REFERENDUM/Tra brogli e imbroglioni

Come dicevamo venerdì Omar Bongo, dittatore del Gabon, sempre “eletto regolarmente” (l’uomo secondo cui “i brogli non si fanno quando si contano le schede, si fanno prima”), ritiene che per vincere le elezioni è bene evitare di far votare gli oppositori. Niente multipartitismo fino a ieri e suoi concorrenti in carcere qualche giorno prima della registrazione dei candidati perché non possano andare di persona al ministero degli interni e sottoscrivere la necessaria dichiarazione con cui si presentano alle elezioni. Semplice no! Naturalmente poi Bongo (Felice anche lui, la F maiuscola è voluta) sostiene di essere presidente non per sua volontà, ma perché i suoi concittadini lo vogliono.

Così diranno questi sciagurati dirigenti della FNSI dopo lo spoglio: “Vedete? Abbiamo vinto”. Naturalmente non diranno che questo referendum è truccato. E sarà felice Felice Salvati (nomen omen, la ripetizione è voluta) giacché (come aveva chiesto lui stesso) la dirigenza della FNSI è riuscita a organizzare un referendum imponendo regole che gli hanno permesso di vincerlo.

SEI ISCRITTO MA NON PUOI VOTARE
La regola più balorda è quella secondo cui non tutti gli iscritti al sindacato possono votare. Il diritto di voto è stato negato, tra l’altro a Enrico Englaro, sindacalista da anni. Enrico, essendo disoccupato, non ha versato la quota all’INPGI 2. Ma quella al sindacato sì.

“Mi è stato detto – spiega Enrico Englaro – che per votare occorreva essere in regola coi versamenti INPGI degli ultimi due anni. Ma se uno non ha contratti di natura giornalistica, ma con contratti di altro tipo esercita esclusivamente la professione, cosa versa?  Il paradosso è che un iscritto al sindacato, non in regola con l’INPGI, non può esprimere il proprio parere su una questione così vitale per la professione…è assurdo..vorrei dire ai signori FNSI che sto per cestinare la tessera”.

Quindi per votare su un argomento tipicamente sindacale occorre non essere iscritto al sindacato, ma a un ente previdenziale, comunque terzo, e che si siano versate le quote a quell’ente. Sbalorditivo l’ingegno dei nostri sindacalisti per riuscire a limitare il corpo elettorale e quindi evitare il loro disastro.

BUTTATI FUORI DAL SEGGIO
Al seggio di Milano sono stati buttati fuori molti freelance non in regola con le quote dell’INPGI. Enrico, aveva  chiesto di mettere a verbale la sua esclusione dal voto, ma non è stato accontentato dal presidente Sandro Bianchi, l’uomo dalle interpretazioni geniali che si rifiuta di applicare le regole minime del buon senso e della democrazia. Ogni elettore, infatti, se si sente defraudato di un suo diritto, ha facoltà di mettere a verbale le sue lagnanze.

PENSIONATI DI SERIE B
Un’altra chicca. Alessandra Fanelli, pensionata INPGI 2, che non ha potuto votare perché le liste fornite dall’Istituto di previdenza non contenevano il suo nome. Anche lei non versa le quote. Già ma se è pensionata che quote deve versare? In compenso lei versa la quote dell’iscrizione al sindacato.  Perché i pensionati INPGI 1 possono votare e quelli INPGI 2 no?

Per il rotto della cuffia e dopo una telefonata al direttore della FNSI, Giancarlo Tartaglia, ha potuto votare Ivo Caizzi, articolo 1 al Corriere della Sera, ma che non è iscritto all’INPGI perché ha optato per l’INPS. In suo nome non compare tra gli aventi diritto di voto. Insomma tutto è stato organizzato alla sans façon. Infatti il giorno precedente sono stati rimandati a casa senza possibilità di votare diversi altri articoli 1 di altri gruppi editoriali nelle stesse condizioni di Caizzi.

Persino il presidente della Casagit, Andrea Leone, non risultava
nell’elenco degli aventi diritti al voto. Dunque, che razza di elenchi sono stati utilizzati?

Lui, giustamente, ha poi potuto votare. Non hanno invece potuto votare, in tutta
Italia, molti altri colleghi meno noti di lui. Non è restato loro che andarsene
frustrati e arrabbiati per non avere potuto esercitare un loro sacrosanto diritto.
A Roma non hanno fatto votare Lelio Bernardi, che pure è iscritto al sindacato e alla Casagit (ma ha pensione Inpdap) e la stessa Alessandra Lombardi, membro del direttivo dell’Associazione Stampa Romana, perché non ha ancora pagato l’INPGI 2. Maria Giovanna Faiella, vicepresidente della Consulta Freelance della ASR, ha votato per il rotto della cuffia: non era nell’elenco regionale perché pur essendo iscritta al sindacato romano appartiene ancora all’Ordine della Campania.

Ma ieri mattina l’elenco nazionale non era accessibile perché la FNSI era chiusa! Le istruzioni che hanno ricevuto le associazioni regionali: chiamare Giancarlo Tartaglia sul cellulare. Il suo telefono però è rimasto muto. Poiché gli impiegati della romana sono bravi e professionali (come quelli della Lombarda, peraltro) hanno chiamato loro la sede di Napoli e avuto il via libera per farla votare.

MENO GENTE VA A VOTARE E MEGLIO E’
Scarsa professionalità, ignoranza o malafede di chi ha compilato quelle liste di aventi diritto al voto. Insomma credo che sia chiaro a tutti che le regole, decise dalla Giunta Esecutiva senza il concorso delle minoranze, siano state varate in modo tale de limitare al massimo la partecipazione dei colleghi alla consultazione.  La decisione di rinunciare al voto elettronico parla per altro da sola: meno colleghi andranno a votare e più la dirigenza della FNSI potrà giustificare la sua sconfitta sindacale e morale con la scarsa affluenza alle urne.

A me resta sempre stampata nella testa quelle frase inFelice (la F maiuscola non è un errore di battitura): “Dobbiamo organizzare il referendum in modo tale di vincerlo”.

ARTICOLI 1 NON ACCETTATI AL SEGGIO
Così dopo Monica Sargentini, articolo 1 al Corriere della Sera, candidata in Lombardia alle scorse votazioni per l’elezione dei delegati al Congresso della FNSI;  Rosella Pompameo, iscritta al sindacato, ma il cui nome non compare tra gli aventi diritto al voto perché non ha pagato la prima rata dell’INPGI 2, che scade però il 31 maggio; Isacco Locarno, per anni iscritto al’INPGI 1 e poi passato all’INPGI 2 tre mesi fa, senza soluzione di continuità (pensate non ha l’anzianità sufficiente!) altri colleghi non hanno potuto votare.

SIAMO AL CAPOLINEA
Mi viene il sospetto che il sindacato unico sia ormai agli sgoccioli. Arrivato al capolinea come un tramvai alla fine del turno di notte. Il conduttore, per esempio, non ha ancora spiegato ai freelance perché mai dovrebbero montare su quel mezzo pubblico che non li porta da nessuna parte. Il controllore da parte sua li ha invece beffati facendogli pagare il biglietto.

Per una strana coincidenza anche Omar Bongo ora non è più Felice (sempre con la F maiuscola) perché ha dovuto mettere fine al partito unico e non può più controllare a dovere i suoi oppositori. Soprattutto non può più fare il satrapo ma è dovuto tornare a lavorare.

Massimo A. Alberizzi
Consigliere Nazionale FNSI
Senza Bavaglio
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