ORDINE DEL LAZIO/Non informare, ma schierarsi!

 

Il 26 settembre Senza Bavaglio ha dato notizia di un mio esposto contro la collega Federica Sciarelli e dell’illegittima archiviazione decisa dal Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, Consiglio del quale fa parte la stessa Sciarelli. Superata la pausa estiva, è ora di spiegare come stanno le cose.

Il mio esposto è motivato da varie deplorevoli omissioni e inesattezze riguardo la ormai trentennale vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi, il volerla far passare a tutti i costi per un rapimento e voler per giunta addossarlo al defunto pregiudicato Enrico De Pedis accreditando man mano “supertestimoni” che di super hanno solo la faccia di bronzo.

Su consiglio di alcuni colleghi ho anche segnalato alcune puntate di “Chi l’ha visto?”, il programma condotto dalla Sciarelli,  al Comitato Processi Tv presso l’AGCOM (acronimo di Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), vale a dire al comitato che vigila sulle trasmissioni televisive che si occupano di processi giudiziari.

Quello che segue è il testo della raccomandata con la quale il collega Bruno Tucci, presidente dell’Ordine del Lazio, mi comunica l’archiviazione. Vi prego di notare che la raccomandata è su carta intestata che sotto il logo dell’Ordine del Lazio mette ben in evidenza la scritta “Ente di diritto pubblico – Legge 3 febbraio 1963, n. 69”. Si tratta infatti proprio della Legge che il Consiglio del Lazio si è messa sotto i piedi! Infatti, l’articolo  l’art. 49 di tale legge stabilisce testualmente e tassativamente quanto segue: “Competenza. La competenza per il giudizio disciplinare appartiene al Consiglio dell’Ordine presso il quale è iscritto l’incolpato.

Se l’incolpato è membro di tale Consiglio il procedimento disciplinare è rimesso al Consiglio dell’Ordine designato dal Consiglio nazionale”.

Federica Sciarelli fa proprio parte del Consiglio del Lazio, che quindi aveva l’obbligo di legge di limitarsi a trasmettere il mio esposto al Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. E invece… siamo in Italia e non è solo Berlusconi ad approfittarne.

Ecco il testo della lettera che ho ricevuto:

“Nella riunione del 15 luglio 2011 il Consiglio ha esaminato il Suo esposto contro la collega Federica Sciarelli. All’unanimità (tranne la stessa Sciarelli che ha abbandonato la riunione) ha deciso di archiviare il caso perché ha ritenuto che nella circostanza non siano state violate le norme deontologiche. In particolare, nel suo esposto, Ella difende Enrico de Pedis, detto Renatino, appartenente alla Banda della Magliana e lamenta un comportamento scorretto da parte di Federica Sciarelli e dei familiari di Emanuela Orlandi, in particolare della sorella Natalina.

Federica Sciarelli si schiera invece decisamente a favore dei familiari della ragazza scomparsa, considerandoli delle vittime. Per il Consiglio questo corrisponde al diritto di cronaca, e dunque la posizione di un programma, che tra l’altro si occupa di scomparsi, non può essere considerata violazione deontologica.

Cordiali saluti.

IL PRESIDENTE (Bruno Tucci)”.

Bene. O meglio: male. Malissimo. A parte la prosa non sempre limpida, l’intero Consiglio del Lazio e il suo presidente in persona ci tengono dunque a far sapere che:

– 1) possono calpestare la stessa legge istitutiva dell’Ordine, citata nella sua carta intestata!;

– 2)  è “diritto di cronaca” avvalorare le panzane più smaccate, tacendo particolari importanti;

– 3)  i giornalisti non sono pagati per informare, ma per “schierarsi”. Nella fattispecie, la Sciarelli è pagata dunque dalla Rai NON per informare a tutto campo, ma per “schierarsi decisamente a favore degli Orlandi”.

– 4) la presunzione di innocenza vale per i Berlusconi, i Dell’Utri, i Prodi e i D’Alema dei casi Sme e Telekom Serbia, vale anche per i condannati eccellenti, ma NON vale per chi, come De Pedis, è stato assolto per non avere commesso il reato di associazione a delinquere e quindi è illegittimo dire che era della Banda della Magliana, anzi un suo capo se non “il capo”. Ne so qualcosa io, che il 7 aprile 1979 mi vedi recapitare un mandato di cattura semplicemente demenziale: ero accusato di essere uno dei rapitori di Moro e degli strateghi delle Brigate Rosse, Prima Linea e Autonomia Operaia. Il tutto senza uno straccio né di prova né di indizio, ma con molti “eroici” articoli de L’Unità e Tg che facevano a gara a inventare le “prove” più fantasiose. Me la vacai con tre mesi di carcere e un “abbiamo scherzato” finale. Come è noto, la storia si ripete: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”. Ora, col caso Orlandi/De Pedis siamo alla farsa.

Da notare che per poter fare ricorso contro quella che è una decisione illegittima, molto simile ad un abuso in atti d’ufficio, ho dovuto pagare 281 e rotti euro tra Ordine Nazionale e Ordine del Lazio, più marche da 14 e rotti euro per ognuna delle quattro copie del ricorso. Che in definitiva consiste in una sola frase: “Ricorro contro la vostra decisione perché è illegittima, calpesta la legge istitutiva dell’Ordine. Dovevate e dovete limitarvi a trasmettere il mio esposto all’Ordine Nazionale”.

Insomma, Tucci&C hanno licenza di divertirsi sulla pelle altrui. Possono infatti divertirsi a prendere decisioni illegittime per farti pure sborsare più di 300 euro. Chiederò al magistrato se tutto ciò non è anche un reato.

Per non annoiarvi eccessivamente evito per ora di citare passi della mia risposta a Tucci. Semmai lo farò in seguito. Prima però darò spazio anche al collega Pierluigi Franz che, in qualità di suo membro, ha chiesto al citato Comitato dell’AGCOM di esaminare quanto prima la mia segnalazione riguardante “Chi l’ha visto?”.

Aspettiamo fiduciosi…..

 

Pino Nicotri
Consigliere generale dell’Inpgi
Consigliere della Lombarda
Senza Bavaglio