SICILIA/Ordine nazionale: si candida Marta Genova. Autrice del video che inchioda la Banda Bassotti

Marta Genova è la collega che ha fatto lo scoop, mostrando attraverso un video pubblicato su youtube come a Palermo si imbrogliano le carte per barare all’elezione dell’Ordine dei giornalisti. Guarda il video

Marta Genova ha girato il video che Senza Bavaglio ha diffuso e che sbugiarda i dirigenti dell’Ordine siciliano: Franco Nicastro, presidente uscente dell’Ordine Regionale in Sicilia e candidato all’Ordine Nazionale, fedele alla maggioranza della FNSI che vuole omogeneizzare l’Ordine, e Riccardo Arena, candidato in pectore alla presidenza dell’Ordine siciliano.

Come si fa ad affidare la tutela della deontologia e dell’etica a questa gente?
Marta Genova si candida alle elezioni del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti al grido: basta con i burocrati! Non sappiamo se l’Ordine dei Giornalisti della Sicilia ha istituito un premio per il miglior giornalista dell’anno. Se un premio simile esistesse, con lo scoop che ha fatto lei lo meriterebbe.
Qui sotto c’è il suo curriculum e il suo sfogo con i motivi per cui si candida.
Abbiamo deciso di diffonderlo cos’ì com’è. Chi ha voglia di un profondo cambiamento la voti. Chi ha lottato contro questo contratto che penalizza deontologia ed etica, la voti. Crediamo e ci auguriamo che Marta sia un segno del cambiamento dei tempi. Queste cose danno un senso al sindacato e al giornalismo. Il suo gesto ribelle fa capire che il giornalismo non è morto, che ci sono ancora colleghi che credono in questo mestiere inteso, come servizio alla comunità e alla democrazia.
Colleghi pubblicisti, votatela. Colleghi professionisti segnalate il suo nome ai vostri amici pubblicisti.
Senza Bavaglio
L’unico gruppo nazionale che ha lottato contro il contratto
Ecco la nota su Facebook con cui Marta di candida.
Ciao,
mi chiamo Marta Genova, ho 28 anni, sono una giornalista palermitana, pubblicista dal 2003. Qualcuno di voi mi conoscerà già (e magari sarà molto sorpreso!).
Ho lavorato per 10 anni senza mai avere un contratto, pagata 3 euro ad articolo e 8 euro per un servizio al telegiornale.
Non sono mai riuscita a iniziare il praticantato (nemmeno da “esterno” perché le cifre irrisorie che guadagnavo non me l’hanno mai premesso). Sono una ragazza madre, di un angioletto di 4 anni (e lo dico non per suscitare tenerezza o chissà che, ma perché è parte fondamentale della mia vita, che mi spinge ogni giorno ad andare avanti e a non mollare).
Amo questa professione. Continuo ad amarla nonostante lo sconforto e la rabbia. Adesso, però, non voglio più stare a guardare. Questo mi spinge a candidarmi alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale dell’Ordine.
Non ho nulla da perdere, sono disoccupata, il conto è in rosso, inizio collaborazioni che poi risultano tutte una fregatura, perché non pagano, ti dicono che pagheranno appena sarà possibile, di avere fiducia e intanto i mesi passano, e hai quasi 30 anni.
Tra di noi, precari nel mondo dei precari, ci sono colleghi anche più anziani, colleghi come tutti sappiamo che sono morti, non riuscendo mai ad avere un contratto.
Io, ripeto, non ho nulla da perdere, adesso voglio solo metterci la faccia perché non posso più stare a guardare ragazzini/e che fanno carriera alla velocità della luce, raccomandati cronici, colleghi con doppi e tripli incarichi di addetto stampa oltre al posto “congelato per aspettativa” nelle redazioni giornalistiche (da anni).
Cifre vergognose che non valgono nemmeno da rimborso spese.
Un tariffario nazionale che mi chiedo ancora a cosa serva se poi quello che viene retribuito per articoli e servizi non si avvicina nemmeno ad un quarto delle cifre scritte.
Sono stanca di non potere raccontare la verità, di non poter informare. Il valore della notizia è la cosa più importante per me, il poter dare alla gente la possibilità di sapere quello che accade e quindi di ragionare, di aprire i loro occhi sul modo che li circonda, la città in cui vivono, è ciò che amo dell’essere giornalista.
Probabilmente non sarò una bella penna…ma amo quello che faccio e l’ho sempre fatto senza scendere a compromessi. E, ironicamente e drammaticamente, potrei dire…”e i risultati infatti si sono visti…”; ma preferisco lasciarla una battuta e dire che comunque mi guardo ogni giorno alla specchio e sorrido.
Vado a testa alta. Me ne frego delle critiche, di quanti pensano che io sia una visionaria, idealista. Mi scivolano addosso. Io ribadisco a quanti tenteranno di “disturbare”, che non ho nulla da perdere. Nulla. Io non voglio più restare in silenzio e allora mi candido per cercare di cambiare le cose.
Di scardinare dei meccanismi assurdi, ormai radicati e che nessuno sembra riuscire a distruggere.
Non sarò certo io Marta Genova e riuscirci, da sola non vado da nessuna parte, saremo tutti noi insieme. Io sono libera, con la mia vita, l’amore per questo mestiere e per mia figlia. E voglio andare avanti. Ho sempre lottato, per tutto, ho guadagnato qualunque cosa, piano piano (forse anche troppo lentamente) ma con il mio sudore, il mio coraggio e la mia professionalità.
Adesso mi espongo in prima persona, contando su quello che ho seminato, professionalmente e umanamente. Tutti noi, colleghi precari, vogliamo cambiare lo stato delle cose ma sfortunatamente la vita che scorre velocemente e travolge, mutui da pagare, rate, figli, tutto ci distrae e ci toglie la forza per pensare che siamo noi gli artefici del nostro destino e del modo in cui vanno le cose.
Perché da troppo tempo lasciamo fare ad altri… Io non ho molto altro da aggiungere, non mi importano altri discorsi, solo un’ultima cosa: io sono assolutamente una voce fuori dal coro, senza manie di grandezza né di protagonismo, credo in quello che faccio e credo che possiamo cambiare le cose. Insieme.
Diamoci un’opportunità, ce la meritiamo per tutta la fatica che facciamo ogni giorno, per le liti con i mariti/mogli – fidanzati/e che non ci vedono mai, per i sensi di colpa di madre/lavoratrice, per le domeniche e le feste a cui abbiamo rinunciato, per i non-orari, per i non-soldi, per tutti i rospi che abbiamo e continuiamo a inghiottire, per tutti i “colleghi” che ci sono passati avanti senza meritarlo, per un mese di lavoro che si conclude con 200 euro!
Per quei poveretti che lavorano per un euro ad articolo senza rendersi conto che fanno parte solo di un meccanismo perverso che crea e continua solo a creare precariato e se ne renderanno conto quando sarà troppo tardi.
Perché chi dovrebbe tutelarci non lo fa! Non c’è! Grazie colleghi,
Marta