Mannaia sui giornalisti che lavorano negli enti pubblici di Danilo Lenzo

La drastica e improvvisa dieta imposta agli enti locali per ridurre la spesa
pubblica metterà sul lastrico centinaia di giornalisti che vedranno i loro
compensi annuali ridotti quasi a zero.

La brutta notizia non è ancora di dominio pubblico. Il bubbone esploderà
verso la fine dell’anno quando i giornalisti che, a vario titolo,
collaborano con gli enti pubblici chiederanno di rinnovare per il 2011 i
loro contratti o comunque i loro rapporti professionali di collaborazione.


Si sentiranno rispondere che è cambiato qualcosa e precisamente che: la
manovra finanziaria ha imposto agli enti locali un taglio dell’80 per cento
delle spese per studi e incarichi di consulenza e delle spese per relazioni
pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza.

Un taglio che interessa, dalle prime interpretazioni (sempre negative e
rigide dei funzionari), anche i giornalisti che negli enti locali svolgono
diverse prestazioni professionali (esempio: redazione e coordinamento di
giornali periodici e/o gestione dei canali informativi dei siti web degli
enti).

Inserire in questo calderone i giornalisti, che come collaboratori svolgono
prestazioni professionali, è una forzatura ma di questo dovrebbero occuparsi
le associazioni di categoria (Ordine e Sindacato dei giornalisti) per
salvaguardare migliaia di posizioni di lavoro.

In diversi apparati i comuni dovranno effettuare un taglio obbligatorio
dell’80 per cento rispetto a quanto speso nel 2009. Esempio: se nel 2009 un
comune ha speso complessivamente 10 mila euro per la comunicazione
istituzionale (giornalista, periodico comunale, convegno …), nel 2011 potrà
spendere solo 2 mila euro per tutto rinunciando (soprattutto quando si
tratta di piccoli enti) a figure professionali utili come i giornalisti.

Potendo disporre solo di 2 mila euro il comune dovrà fare delle scelte
(molto limitate), per esempio tra il supporto di un giornalista e
l’organizzazione di un convegno. Invero, in ogni modo per colpa del taglio
non potrà fare quasi nulla.

Il governo l’ha venduta come scelta audace contro gli sprechi. In realtà
ancora una volta ha scaricato i problemi sulle periferie, prima riducendo i
trasferimenti statali a favore degli enti locali, dopo imponendo loro in
maniera irrazionale, ingiustificata e indiscriminata dei pesanti tagli alle
spese (utili). Il governo sta mettendo i comuni nell’impossibilità di agire,
di scegliere, di fare e questo avrà forti e gravi ripercussioni sociali. Un
sindaco, per esempio, sarà fortemente condizionato dal taglio obbligatorio
anche quando avrà la necessità di chiedere un parere legale o il parere di
un ingegnere su un importante problema urbanistico.

È questo il risultato delle disposizioni di impatto finanziario e
ordinamentale della legge n. 122 del 30 luglio 2010 che hanno convertito con
modificazioni, il decreto legge 31 maggio 2010 n. 78 sulla realtà delle
autonomie locali.

Sono state introdotte misure drastiche per il ridimensionamento di alcune
spese degli apparati amministrati, tra questi: taglio dell’80 per cento
delle spese per studi e incarichi di consulenza e delle spese per relazioni
pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza; taglio del 50 per
cento delle spese per missioni; eliminazione spese per sponsorizzazioni;
taglio del 50 per cento delle spese per attività esclusivamente di
formazione; taglio del 20 per cento delle spese per autovetture di servizio;
limite del 2 per cento del valore dell’immobile utilizzato per la
determinazione delle spese annue di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Tutti sono d’accordo sulla necessità di ridurre gli sprechi, purché i tagli
siano almeno graduali e soprattutto giustificati e non applicati in maniera
indiscriminata.

A farne le spese saranno anche centinaia e centinaia di giornalisti,
pubblicisti e professionisti, che collaborano nelle pubbliche
amministrazioni.

Lo stesso discorso vale per avvocati, commercialisti e altri professionisti.
Se i rispettivi Ordini e Sindacati di categoria si muoveranno in tempo
(entro la fine dell’anno) si potrebbero ottenere delle modifiche
migliorative in modo che i tagli non colpiscano in maniera indiscriminata e
irrazionale, sia gli enti pubblici che hanno palesemente sprecato risorse
pubbliche, sia chi gli enti che invece hanno gestito bene le risorse.
Il provvedimento del governo mina pesantemente l’autonomia degli enti locali
e per questo potrebbe essere dichiarato in più parti incostituzionale. Ma al
momento le regole sono queste: tagliare, tagliare e ancora tagliare senza se
e senza ma. Inoltre, si muove in direzione opposta alla recente normativa
che tendeva a facilitare l’ingresso dei giornalisti nelle pubbliche
amministrazioni (legge nazionale 150/2000).

Danilo Lenzo
Candidato a Milano
per Senza Bavaglio

http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=443696819579

www.usgf.it

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