Published On: lun, Gen 31st, 2011

TRENTINO/ IL SINDACATO REGIONALE BLOCCA QUATTRO ASSUNZIONI E PERDE AL TAR

Ho sempre pensato che il ruolo di un sindacato fosse quello di difendere il lavoro e il diritto. Invece, ho scoperto che nella Fnsi si opera anche contro il lavoro e contro il diritto.

 

E’ successo in Trentino Alto Adige, ma è accaduto lo stesso in Emilia Romagna. Potenza di un giornalista emiliano che si chiama Claudio Visani, è consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti (oibò) ed è riuscito a far impugnare al Tar delle due regioni ben due concorsi, uno bandito dal Consiglio provinciale di Trento, l’altro dell’Università di Bologna.

Il peccato dei due enti? Aver richiesto una laurea per poter ricoprire posti di lavoro che oltre ad una consolidata esperienza giornalistica richiedono, come ovvio, un minimo di certificazione culturale. Proprio così. E sì che in questi anni è maturata una riforma dell’Ordine e dell’accesso alla professione che richiede la laurea per potersi fregiare del titolo di giornalista.

 

Era così palese, l’infondatezza delle pretese, che il Tar, in Trentino Alto Adige, ha respinto il 26 gennaio il ricorso del Sindacato e di Visani, condannandoli in solido al pagamento di 5000 euro oltre all’Iva, le spese e altri spiccioli (sentenza 20/2011). I motivi? ecco cosa scrivono i giudici:

 

1) “Difetto di legittimazione del Sindacato dei giornalisti trentini. Invero, la contestazione dei requisiti fissati dal bando di concorso non risponde all’interesse della generalità della categoria, poiché tali requisiti non sono escludenti per l’intera categoria, ma solo per coloro che ne sono privi. Tali requisiti, infatti, potrebbero essere posseduti da un certo numero di iscritti al Sindacato i quali, perciò, avrebbero interesse alla loro conservazione e non alla loro caducazione” (e infatti gli altri 4 concorrenti tali requisiti li possedevano, ndr)

 

2) “L’impugnativa proposta dal Visani, che è stato escluso per il mancato possesso di tale requisito ((la laurea, ndr) ma non degli altri requisiti, alla contestazione dei quali non ha, quindi, alcun interesse, è divenuta improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione. Infatti egli, dopo l’esclusione, è stato ammesso con riserva al procedimento selettivo e si è classificato al quinto posto, in posizione non utile per l’assunzione”. (Perché diamine, allora, il sindacato ha deciso comunque di impugnare il concorso?, ndr)

 

3) “Nel merito, peraltro, il ricorso è infondato poiché le controverse previsioni del bando che prescrivono la laurea, nonché gli altri requisiti, ulteriori rispetto alla semplice qualifica professionale di giornalista, ma previsti dall’art. 11 del regolamento organico del Consiglio provinciale, sono coerenti col principio di buon andamento, in quanto elevano il livello di professionalità richiesto normalmente ad un giornalista.

 

Tali previsioni, inoltre, non sono affatto illogiche in quanto al giornalista assunto dal Consiglio provinciale sono attribuiti, dall’art. 11 del citato regolamento organico, delicati compiti di “cura e responsabilità delle pubblicazioni, delle comunicazioni e dei rapporti in genere con la stampa” riconducibili alla qualifica di caporedattore. Il curriculum richiesto non appare, poi, in sé irrazionale o discriminatorio:

 

a) relativamente al requisito della laurea quadriennale, in quanto il possesso di un titolo di studio di livello universitario rivela comunque una maggiore qualificazione culturale;

 

b) relativamente al requisito costituito dal pregresso rapporto di lavoro subordinato, per otto anni come vice-caposervizio, poiché garantisce effettività e continuità di tale esperienza lavorativa”.

 

Insomma, una sconfitta su tutta la linea, che rivela anche un preoccupante pressapochismo a livello di conoscenze giuridiche da parte di un sindacato che sul diritto dovrebbe essere preparatissimo. Altrimenti, come fa a difendere i propri iscritti (che infatti non ha difeso)?

 

Ma a far specie non è solo questo: da molti anni, in Trentino , il sindacato dei giornalisti non ha nulla di ridire sulle assunzioni per chiamata e a termine (due anni rinnovabili) all’ufficio stampa della giunta provinciale, di colleghi che godono tutti della qualifica di caporedattore.

 

Perché non ha speso mai una parola contro una procedura che costringe gli assunti a fare più i portavoce degli assessori e del governatore che i giornalisti, mentre nel momento in cui viene indetto un regolare concorso (caso più unico che raro), lo stesso sindacato si presta a rappresentare al Tar gli interessi di un giornalista che non è neppure trentino, quindi neppure iscritto al sindacato regionale?

 

Ma, ancora, non è neppure questo a fare specie: il fatto è che, bloccando la procedura di assunzione successiva al concorso, il sindacato ha bloccato per quasi un anno almeno due assunzioni all’ufficio stampa del consiglio provinciale e due nuove assunzioni di giovani precari e sottopagati – di cui tanto la Fnsi si riempie la bocca, soprattutto nei congressi dove in palio ci sono posti di potere – nei giornali di provenienza dei due colleghi vincitori! E la valutazione costi-benefici, anch’essa alla base del lavoro sindacale?

 

Conclusione. Un direttivo sindacale così improvvido e impreparato (risulta che una sola collega si sia astenuta sul ricorso) dovrebbe presentare le proprie dimissioni e dedicarsi per qualche anno allo studio. Senza possibilmente dimenticarsi, prima di andarsene e di chiudere la porta, di pagare di tasca propria (e non con i soldi degli iscritti) i 7000 euro “frutto” di un ricorso infondato e che sollevava, già prima della pronuncia, il legittimo sospetto che la difesa degli interessi di categoria fosse stata piegata alla difesa di interessi troppo particolari per essere definiti “legittimi”.

 

Giorgia Cardini

Cdr de l’Adige

(e laureata in Giurisprudenza

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