Published On: lun, Gen 25th, 2010

DOMUS/Un accordo da respingere

9 dicembre 2009: l’assemblea dei giornalisti di Editoriale Domus rigetta il piano di ristrutturazione dell’azienda (con 22 esuberi), dà mandato ai rappresentanti sindacali per trattare una consistente riduzione del numero degli esuberi, da gestire con il ricorso alla cassa integrazione a rotazione di tutti su tutti, e consegna un pacchetto di 15 giorni di sciopero. 21 dicembre 2009: Giovanni Negri e Daniela Stigliano si ripresentano all’assemblea dei giornalisti caldeggiando la firma di un accordo che prevede 19 esuberi, di cui 8 prepensionamenti + 1 “accompagnato”,  1 contratto a termine, 2 Cigs a 0 ore, 2 Cigs a “rotazione imperfetta” (?), 5 Cigs a rotazione tra gli scriventi delle rispettive redazioni (di cui una composta da 3 elementi e una da 5). Restano in azienda pensionati ultrasettantenni, contratti a termine (così indispensabili da mandare a casa colleghi a tempo indeterminato, ma non abbastanza da essere assunti a tempo indeterminato), diversi consulenti, collaboratori di vario genere e tipo, personale di service esterno che lavora all’interno dell’azienda realizzando una testata. Rimangono da smaltire centinaia di giorni di ferie residue. Se si dovessero definire i “paletti”, cioè il minimo di giorni di impiego per i due “imperfetti”, la Fnsi sarebbe pronta alla firma (l’appuntamento a Roma è già fissato per il 28 gennaio). Ma paletti o non paletti, si può siglare un accordo così palesemente discriminatorio e iniquo? Un terzo dei giornalisti di Editoriale Domus ritiene di no. Di seguito raccontiamo cosa è successo ed esponiamo i nostri dubbi.

I giornalisti (coinvolti nella Cigs a rotazione) di Domus e Meridiani

CRONACA DI UNA DISFATTA SINDACALE PROGRAMMATA

Premessa
Nei primi mesi del 2009 Editoriale Domus ha cessato la pubblicazione della storica rivista TuttoTurismo, con conseguente “perdita” del direttore e di 5 giornalisti (3 incentivati all’esodo e 2 in cassa integrazione; 1 è stato ricollocato), e ha perso, dopo anni, la gara d’appalto per la testata Tir, con conseguente cessione del personale (1 direttore e due redattori) ai vincitori.

13 NOVEMBRE 2009
L’azienda consegna al CdR il piano di ristrutturazione, che prevede (senza la chiusura di nessuna delle 14 testate):
22 giornalisti in esubero (su una settantina, direttori esclusi), di cui 8 prepensionabili (3 a Quattroruote, 2 a Volare, 1 a Domus, 1 a Tuttotrasporti, 1 a Ruoteclassiche) e 1 contratto a termine (Tuttotrasporti):
– 8 scriventi (su 28, di cui 3 contratti a termine), a Quattroruote (QR)
– 3 scriventi (su 6) a Domus
– 3 scriventi (su 7, di cui 1 contratto a termine) a Tutto Trasporti (TT)
– 2 scriventi (su 2, tra cui un membro dell’attuale CdR) ad Autopro (che cambierebbe periodicità, passando da 10 numeri all’anno a 5/6, e la cui realizzazione verrebbe affidata ai due colleghi della sezione tecnica di QR)
– 2 scriventi (su 5) a Volare
– 1 scrivente (su 3) a Meridiani
– 2 grafici giornalisti (su 4) nel Pool grafici motori (PGM)
– 1 scrivente (su 5) a Ruoteclassiche
Nessun intervento è previsto nelle testate definite in “start up” (lanciate alla fine del 2007 e il cui reale andamento rimane sconosciuto): Dueruote, X off Road, Top Gear. Non è previsto alcun investimento serio.

16 NOVEMBRE
È convocata l’assemblea dei giornalisti, cui partecipano Daniela Stigliano e Anna Del Freo, che illustrano i possibili scenari e rispondono alle domande dei colleghi, i quali sottolineano più volte come quei 22 esuberi siano quasi tutti chiaramente identificabili e compongano una lista di persone (a eccezione degli 8 prepensionabili) “sgradite”, chi più chi meno, all’azienda.

Inizia il conto alla rovescia dei 25 giorni stabiliti dalla legge per la trattativa sindacale (la Fnsi ha ricevuto il documento inoltrato dalla Fieg).

17 NOVEMBRE
Il CdR scrive ai direttori chiedendo di incontrarli singolarmente per discutere nel dettaglio il piano di ristrutturazione aziendale. Si viene a sapere che l’azienda ha predisposto un suo calendario di incontri CdR-direttori-azienda, calendario spedito ai direttori di testata, che rifiutano l’invito a parlare con il solo CdR. Il CdR, su suggerimento di Alg e Fnsi, accetta di partecipare agli incontri indetti dall’ufficio del personale, durante i quali (come suggerito dalle rappresentanze sindacali) evitano di mettere troppo in luce le contraddizioni e non incalzano esageratamente i direttori sulle specifiche questioni. L’idea di Alg e Fnsi è: “Fateli parlare a ruota libera, magari dicono cose che altrimenti non direbbero. Quando li richiameremo uno a uno, ci penseremo noi a sollevare ogni obiezione”.

Nei giorni seguenti il CdR produce e raccoglie moltissimo materiale (relazioni dettagliate sulla situazione di ciascuna redazione, verbali degli incontri con i direttori, letture degli ultimi bilanci, cronache delle scelte aziendali, situazione ferie, ecc.) utile a smontare, voce per voce, ogni parte del piano. Viene tutto consegnato ad Alg e Fnsi.

4 DICEMBRE
A 19 giorni dall’apertura (e a 6 dal termine ufficiale) della procedura di consultazione, le parti si siedono per la prima volta al tavolo delle trattative (l’incontro non si è potuto tenere prima per indisponibilità della Fnsi, impegnata su altri fronti). Detto ciò che andava detto (l’incontro è durato l’intero giorno), le parti si lasciano con l’impegno di rivedersi il 14 dicembre: in quell’occasione l’azienda, che si dice genericamente disponibile a riformulare il piano tenendo conto dei rilievi mossi, presenterà le sue posizioni (di cui non dà alcuna indicazione concreta).

9 DICEMBRE
Su suggerimento di Alg e Fnsi viene organizzata un’assemblea che dia mandato ai rappresentanti sindacali di gestire la trattativa. Partecipano Guido Besana e Daniela Stigliano, la quale avvisa che l’azienda ha dato a intendere che vuole chiudere la trattativa nell’incontro del 14 dicembre. Il volere dell’assemblea dei giornalisti è sintetizzato in un comunicato che viene pubblicato sul sito della Fnsi (ora non più on line, ma ancora consultabile su www.francoabruzzo.it). Questo il testo:

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“Editoriale Domus: l’assemblea respinge il piano dell’azienda che prevede un taglio di 22 giornalisti e affida al Cdr un pacchetto di 15 giorni di sciopero.
Milano, 10/12/2009. L’assemblea dei giornalisti di Editoriale Domus, riunita per discutere il piano di riorganizzazione per stato di crisi inoltrato dalla Fieg alla Fnsi lo scorso 16 novembre, ha dichiarato inaccettabile la richiesta di riduzione dell’organico giornalistico di 22 persone. Il piano varato dall’azienda consiste infatti solo in tagli all’organico, oltretutto di una portata tale da non consentire più alle redazioni, già gravate da un monte ferie residue considerevole, di smaltire il lavoro. L’assemblea ha pertanto deciso a maggioranza (59 voti favorevoli e 6 astenuti) di dare mandato al CdR di trattare una consistente riduzione del numero degli esuberi, da gestire con il ricorso alla Cassa integrazione a rotazione. A fronte di una vera apertura al tavolo della discussione nazionale, l’assemblea si è detta disponibile a predisporre un piano di smaltimento del monte ferie arretrate e a “congelare” il contratto integrativo per la durata della CIGS. Se invece, nonostante la disponibilità al dialogo costruttivo del comparto giornalistico, l’azienda continuasse a dare segni di chiusura e si irrigidisse sulle proprie posizioni, il CdR è stato incaricato di gestire un pacchetto di 15 giorni di sciopero. (www.fnsi.it)”

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15 DICEMBRE
Il CdR emana il seguente comunicato:
“Il secondo incontro di ieri pomeriggio in Fieg con i rappresentanti dell’ azienda, protrattosi fino a sera, non ha portato ancora alla formulazione di alcuna proposta che si possa considerare una vera e ragionevole alternativa al piano di riorganizzazione che ci è stato presentato il 13 novembre scorso. L’azienda ha preso tempo per “ragionare” sulla nostra proposta della Cassa integrazione a rotazione e non ha comunque indicato, almeno per ora, la possibilità di abbattere il numero degli esuberi, a fronte delle nostre “offerte” concrete di collaborazione alla riduzione dei costi che gravano sul bilancio. Ci rivedremo venerdì prossimo, 18 dicembre, alle 12″.

Il CdR contatta i direttori per sondare la loro disponibilità a una cassa integrazione a rotazione di tutti su tutti. Un solo contrario (il direttore della testata in “start up” Top Gear), due prendono tempo (i direttori di Volare e Meridiani Montagne); tutti gli altri (compreso il direttore di Dueruote e X off Road, non interessato dai tagli proposti dall’azienda) si dicono d’accordo. L’azienda convocherà poi i direttori per comunicare che la sua linea d’azione sarà concedere la rotazione solo ad alcune delle testate coinvolte nella riorganizzazione, così come dall’azienda stessa definita.

18 DICEMBRE
Il CdR emana il seguente comunicato:
“La riunione con i rappresentanti dell’azienda in Fieg si è conclusa un’ora fa e si è concretizzata in una proposta di accordo che vorremmo valutare nei dettagli e discutere insieme a voi lunedì 21 dicembre alle 10 in auditorium, alla presenza di Daniela Stigliano della Fnsi e di Giovanni Negri della Alg. Il giorno successivo, martedì 22, dovremmo poi trasmettere ad azienda e Fieg le valutazioni e le osservazioni emerse dall’assemblea, che deciderà se e come procedere all’eventuale firma dell’accordo”.

21 DICEMBRE
All’assemblea (di cui non esiste verbale, comunicato o resoconto), Giovanni Negri e Daniela Stigliano caldeggiano la firma dell’accordo così come da loro delineato con l’azienda, indicandolo come il “minore dei mali” e prefigurando scenari terrificanti se si dovesse andare al ministero senza un accordo e con il piano originario dell’azienda. Questi i contenuti. 19 giornalisti in esubero (risparmiati 1 collega a QR, 1 a Domus e 1 ad Autopro, cioè il collega del CdR, integrato nella redazione di QR):
– 8 prepensionamenti + 1 “accompagnato” (subito in CIGS a zero ore: 1 a Domus, 1 a TT, 2 a Volare, 3 a QR, 1 a Ruoteclassiche; 1 nel PGM, accompagnato fino alla pensione, che prenderà nel 2012)
– 1 contratto a termine non rinnovato (a TT)
– 2 CIGS a zero ore (1 scrivente a QR, 1 grafico al PGM: si tratta di due persone altamente sgradite all’azienda, la quale ha esplicitamente detto di volersene liberare)
– 2 CIGS a “rotazione imperfetta” (1 ad Autopro, 1 a TT: i due non ruotano con i colleghi delle rispettive redazioni, ma stanno un po’ in cassa e un po’ al lavoro; come e quando sono “dettagli” ancora da definire)
– 5 CIGS a rotazione tra gli scriventi delle rispettive redazioni (1 a Meridiani su 3 colleghi, 1 a Domus su 5 colleghi, 3 a QR su 25 colleghi)

L’assemblea approva la proposta con 45 sì (tra cui quelli di due membri del CdR) e 25 no (tra cui quello di un membro del CdR), con un generico mandato alla Fnsi perché vengano fissati per iscritto i “paletti” (ossia il minimo di giorni di impiego) per i due a “rotazione imperfetta”.

Restano in azienda:
pensionati ultrasettantenni, contratti a termine (così indispensabili da mandare a casa colleghi a tempo indeterminato, ma non abbastanza da essere assunti a tempo indeterminato), diversi consulenti, collaboratori di vario genere e tipo, personale di service esterno che lavora all’interno dell’azienda realizzando una testata di Editoriale Domus (X off Road). Rimangono da smaltire centinaia di giorni di ferie residue.

FINE DICEMBRE
Un collega di QR dà le dimissioni. Le casse integrazioni passano da 19 a 18 (nello specifico, quelle di QR passano da 3 a 2, su 24 colleghi).

12 GENNAIO
In un comunicato, il CdR scrive:
“La bozza dell’accordo rimane ancora in sospeso. Oltre a non aver ancora trovato una definizione concorde sui famosi “paletti” chiesti dall’Fnsi per le posizioni più critiche dell’accordo, abbiamo saputo che c’è stato un dietrofront su alcuni punti definiti nell’incontro del 18 dicembre. Venerdì 15 gennaio dovremmo avere un quadro più preciso della situazione”. Un certo numero di colleghi scrive al CdR per sapere come mai non abbiano a disposizione la bozza dell’accordo, quali siano i dietrofront e quale il minimo dei giorni di impiego che la rappresentanza sindacale si è dato per i due “impefetti” (non essendo stato definito in assemblea).

13 GENNAIO
In un comunicato, il CdR scrive:
“Le poche informazioni che abbiamo ricevuto telefonicamente dal capogruppo della rappresentanza sindacale che guida le trattative per noi – Daniela Stigliano – sono quelle che vi abbiamo girato nella mail di ieri.(…) Naturalmente né il CdR né la Fnsi – che sono tenuti, lo ricordiamo, a rappresentare la volontà dell’assemblea dei giornalisti e non a portare avanti posizioni personali – firmeranno un accordo che non rispetti il volere espresso dal comparto dei giornalisti Domus. La novità di oggi è che domani, nel tardo pomeriggio, andremo in Lombarda a visionare la bozza e a discuterne i contenuti con Daniela Stigliano e Giovanni Negri. Comprendiamo benissimo il vostro stato d’animo, che è anche il nostro, e vi terremo aggiornati sull’iter dei lavori e sul contenuto della bozza”.

15 DICEMBRE
In un comunicato, il CdR scrive:
“Ieri sera abbiamo avuto l’incontro con Giovanni Negri e Daniela Stigliano per visionare finalmente la bozza dell’ipotesi di accordo (del quale non ci è stata data copia, ci hanno detto che si tratta di una prassi sindacale). Vi possiamo confermare che rispecchia i punti votati dall’assemblea il 21 dicembre tranne che per la definizione della posizione dei due colleghi destinati alla CIGS a rotazione imperfetta. L’azienda ha accettato il principio di rotazione non perfetta per due colleghi ma non si sono definiti i “paletti”, cioè il numero minimo di giorni di impiego nell’arco di un mese. Ribadiamo che né l’Alg né il Cdr firmeranno se non verranno pienamente rispettati i punti votati dall’assemblea e in questo caso la trattativa, interrotta, verrà trasferita al Ministero del Lavoro a Roma, dove verrà discusso un nuovo accordo partendo dal piano di riorganizzazione iniziale presentato dall’azienda.”

Diversi colleghi chiedono nuovamente quale sia concretamente l’idea di “paletti” su cui stanno ragionando Alg e Fnsi.

18 DICEMBRE
Scrive il CdR:
“Vi comunichiamo che giovedì 28 gennaio ci sarà l’incontro presso il Ministero del Lavoro a Roma per l’avvio della fase ministeriale della trattativa. L’Alg ci ha comunicato che la trattativa con l’azienda proseguirà sino all’ ultimo, quindi questa settimana potrà essere decisiva per la definizione completa della bozza d’accordo, in particolare per le due posizioni di CIGS imperfetta, così come ci era stato da voi dato mandato il 21 dicembre. Martedì 26 gennaio è prevista un’assemblea, insieme all’Alg e alla Fnsi, dove vi illustreremo la bozza definitiva dell’accordo oppure i motivi del mancato accordo.”

Questa la cronaca. Ci si domanda:

1.      Come mai, con un mandato dell’assemblea a trattare una consistente riduzione del numero degli esuberi, da gestire con il ricorso alla cassa integrazione a rotazione di TUTTI su tutti (compresi i colleghi delle testate “salvate” dalla ristrutturazione) e con un pacchetto di 15 giorni di sciopero, si è arrivati a caldeggiare la firma di un accordo che prevede un esiguo abbattimento del numero degli esuberi e una cassa integrazione che più discriminatoria non si può? Perché, di fronte agli inaccettabili diktat dell’azienda, lontanissimi dai contenuti del mandato affidato ad Alg e Fnsi dall’assemblea del 9 dicembre, i nostri rappresentanti nazionali non si sono alzati dal tavolo e non sono tornati dai giornalisti di Editoriale Domus tentando di mantenerli uniti in difesa dei colleghi così palesemente discriminati?
2.      Come si può apporre la firma a un accordo (quindi, dirsi d’accordo) con un piano che prevede l'”epurazione” – dichiarata dall’azienda – di due elementi spediti in Cigs a 0 ore? Si tratta di due persone che hanno ricoperto cariche sindacali, esponendosi in prima persona per il rispetto delle regole contrattuali e deontologiche, e anche per questo diventate bersaglio (mobbing, sanzioni, ecc.). Giovanni Negri conosce perfettamente la loro storia…
3.      Come si può accettare una riduzione complessiva dell’organico di 19 elementi su una settantina quando è immediatamente dimostrabile (basta lo spaventoso monte ferie residue…) che questa operazione mette in ginocchio gli organici? Perché tanta velocità nell’accettare di scaricare sull’Inpgi (cioè la cassa di tutti) ciò che le aziende non hanno più voglia di pagare e che approfittano della situazione per consumare vendette? Tutti sappiamo che altissima è la probabilità che la cassa integrazione di oggi sarà la mobilità di domani, con conseguenti mancate entrate (e crescenti uscite) per l’Inpgi…
4.      Perché si lascia che redazioni minuscole si sobbarchino il peso di “esuberi” che falciano il tempo di lavoro mettendo in crisi stipendi e giornali? Ci sono tagli che non sono mai stati economicamente quantificati e spiegati con dati chiari alla mano, ma sembrano piuttosto il frutto di un arbitrario mercanteggiamento. Siamo sicuri che l’azienda non stia coprendo le perdite delle “start up” scaricandole su altre redazioni/colleghi? Perché quelle perdite dovrebbero essere a carico dell’azienda, che ha scelto di non intervenire in quegli ambiti. La libertà d’impresa contempla anche il rischio d’impresa…
5.      Cos’è la cassa integrazione a “rotazione imperfetta”? Perché due colleghi (anch’essi evidentemente poco graditi) devono ruotare su se stessi invece di vedersi applicato almeno il criterio della rotazione sulla propria redazione?
6.      Perché non riusciamo a sapere quale minimo di giorni si è dato il sindacato per la trattativa sulle posizioni dei due colleghi in Cigs “imperfetta”?
7.      Davvero è prassi non consegnare al CdR la bozza dell’accordo, seppur incompleta? (mancherebbero infatti solo i “paletti” per i due “imperfetti”). E perché i giornalisti di Editoriale Domus dovrebbero conoscerla solo il 26 pomeriggio, cioè un giorno e mezzo prima che vadano tutti a Roma al ministero?
8.      Perché il CdR pare non poter rispondere alle domande dei colleghi?
9.      Perché si è rinunciato a riconvocare tutti i direttori? Perché tanto ripetono la lezione impartita dall’azienda? Ma perché non provarci neanche, evidenziando tutte le contraddizioni e “mettendoli all’angolo”? In fondo si erano detti disposti alla cassa integrazione a rotazione di tutti su tutti…
10.     E perché si accetta a mani basse che rimangano in azienda consulenti super pagati e che vengano esternalizzati servizi (come l’ufficio stampa), proprio nel momento in cui si stanno scaricando pesi sulla collettività?

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