CONTRATTO/ Il “Patto generazionale” approfondisce gli squilibri retributivi

Chi non ha ancora letto la nuova tabella dei minini retributivi non può sapere che il nuovo contratto, spacciato dalla dirigenza della Fnsi e da tanti ingenui (?) colleghi dei Cdr come un “patto generazionale” tra vecchi giornalisti ricchi e garantiti e giovani giornalisti poveri e precari in realtà approfondisce il divario retributivo già esistente nei procedenti contratti.
Qualche esempio può essere illuminante: il vecchio contratto fissava il minimo per i praticanti neoassunti (meno 12 mesi) in 628,74 euro e il minimo per il redattore ordinario (più 30 mesi) in 1.752,84 euro. Coi nuovi minimi a regime da giugno 2010 il praticante percepirà 723,80 euro (+95,06 euro) e il redattore 2.017,84 euro (più 265 euro). Se col vecchio contratto la differenza retributiva tra le due qualifiche era di 1.150 euro, dal 2010 sarà di 1.294 euro.

Un altro esempio: tra il redattore ordinario e il caporedattore il vecchio contratto stabiliva una differenza retributiva di 474 euro. Dal 2010, i nuovi minimi porteranno tale divario a 546 euro. E si approfondirà anche quello tra redattore – 30 mesi e redattore +30: al primo spetterà un aumento di 214,65 euro, al secondo di 265 euro. La differenza passerà da 495 a 546 euro, nonostante sia passato da 0,71 a 0,81il parametro applicato per l’aumento del redattore -30. uno 0,10 che corrisponde a 30 euro lordi in più di minimo contrattuale.
Insomma: si poteva lavorare molto sulla tabella dei minimi, in modo tale da riequilibrare davvero a favore dei praticanti e dei redattori – 30 gli aumenti contrattuali, che invece continueranno ad essere sbilanciati a favore delle qualifiche più elevate.
E non si dica che un’operazione di vera giustizia sui minimi sarebbe stata rifiutata dagli editori, che non avrebbero più assunto nessuno. Gli editori avrebbero guadagnato moltissimo da un contenimento degli aumenti dai capiservizio in su, perché lo sanno anche i bambini che più alti sono i minimi e più elevata è l’incidenza su tutte le altre voci retributive e contributive.
Inoltre, un’operazione di questo genere (unita alla non intangibilità delle qualifiche apicali, ad una loro possibile revisione una volta cessato l’incarico rivestito) avrebbe probabilmente consentito di contenere le pressioni sulla revisione degli scatti, che penalizzano soprattutto i più giovani e i redattori ordinari. Ancora una volta, insomma, il patto generazionale è stato realizzato al contrario. Come molte cose in questo contratto.

Giorgia Cardini
Cdr dell’Adige di Trento