FIRENZE/Per capirci usiamo le stesse definizioni

Si parte per Firenze con tanta buona volontà e qualcuno con entusiasmo, ma, purtroppo, con grande confusione, anche, e soprattutto, tra le figure professionali che costituiscono l’arcipelago dei liberi professionisti dell’informazione.

L’appuntamento di Firenze, nato come un incontro di tutti coloro che esercitano la professione fuori dalle redazioni  per ristabilire dignità e diritti dei giornalisti freelance, si sta trasformando in una sorta di “stati generali dei precari”.

Facciamo chiarezza invece e, soprattutto, rivalutiamo il ruolo e la dignità del giornalismo libero, quello vero “on the road”.  Nel mercato anglosassone è quello dei freelance, il giornalismo delle inchieste, dei reportage, dei video, ecc., soprattutto quello pagato davvero professionalmente.

Certo le difficoltà del mercato sono tante ma, invece di cominciare da zero dobbiamo partire da sotto zero, proprio grazie a chi ha ceduto ai ricatti, non ha opposto resistenza all’arroganza degli editori, non ha saputo difendere diritti già acquisiti.

La chiave di tutto, e ce lo siamo detti molte volte, è riuscire ad unirsi e a creare un mercato professionale esterno forte e  che permetta di vivere bene della propria professione. E’ ormai non più procrastinabile la creazione di un tariffario minimo erga omnes e inderogabile, un minimo comunque professionale e non un compenso da fame che non può nemmeno essere chiamato più compenso ma “elemosina”.

Se si fosse costituito l’Organismo di Base, certo oggi avremmo potuto già essere ad un altro livello, le famigerate Commissioni sono ripartite di nuovo dallo stesso punto, dalle stesse cose dette e analizzate almeno dieci, e forse più, anni fa. Penso, ma è solo un esempio, all’inossidabile “censimento dei non contrattualizzati”. Il primo l’abbiamo redatto dodici anni fa a Milano e l’abbiamo concretizzato in un volumetto distribuito ai direttori e ai capiredattori. Altri sono seguiti negli anni.

C’è ancora bisogno di un ennesimo censimento per capire qual è la situazione dei non contrattualizzati? L’ennesimo censimento non serve solo a gettare fumo negli occhi per far credere che si sta facendo qualcosa?

E’ giunto il momento di alzare la testa, di recuperare la nostra dignità, la nostra responsabilità. Il rispetto per il nostro lavoro comincia dal rispetto verso noi stessi e verso la nostra professionalità.

E’ incredibile, ma dopo tutti questi anni le nostre istituzioni non hanno ancora capito che esistono i veri freelance, i freelance per scelta e non sanno come  difenderli. Un grande equivoco che noi, per la verità, abbiamo da anni cercato di chiarire con la nomenclatura delle “definizioni”, una tabella scritta al congresso di Senza Bavaglio in Trentino. Dalla mancata chiarezza e dalla confusione tra precari, freelance, disoccupati nasce buona parte del disastro del mercato di oggi .

Vediamo, prima dell’appuntamento di Firenze, di fare un po’ di chiarezza:

1 –  Freelance (una parola sola) sono i giornalisti che hanno scelto la libera professione. L’assunzione non è tra i loro obbiettivi primari. Ci sono freelance professionisti e freelance pubblicisti. Esercitano la professione giornalistica come attività continuativa esclusiva o prevalente, anche con soggetti diversi sulla base di rapporti autonomi.

2 – Disoccupati sono coloro che hanno perso un lavoro stabile e vanno aiutati a rientrare in una redazione. Per vivere fanno i freelance ma non si considerano tali perché la libera professione non è una scelta ma una strada obbligata.

3 – Precari sono coloro che hanno (o hanno avuto) contratti a termine ma vorrebbero trasformarli in un contratto a tempo indeterminato.

4 – Stagisti sono coloro che fanno un periodo di tirocinio presso una redazione. Devono imparare e quindi hanno bisogno di un tutor o comunque di qualcuno che insegni loro il mestiere. Non devono sostituire un giornalista assente, non devono fare il lavoro in supplenza di qualcuno, né essere inseriti nei turni.

5 – Collaboratori occasionali sono coloro che svolgono attività giornalistica in modo saltuario o comunque non prevalente. L’attività pubblicistica serve solo ad arrotondare i loro introiti che provengono da un altro lavoro.

6 – Abusivi sono tutti quelli che lavorano nelle redazioni e svolgono un lavoro di redattore ordinario o addirittura caposervizio, in totale violazione delle norme, al di fuori di ogni legalità.

Ovviamente queste definizioni si possono cambiare e rendere più precise. Il loro scopo è solo quello di permettere di capirci bene quando parliamo o quando scriviamo di libera professione giornalistica.

 

Simona Fossati
Consigliere di Amministrazione INPGI 2
Unione Sindacale Giornalisti Freelance