FELTRI/Ordine, se ci sei batti un colpo

Strano: il presidente del Consiglio si lamenta perché i giornali avrebbero a suo dire violato la sua privacy, ma l´unica cosa certa è che Il Giornale, proprietà ufficialmente di suo fratello Paolo che però pare diretto da Silvio, ha violato la privacy di Dino Boffo. L´ha violata gravemente.

Che Boffo sia o no un omosessuale sono infatti solo affari suoi, eppure Feltri ha impunemente pubblicato oltre alla sentenza di Terni anche l’ormai famoso Allegato B che definisce l`ex direttore de L`Avvenire come “attenzionato” (?) per le sue asserite frequentazioni gay, delle quali peraltro non c´è traccia da nessuna parte, sicuramente non nella sentenza.

La pubblicazione di tale sentenza è certamente legittima ancorché chiaramente “finalizzata”, anzi decisamente punitiva, ma la pubblicazione dell´Allegato B, che sia o no una bufala, è comunque un atto illegale. Una plateale violazione della privacy, oltre che un atto di pubblico dileggio di chiara ispirazione omofoba, ovvero un modo di dare pubblicamente a Boffo del “ricchione”. Un atto quindi intolerabile.

Stando così le cose, come mai l´Ordine dei giornalisti non interviene? A suo tempo l´Ordine di Milano ha radiato Feltri per un´altra faccenda, ma in seguito l´Ordine nazionale, con sede a Roma, ha azzerato la radiazione. Non che le radiazioni per Feltri siano un problema, tant´è che ha dato e mi pare dia ancora lavoro a Renato Farina, che dall´Ordine e dalla professione giornalistica è stato radiato per ordine del magistrato senza che a Roma potessero farci niente.

Queste sono comunque le gloriose tappe (tratte da http://www.reportonline.it/2009090329210/stampa-in-vetrina/chi-e-vittorio-feltri-la-trombetta-delleditore.html) che, stando al suo stesso modo di ragionare, rendono Feltri molto meno credibile di qualunque Boffo:

1994. Passato al Giornale, insinua che i giudici Davigo e Di Maggio sarebbero iscritti ad una cooperativa edilizia assieme al giudice corrotto Diego Curtò e a Salvatore Ligresti. Non è vero niente, e Feltri verrà condannato dal tribunale.

1996. Il direttore Vittorio Feltri e il giornalista del “Giornale” Giancarlo Perna sono stati condannati dal Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del giudice Antonino Caponnetto. Il procedimento si riferiva a un articolo, comparso sul quotidiano il 20 marzo del 1994, in cui tra l’altro venivano messi in discussione i rapporti tra Caponnetto e Falcone.

1997. Quaranta milioni di risarcimento ad Antonio Di Pietro. E’ quanto dovranno versare all’ex magistrato Gianluigi Nuzzi e Vittorio Feltri, direttore de Il Giornale, condannati ieri dal Tribunale per diffamazione. L’articolo che aveva indotto Di Pietro a sporgere querela perchè “accusato” di avere divulgato i documenti degli interrogatori legati all’inchiesta di Tangentopoli risale al 30 gennaio ’96. Nel pezzo, firmato da Nuzzi, si affermava che “negli anni d’oro di Mani pulite timonata da Antonio Di Pietro tutto era diverso: i verbali finivano direttamente in edicola e, soprattutto, sull’Espresso”. Per ben due anni il quotidiano di Feltri accusa l´ex PM di aver intascato soldi (circa 5 miliardi) dal faccendiere D´Adamo. Scoperta l´infondatezza di quelle accuse il direttore è costretto alle scuse ed a pubblicare un ampio servizio che smentisce, in sole due pagine, due anni di campagna di stampa. Feltri fu costretto a lasciare la direzione.

1998. Pier Francesco Pacini Battaglia ha vinto la sua prima causa da quando è finito al centro di una serie di inchieste da parte di varie procure italiane. L’ex banchiere e uno dei suoi legali, l’avvocato Giuseppe Lucibello, erano parti offese in un processo per diffamazione davanti al tribunale di Monza, per un articolo pubblicato il 22 dicembre 1995 dal “Giornale”: condannati a una multa l’autore dell’ articolo Andrea Pasqualetto e il direttore del quotidiano, Vittorio Feltri. I due giornalisti inoltre dovranno versare una provvisionale di 15 milioni ciascuno per Lucibello e Pacini.

2001. Il 21 novembre 2001 Feltri viene radiato dall´albo dei giornalisti. La delibera del Consiglio dell´Ordine dei giornalisti della Lombardia viene presa (all´unanimità) per aver pubblicato la lista dei nomi dei cittadini italiani sotto procedimento giudiziario (non condannati, ndr) per accuse di pedofilia. Nel febbraio del 2003 l´Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annulla il provvedimento di radiazione che era stato preso a Milano.

2005. Il giudice monocratico di Bologna Letizio Magliaro ha condannato il direttore di Libero, Vittorio Feltri, ad un anno e sei mesi per la diffamazione del senatore Ds Gerardo Chiaromonte, poi scomparso nel 2003. Il processo era relativo ad un articolo apparso a fine anni ’90 sul Qn, il quotidiano nazionale della Poligrafici Editoriale, proprietaria anche de Il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno, di cui a quel tempo Feltri aveva assunto la direzione. Nel pezzo il nome del senatore veniva indicato come uno di quelli inseriti nel dossier Mitrokhin, ovvero la lista di collaboratori occulti dell’Unione Sovietica compilata da un ex archivista del Kgb. Feltri, in particolare, era direttore di Qn. Nello stesso processo, invece, è stato assolto Gabriele Canè, allora direttore de il Resto del Carlino.

2007. Il giudice monocratico di Monza ha condannato oggi il direttore del quotidiano Libero, Vittorio Feltri, a 900 euro di multa per diffamazione nei riguardi del pm di Potenza Henry John Woodcock. Il magistrato – che aveva chiesto ed ottenuto l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia – aveva presentato querela, ritenendo offesa la sua reputazione dal contenuto di un articolo di Feltri apparso il 17 giugno dello scorso anno su Libero, dal titolo “Che bordello, hanno arrestato il re”.

2007. Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni spa dalla Corte di Cassazione a versare un risarcimento di 45 mila euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell’attacco di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke.

Gli editori. Breve cronistoria di tutti i suoi editori che hanno avuto qualche problema con la giustizia. Si parte da lontano: da Tassan Din e Rizzoli, Corriere in piena era P2, per chi si ricorda. Poi passa all´Europeo, dove c´è tutto quel piccolo scandaluccio Gemina. “Nessun arresto, ma ci è mancato poco”. Passa all´Indipendente, e “mi blindano l´amministratore”. Passa al Giornale: Paolo Berlusconi in manette. Infine Libero, e Angelucci in cella. Ora torna al Giornale… chi vivrà vedrà… (ndr).

Ma torniamo alla sua coltellata alla schiena del collega Boffo. Non è serio che l´Ordine che dovrebbe vigilare sulla professione non sanzioni con la dovuta gravità il comportamento di Feltri nei confronti di Boffo. Oltretutto Boffo è un collega, e un Ordine regionale dei giornalisti ha sanzionato un giornalista perché aveva criticato un collega, ma certo non con un atto grave come quello compiuto da Feltri.

Voglio anche ricordare che qualche anno fa un collega è stato condannato per avere scritto una verità sgradevole su qualcuno, che ha reagito con una querela: e la condanna si è basata sul fatto che era stata sì scritta la verità, ma chi l´aveva scritta non aveva ancora in mano i documenti che la comprovavano! Mi pare che il collega Magosso sia in balia di guai giudiziari per qualcosa di simile, a carico di un ufficiale dei carabinieri riguardo il delitto Tobagi. Perché invece su Feltri l´Ordine tace?

Pino Nicotri
Senza Bavaglio
Consigliere generale Inpgi
Titolare di www.pinonicotri.it