Published On: mer, Feb 8th, 2012

Perché è indispensabile cambiare (di Ivana Zambianchi)

Nel 2011, per la prima volta nella storia dell’INPGI, si è registrato uno sforamento dei parametri contributivi. Significa che il saldo fra i contributi versati e le pensioni erogate è negativo. È un dato che ci deve allarmare, perché mina la sostenibilità nel tempo dei conti del nostro istituto previdenziale. 

Non si sottolinea abbastanza che di questo dobbiamo ringraziare la maggioranza attualmente alla guida dell’Inpgi che, di fronte alle modifiche introdotte dall’ultimo contratto in tema di stati di crisi, non ha mosso un dito per denunciarne gli effetti perversi sui conti dell’istituto. 

Al contrario, la dirigenza dell’Inpgi ha avallando nei fatti quella logica consociativa di gestione degli stati di crisi messa in atto da Fnsi – non a caso guidata da una maggioranza omogenea a quella dell’Istituto di previdenza – ed editori e che ha permesso a questi ultimi di procedere ad ampi piani di riorganizzazione che puntano a sostituire lavoro stabile con lavoro precario con pesanti conseguenze per i conti del nostro ente previdenziale. 

Meno occupazione, meno soldi per l’Inpgi e più profitti per gli editori (molti dei quali, infatti, dopo alcuni mesi dall’ottenimento dello stato di crisi, sono tornati ad avere bilanci in attivo e a distribuire utili agli azionisti): questo il risultato della politica dissennata portata avanti da Fnsi, Inpgi e Fieg, passata, evidentemente, dal ruolo di controparte a quello di alleato in nome di dinamiche il cui unico obiettivo è la spartizione del potere fra i soliti noti.
 
Come uscirne? Con una dirigenza dell’Inpgi rinnovata e indipendente dal sindacato, che difenda gli interessi dell’Istituto, cioè di tutti noi, in primo luogo sollecitando la Fnsi a promuovere già nel prossimo contratto una profonda revisione dell’attuale normativa sugli stati di crisi; una dirigenza pronta a denunciare gli abusi, in modo che tutti i giornalisti siano consapevoli delle decisioni che vengono prese a scapito delle loro pensioni; una dirigenza, infine, che, senza vendere illusioni, ma indicando con chiarezza i rischi che corre il nostro istituto di previdenza, avvii quegli interventi di riduzione dei costi e di ottimizzazione dei rendimenti che fino ad ora sono mancati e che sono invece indispensabili per riportare in equilibrio i conti dell’Inpgi. 

Ivana Zambianchi
Candidata Consiglio Generale attivi (INPGI 1)

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