Published On: dom, Apr 15th, 2012

CASAGIT/Fini sociali o burocrazia?

C’è già l’Inpgi che in cambio di servizi amministrativi concede alle Associazioni Regionali della Stampa (ARS) cifre generose, cifre che aiutano non poco il sindacato a restare in piedi. Ma a quello dell’Inpgi si aggiunge il robusto “aiutino” targato Casagit.

La Casagit infatti versa 585.000 alla FNSI e 1.051.509 alle varie ARS, per un totale di circa 1.630.000 euro, con la motivazione ufficiale che si tratta non di regalie, ma di pagamenti per i servizi resi dalle ARS alla Casagit con la gestione e raccolta delle pratiche di rimborso. Il 4 aprile però il consiglio d’amministrazione della Casagit ha deciso di autorizzare il suo presidente a fornire alla FNSI e alle ARS, oltre alle risorse citate, anche ‘’nuove attribuzioni economiche’’: vale a dire, altri quattrini fino a un massimo di altri 350.000 euro.

Per carità, siamo tutti contenti se il sindacato è in buona salute anche economica e funziona bene, anzi più è in salute anche economica e meglio funziona più siamo contenti. Il problema però è che il nuovo “aiutino” della Casagit a quelle che sono strutture del sindacato vengono presi, cioè sottratti, da quello 0,05% che gli editori, in base all’ultimo contratto, versano dall’inizio di quest’anno alla Casagit per ciascun giornalista ‘’per il perseguimento di finalità sociali’’. Per ogni singolo giornalista si tratta di un’inezia, 2 o 3 euro al mese, che però in totale assomma a ben 600.000 euro.

Che non sono un’inezia bensì, direbbe Mario Monti, un “tesoretto”. I soldi al sindacato, sia pure in cambio di servizi, hanno una “finalità sociale”? Dipende da cosa si vuole intendere per sociale. Se i soldi venissero dati a un partito, sia pure in cambio di servizi, la finalità potrebbe essere considerata sociale? E che differenza c’è tra darli a un partito e darli a un sindacato, sia pure il “nostro” sindacato?

Ha invece sicuramente finalità sociale il fatto che la Casagit abbia in parte già utilizzato le risorse per permettere ai nostri colleghi cassintegrati di non pagarle i contributi sia nel primo che nel secondo anno di cassa integrazione. Perché non destinare invece più soldi alla detassazione delle colleghe in maternità e a maggiori rimborsi delle spese sostenute dai colleghi colpiti da malattie gravi e in aumento come i tumori e il cancro?

Aiutare un sindacato i cui iscritti calano, con la conseguenza che calano anche le trattenute in busta paga ad esso destinate, più che una finalità sociale appare una finalità organizzativa e politico-sindacale. E anche si crea un danno sociale: il sindacato infatti, se i suoi minori introiti vengono ripianati dalla Casagit, non avrà lo stimolo a porre rimedio al calo degli iscritti. Non avrà quindi lo stimolo a migliorare la propria linea e politica sindacale. Il risultato sarà solo una maggiore sicurezza per gli ormai troppo spesso burocratizzati dirigenti sindacali, ma certo non per l’intera categoria dei giornalisti.

Infine: un giornalista può anche non essere iscritto al sindacato – e purtroppo i non iscritti sono la maggioranza – ma in ogni caso gli editori lo 0,05 per cento lo versano alla Casagit anche per i non iscritti al sindacato. Che si ritroverebbero così paradossalmente a finanziare un sindacato al quale non sono e magari non vogliono essere iscritti forse per semplice menefreghismo, ma forse per ostilità verso la sua strategia.

Pino Nicotri
Senza Bavaglio
consigliere della Lombarda

 

 

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