STAMPA ROMANA/Una gaffe dietro l’altra

Nell’augurare buon lavoro ai nuovi dirigenti di Stampa Romana, dopo le elezioni ed il Congresso dell’autunno 2010, avevo espresso l’auspicio (e la speranza) che la forza dei loro numeri – e cioè la maggioranza schiacciante con cui i colleghi di Autonomia si apprestavano a governare il nostro Sindacato territoriale – non si traducesse in arroganza.

Troppe ombre si addensavano infatti sul nostro futuro e c’era bisogno di un sindacato forte, credibile e soprattutto lucido, in grado di affrontare al meglio le terribili sfide cui la categoria era costretta a far fronte.

Un anno dopo la situazione è ancora più fosca, mi pare. Ma purtroppo una serie di episodi accaduti di recente mi fanno pensare che Stampa Romana stia perdendo la bussola, forse perché in preda ad un deprecabile delirio di onnipotenza.

Parto dall’ultimo campanello d’allarme, che rischia di avere contraccolpi seri per il nostro sindacato, in termini di credibilità. Mi riferisco al contenzioso che oppone Stampa Romana al direttore del telegiornale de La 7, Enrico Mentana. Mentana è stato denunciato – o minacciato di denuncia, non si capisce bene – per comportamento anti-sindacale, essendosi rifiutato di dar conto nel suo TG del comunicato FNSI di sostegno allo sciopero dei poligrafici, nel quadro dello sciopero generale del 12 dicembre.

Non entro nel merito della vicenda, che mi pare assai confusa e di cui non conosco i dettagli.  Mi limito però a segnalare la stravaganza di una decisione, quella di Stampa Romana, che ha puntato il dito solo contro Mentana, quando in realtà molti altri organi di stampa, anche prestigiosi, hanno snobbato il comunicato in questione, rifiutandosi di pubblicarlo.

E allora? Perché Mentana sì ed Ezio Mauro no? E come mai poi l’iniziativa di Stampa Romana non è stata appoggiata fino in fondo dal CDR de La 7, che ha sentito invece il dovere di confermare il suo sostegno al Direttore, al punto da definire “inopportuna” e addirittura “dannosa” la decisione dei vertici di Stampa Romana?

Insomma, non so il perché, ma di sicuro c’è stato un pasticcio. Un pasticcio che rischia di minare la credibilità del nostro sindacato, in un momento in cui ci sarebbe bisogno del massimo di autorevolezza.  Altrettanto preoccupante è il contenzioso che Stampa Romana ha aperto in queste ultime settimane con il CDR del Messaggero sull’annosa questione dei collaboratori.

Anche in questo caso non entro nel merito, non conoscendone i dettagli, ma faccio notare che con il massimalismo e l’improvvisazione non risolvono i problemi: c’è il rischio anzi di fomentare pericolose contrapposizioni all’interno della categoria, di cui francamente non si sente il bisogno.

Per troppo tempo – e noi di Senza Bavaglio siamo stati i primi a denunciarlo – i vertici del nostro Sindacato hanno ignorato la scandalosa condizione dei giornalisti precari. Siamo perciò contenti che si cominci a passare all’azione, purché si sappia dove andare e si costruiscano le alleanze giuste.

Era Silvio Berlusconi a dire tutti i giorni “Ghe pensi mi”. Ma per fortuna ce lo siamo levati di torno. Di replicanti non ne sentiamo il bisogno.

Amedeo Ricucci
Membro del Direttivo di Stampa Romana