FNSI/Le giravolte e i silenzi di Ferri

Per tessere le lodi dell’attuale contratto nazionale collettivo di lavoro – e ridicolizzare la proposta di Senza Bavaglio di denunciarlo subito per evitarne il rinnovo automatico in caso di probabile stallo negoziale ancor più prolungato del precedente – è di moda far circolare un articolo dello scorso giugno.

L’autore è il vicesegretario nazionale dell Fnsi, Enrico Ferri, e il titolo un po’ bucolico. – “Giugno, aumenti in busta paga” – pare la versione estiva del famoso “Settembre, andiamo. E’ tempo di emigrare” di Gabriele D’Annunzio. A differenza dei versi del “vate d’Italia”, il contenuto dell’articolo di Ferri non ha però nulla di romantico e bucolico, anzi brilla per grettezza estrema.


Ma Enrico Ferri chi? Ah, sì, quello che all’ultimo congresso nazionale della Fnsi a Castellaneta sosteneva ad alta voce l’aboliziaone degli scatti d’anzianità con la motivazione pauperistica e demagogicamente egualitaria che “gli extracomunitari gli scatti d’anzianità nella busta paga non ce l’hanno”, ammesso e non concesso che gli extracomunitari abbiano di norma una busta paga anziché un’elemosina pelosa e sfruttatrice.


Strano, però, perché l’intervento “Giugno, aumenti in busta paga” è tutto una laude degli aumenti di stipendio e dell’indennità redazionale oltre che dell’indennità di contingeza. Sì, strano, perché gli extracomunitari l’indennità redazionale mica ce l’hanno, dubito anzi che abbiano l’indennità di contingenza e gli stessi aumenti da contratto nazionale.


Se non ho capito male, anzi, in Italia cominciano ad esserci i primi scioperi nazionali dei lavoratori extracomunitari, trattati a pesci in faccia e non a redazionale e contingenza. Anzi, non hanno neppure la fissa o la ex fissa: che facciamo, la aboliamo per i giornalisti?


Il pezzo di Ferri inizia così: “Grazie al rinnovo del contratto di lavoro in vigore da 1 aprile 2009-31 fino al 31 marzo 2013,dal 1 giugno 2010 è scattata la seconda tranche di aumenti sui minimi contrattuali per i giornalisti italiani. E il 30 giugno va in pagamento anche la redazione (art. 16 Ccnl).


Una boccata di ossigeno per una categoria sotto tiro da tutti i punti di vista, che nonostante la crisi vede comunque lievitare considerevolmente (se rapportata alle altre categoria di lavoratori dipendenti) le proprie retribuzioni. Anche quelle dei colleghi delle redazioni dove non vi è il contratto integrativo aziendale che rappresentano una parte via via crescente della categoria tanto più in questa pesante fase in cui versa il settore”.


La seconda frase è poco chiara, e sicuramente il buon Ferri con la frase “va in pagamento anche la redazione” intendeva riferirsi non alla redazione, ma alla (indennità) redazionale, a volte detta molto impropriamente anche quattordicesima mensilità. Ma proseguiamo con la lettura di Ferri:


“La parte economica del contratto Fnsi-Fieg andrà in scadenza per il rinnovo il 1 aprile 2011 per il biennio 2011-2013. II minimo di stipendio del redattore con più di 30 mesi è aumentato a giugno da 1892,84 a 2017,84 euro ai quali va aggiunta l’indennità di contingenza che è di 571,87 (2.589,71) e la parte variabile della retribuzione. L’indennità redazionale del redattore con oltre 30 mesi di anzianità professionale è pari a 800,51 euro ai quali vanno aggiunti altri 800,51 (in cifra fissa) parametrata sulla qualifica. All’indennità redazionale non va sommata l’indennità di contingenza. L’aumento dei minimi tabellari che si è ottenuto con la rinnovazione contrattuale è stato pari a 265,00 € (suddiviso nel biennio di vigenza contrattuale) per la qualifica di redattore ordinario con + di 30 mesi di anzianità professionale”.


La sfilza di cifre e percentuali prosegue, per poi concludere con un’altra indicazione utile, utile anche a capirci qualcosa di più: “Le tabelle con gli aumenti sono pubblicate sul sito della Fnsi nella sezione contratti, e nel taglio basso dove il direttore della Fnsi spiega il contratto”.


Bene. Prima di chiudere con l’indicazione delle tabelle, l’auto-lode all’attuale contratto nazionale allinea due affermazioni, la prima delle quali monca o inesatta, la seconda delle quali falsa perché si attriuisce un merito altrui.


L’affermazione monca: “Se non avessimo chiuso il contratto nella primavera del 2009, oggi non avremmo un contratto e gli aumenti che alimentano non solo gli stipendi, ma anche in percentuale gli istituti della categoria Inpgi, Casagit, Fondo complementare, che sono il nostro welfare”.


L’affermazione è monca perché si tace che l’avere calato le brache sui tanto detestati scatti, portandosli per esempio da ogni biennio a ogni triennio, smagrisce non solo le buste paga, ma anche la quota di stipendio che va per l’appunto proprio agli istituti della categoria “che sono il nostro welfare”. Il forte rallentamento della dinamica degli scatti incide per esempio sui bilanci dell’Inpgi, e non mi pare in modo irrilevante.


L’affermazione falsa: “E non avremmo il fondo pubblico dei 20 milioni all’anno, ottenuto dalla Fnsi insieme con l’Inpgi, che ci permette di sostenere gli esodi derivanti dalla crisi”. E no, caro Ferri, qui casca l’asino. Quei quattrini sono stati scuciti dal governo perché in consiglio generale ho rotto le scatole per anni facendo notare che la cassa integrazione e i prepensionamenti dei giornalisti sono degli ammortizzatori sociali e pertanto devono essere pagati dalle casse dello Stato e non da quelle solite di mamma Inpgi da mungere a piacimento.


Certo, il merito non è solo mio in quanto piantagrane, ma anche dei presidneti dell’Inpgi che hanno infine raccolto l’indicazione e l’hanno fatta propria con encomiabile convinzione. Fosse stato per la Fnsi, staremmo ancora ferschi. Se non ricordo male a quest’ora della notte, in cui scrivo, venne anche raccolto un parere pro veritate (non sono sicuro si dica così, sempre a causa dell’ora notturna inoltrata) di un autorevole studioso che mi diede ragione: trattandosi di ammortizzatori sociali, era giusto che li pagasse lo Stato esattamente come avviene con gli altri lavoratori assistiti dall’Inps.


Anzi, visto che mi diede ragione riconoscendo la funzione di ammortizzatore sociale, ho fatto notare in consiglio generale che dovrebbero quindi essere restituite all’Inpgi le centinaia di miliardi di lire, oggi centinaia di milioni di euro, sborsate dall’Istituto per ricostruire le intere carriere dei colleghi che avevano lavorato con contratti fantasma e stipendi magri nei giornali di partito, di sindacato e di associazionismi vari, fino quasi al livello parrocchiale.


Si tratta, per intenderci, della legge che ha permesso in primo luogo ai Veltroni e affini di ricostruirsi decenni di carriera a sbafo dell’Inpgi che ha versato per loro decenni di contributi mai versati da partiti, sindacati et similia.


Sarebbe anche il caso che la si piantasse di far pagare all’Inpgi anche i contributi previdenziali, due anni per ognuno passato in parlamento, a favore dei molti colleghi eletti senatori e deputati.


Il brutto però è che l’articolo di Ferri è tutto centrato su quanto entra in tasca di più a chi ha avuto la fortuna di restare al lavoro, nelle redazioni, e non dedica neppure una parola a chi invece è stato messo alla porta, scivolo o non scivolo.


Si tratta di centinaia di colleghi, mica pizza e fichi. Ecco perché parlo di articolo che brilla per grettezza. E poiché non dedica neppure mezza parola al fatto che chi ha la fortuna di restare in redazione lo deve anche al fatto che ormai la gran massa di giornalisti è composta di non contrattualizzati, precari, freelance, contratti a tempo determinato rinnovabili a gogò, tutti pagati una miseria e con molto comodo, ecco perché parlo di articolo che brilla per grettezza estrema. Qui siamo al corporatismo del corporativismo! Strano, per chi a Castellaneta concionava a finto favore dei poveri extracomunitari. O no?


Senza Bavaglio chiede che questo contratto non venga rinnovato per il semplice motivo che – anche se Ferri lo nasconde – ha accettato la disgregazione della professione, in cambio del più o meno rico piatto di lenticchie per la corporazione che resta in redazione mentre il resto dei colleghi nuota e annaspa costretta ad arrangiarsi più alla meno peggio che alla meglio.


Ferri non parla infine dei pensionati. Non so se per eccesso di modestia, in quanto mi dicono sia in pensione anche lui, o perché non ha nulla da dire neppure in questo campo, dove i trionfalismi delle cifre snocciolate nel suo articolo sarebbero decisamente fuori luogo.


La Fnsi dovrebbe invece evitare di lasciare di fatto l’intero peso della raprresentanza dei pensionati sulle spalle dell’Inpgi. E dovrebbe anche evitare di continuare a giustificare l’espulsione dal lavoro degli anziani con motivazione che usciti loro vengono assunti i “giovani”. A quanto pare, usciti dalle redazioni gli anziani, che spesso anziani non sono, ed eliminata così la spesa dei loro stioendi, non sono i giovani ad entrare in redazione, sono invece i quattrini risparmiati ad entrare: ma nelle tasche degli editori.


Pino Nicotri

consigliere generale Inpgi

Candidato a Milano

per Senza Bavaglio