
Giancarlo Ghirra, alla formazione professionale diventata obbligatoria
per tutti i 110mila iscritti, centenari compresi fino a prova contraria.

Per la verità, anche in questo campo, le funzioni dell’OdG nazionale
sarebbero esclusivamente di indirizzo, mentre la patata bollente è nelle
mani degli OdG regionali (la loro autonomia è piena diversamente da
quanto avviene nel sindacato dove le associazioni sono unite dal patto
federativo nella FNSI). Peraltro, a livello europeo, si sta valutando la
possibilità di aprire la partecipazione dei corsi anche ad interventi di
terzi.

Fra gli Ordini regionali, di gran lunga il più ricco è quello del Lazio
(22mila soci, numero inferiore solo ai lombardi) con euro accantonati
per 3milioni 624mila e 725,82, più o meno la cifra messa da parte dal
nazionale, e con destinazione, guarda caso, per l’acquisto di una sede,
peraltro, senza troppa convinzione.

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