SINDACATO/A Firenze si deve lavorare per ottenere, non per chiedere!

Non si sa ancora cosa accadrà a Firenze il 7 e l’8 ottobre, ma una cosa è certa: perché succeda qualcosa di concreto, si dovrà fare qualcosa di tipicamente poco italiano: prendere delle decisioni forti. Certo noi giornalisti non siamo gente da “indignados”. Però l’alternativa è il solito mix di baccano e illusione abbondantemente sperimentato negli ultimi quindici anni. I risultati, disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti.

“Giornalismi e Giornalisti – Libera stampa liberi tutti” si pone l’obiettivo di ridare una dignità ai professionisti dell’informazione. Lodevole, ma ci si riuscirà? Se si limiterà a redigere il solito documento dove si chiede “che gli editori…”,  No!

La FIEG non è sorda. Non ha semplicemente voglia di starci a sentire, perché non gli interessa farlo. Sa che è in una posizione di forza grazie ai continui regali fatti dalla FNSI.

La soluzione è una. Compattare la categoria e lottare per ottenere, non per chiedere. Bisogna darsi da fare e non farci condizionare da una crisi che esiste solo perché “voluta” dagli editori, colpevoli di aver reso illeggibili per chiunque i loro giornali, e accettata come ineluttabile dal sindacato! Noi, per altro, dobbiamo metterci bene in testa  che non ci possiamo lamentare e nello stesso tempo accettare 2 euro a pezzo che non bastano neanche per sopravvivere.

A Firenze bisogna chiedere una cosa semplice: il rispetto della legalità. Ai freelance vanno riconosciuti compensi onesti in tempi decenti, con l’istituzione di un tariffario dettagliato, spiegando alla politica, italiana ed europea, che risparmiando sui giornalisti significa solo danneggiare i lettori. Ai precari, va data la possibilità di non essere più tali. Va combattuto lo sfruttamento degli stagisti e l’abusivismo: non ci dovranno più essere giornalisti senza contratto in redazione. Poi bisognerà cercare di trovare soluzioni, senza tanti falsi moralismi, per gli yes-men contrattualizzati e quei pensionati che svendono la loro manodopera e magari li ritroviamo regolarmente al loro desk (che dovrebbe essere ex desk), con il sindacato che sta a guardare, come accade al Resto del Carlino: pensionati al computer sotto gli occhi vigili di un inossidabile sindacalista dirigente nazionale della FNSI.

Ma occorre un sindacato che si impegni veramente a ricercare le giuste soluzioni. Ecco una vecchia idea di Senza Bavaglio, guardata sempre con sospetto – come per altro tutte le iniziative di SB – dalla FNSI.

Nella scorsa amministrazione dell’Ordine dei Giornalisti, il gruppo di lavoro Freelance (che si scrive tutto attaccato) aveva prodotto un lavoro sul concetto di bollino blu.

Il documento (http://www.odg.it/files/documento_freelance.pdf), nel suo punto fondamentale, sostiene che occorre una norma per impedire agli editori che violano le leggi sul lavoro di accedere ai finanziamento pubblico. Una sola azione di riscossione credito, una sola causa per abusivismo o mobbing deve diventare determinante! Lo Stato non può finanziare l’illegalità. E da questo si dovrebbe partire. Gli editori ragionano in euro, bene, forse così ci ascolteranno.

P.S. Noi dell’ USGF (Unione Sindacale Giornalisti Freelance) abbiamo rifiutato di far parte delle commissioni per il lavoro autonomo, e ce lo hanno chiesto in tutti i modi, perché sapevamo che non si sarebbe raggiunto alcun risultato. La dimostrazione la vedremo al convegno di Firenze, dove ancora ci si troverà a parlare di cose che ormai avrebbero dovuto essere risolte. E’ per questo che continueremo a combattere perché l’Fnsi dia a chi non è contrattualizzato un proprio Organismo di Base, e non una sterile  commissione sotto tutela dei contrattualizzati, che della libera professione non conoscono nulla. Solo con l’autonomia, la competenza e un’alleanza seria – senza alcuna subalternità – con i contrattualizzati potremo occuparci di noi stessi.

 

Fabio Gibellino
Esecutivo USGF