IERI E’ STATO RATIFICATO IL NUOVO CONTRATTO. IL VOTO NON HA PIU’ ALCUN VALORE DEMOCRATICO

Referendum ? Chi era costui ?  Evitare consultazione – farsa

Martedì 5 maggio, a Palazzo Chigi, è  stata ratificata l’ipotesi di accordo di rinnovo del contratto collettivo di lavoro giornalistico tra la Fieg e la Fnsi, già siglata il 26 marzo scorso. A  firmare il contratto sono stati, per la Fnsi, il segretario generale e il presidente, Franco Siddi e Roberto Natale, per la  Fieg il presidente Carlo Malinconico, e il capo delegazione degli editori Alberto Donati.

Alla cerimonia erano presenti il ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, il sottosegretario all’Editoria, Paolo Bonaiuti e il capo del dipartimento editoria della presidenza del Consiglio Elisa Grande.

La loro non era una funzione da notai. Immediatamente dopo la firma Sacconi, infatti, ha fatto diffondere un comunicato nel quale dice tra l’altro: “Il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali valuterà l’adozione dei provvedimenti necessari per rendere più rispondenti alle esigenze specifiche delle aziende editoriali e dei giornalisti dipendenti che in esse operano le procedure amministrative volte alla concessione degli ammortizzatori sociali. A questo proposito, il Governo ha dichiarato di valutare positivamente l’intesa tra le parti sugli ammortizzatori sociali”.

Ogni ipotesi di collegamento tra rinnovo del contratto e attivazione di cassa integrazione e  prepensionamenti è confermata.

Ma è il referendum che risulta, ancora più di prima, inutile. Ieri, dopo la firma Siddi ha detto: “a questo punto il contratto si attiva e dalla prossima busta paga deve avere efficacia. Quindi in pratica nella busta paga di maggio vanno conteggiati anche  gli aumenti per il mese di aprile”.  Il 18 aprile a Bologna aveva detto: “il contratto firmato il mese scorso è in pieno vigore”, aggiungendo “a fine mese i giornalisti troveranno in busta paga i nuovi aumenti retributivi'”

La Giunta della Fnsi ha  deciso, lo scorso 22 aprile, di indire il referendum per il 29 e 30 maggio con una votazione di almeno 12 ore nell’arco dei due giorni. Ma Referendum su cosa e per decidere cosa? Ancora oggi non è stato definito il quesito sul quale invitare a votare la categoria, ma è ormai evidente che la formula non potrà  essere “approvi l’ipotesi di accordo ?” perché sarebbe una domanda farsesca dato che non più di ipotesi si  tratta, ma di accordo rato e  ratificato, e in pompa magna anche.

Il Referendum, istituto di democrazia diretta con cui “il  popolo (in questo caso dei giornalisti) “viene chiamato a pronunciarsi mediante votazione, in termini di approvazione o di rigetto” (Garzanti), è svuotato prima ancora di essere definito.

Assume sempre maggior valore la mozione del CN dell’Unci dello scorso 4 aprile con la quale si “invita la Fnsi ad evitare un referendum farsa”, che è  anche costoso