MANETTE AI GIORNALISTI/Paniz precisa

Nei giorni scorsi Senza Bavaglio ha inviato nelle sue newsletter un mio intervento intitolato “LEGGE BAVAGLIO/Opporsi duramente”, nel quale prendevo di mira la proposta di legge riguardante le limitazioni alla pubblicazione di notizie e le annesse dichiarazioni dell’onorevole Maurizio Paniz sull’utilità di arrestare i giornalisti disobbedienti.

Paniz, che di professione è avvocato, ha ritenuto di dover fare delle precisazioni con una cortese lettera privata. Che su mia richieste mi ha autorizzato a pubblicare. Eccola:

Ho visto la mail che Lei ha inviato a proposito della ‘Legge Bavaglio’ e della Sua ‘dura opposizione’. La ringrazio per avermi citato, ma, evidentemente, non è stato correttamente informato delle mie dichiarazioni, perchè, altrimenti, non avrebbe scritto l’ultimo capoverso della Sua mail.

Io ho solo detto testualmente: ‘la diffusione da parte di un giornalista (e non solo da lui) di notizie coperte dal segreto investigativo, che danneggiano la stessa inchiesta, o di notizie irrilevanti sul piano penale e dell’interesse pubblico, che debbono rimanere riservate e che ledono la privacy di un cittadino, costituisce un illecito grave, che non può non essere penalmente sanzionato in modo significativo anche con una pena edittale detentiva’.

Si tratta, dunque, di una posizione ben delimitata e ben precisa, che non può esser riferita in modo fuorviante. Quanto alla pena, ho indicato di ritenere utile quella compresa tra 15 giorni ed 1 anno di reclusione, cioè partendo dal minimo della pena detentiva, essendo peraltro noto a tutti gli operatori del diritto (e non solo) che per le pene detentive fino a 6 mesi è possibile la conversione in pena pecuniaria.

Fanno fede in maniera inequivoca le mie dichiarazioni a Radio 24, qualche giorno fa, nonché le innumerevoli interviste che sicuramente si possono recuperare in Internet, rilasciate in molte recenti trasmissioni.

Certo di aver chiarito il mio pensiero, cordialmente La saluto.

Maurizio Paniz.

Ringraziamo l’onorevole Paniz e prendiamo atto della sua precisazione, ma restiamo del parere che non sia un buon segnale ipotizzare le manette per giornalisti rei di avere pubblicato notizie. Non è un buon segnale in particolare  quando ormai la pubblicazione delle intercettazioni ha assunto il significato che ha finito con l’assumere a causa della volontà del signor primo ministro di sottrarsi alle leggi strumentalizzando perfino il parlamento e paralizzando di fatto il Paese.

 

Pino Nicotri
Consigliere generale Inpgi
Consigliere della Lombarda
Senza Bavaglio