Published On: gio, Apr 2nd, 2009

CONTRATTO/GENESIN:ECCO IL MIO “NO” AL CONTRATTO

A tutti i colleghi de
il Mattino di Padova
la Tribuna di Treviso
la Nuova di Venezia e Mestre

Per venerdì prossimo 3 aprile è stata convocata la Conferenza nazionale dei Cdr allo scopo di esaminare ed esprimere il parere sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro giornalistico.
Ritengo doveroso spiegare perché, in quella sede, esprimerò parere negativo  sul “nuovo” contratto, non avendo partecipato all’assemblea di lunedì scorso (ero in smaltimento ferie come il collega Baron).
Dopo 4 anni di attesa e 18 giorni di scioperi (anche per tutelare precari e freelance), al culmine della più grave crisi degli ultimi decenni si è siglato, senza alcun reale coinvolgimento partecipativo della base, il peggior contratto possibile che segna non solo la resa, ma una vera e propria sconfitta per la categoria dei giornalisti.
Si eccepirà: di questi tempi non era possibile portare a casa di meglio. Già. E perché ci siamo trovati ora a firmare il contratto? Non è forse stata sbagliata tutta la strategia politica del nostro vertice sindacale dal 2005 a oggi? Vertice che dovrebbe prendere atto dell’errore compiuto e trarre le logiche conseguenze.

SCATTI. E’ stato smantellato di fatto  e stravolto l’unico meccanismo che ormai salvaguardava il potere d’acquisto dei nostri stipendi. L’introduzione della triennalità (dal quarto scatto in poi) sia pure calcolata sul 6% del minimo sommato all’indennità di contingenza sarà devastante con riflessi pesantissimi  sulle buste paga e, soprattutto, sulle pensioni future. Gli scatti maturati saranno congelati e non più rivalutati ad ogni aumento di minimo. E poichè incidono su tutto, il risultato è purtroppo chiarissimo.
Chi pagherà maggiormente tutto questo? Ovviamente saranno i giornalisti più giovani che hanno maturato pochi o nessuno scatto. E’ pure stata introdotta la moratoria di 9 mesi sugli scatti tra l’1/9/2009 e il 28/2/2010: con la sospensione di fatto e di diritto della progressione dell’anzianità di servizio è stato legalizzato un vero e proprio furto.
FLESSIBILITA’. E’  stata introdotta la linea della flessibilità al ribasso senza alcuna tutela per i giornalisti con le norme sul trasferimento (all’interno della stessa testata) e il distacco (alla redazione di un’altra testata edita da società controllate dalla stessa proprietà). Il trasferimento è ammesso entro i 40 Km, non di più diritto a 4 giorni di permesso, all’indennità economica e al rimborso delle spese di trasloco. Quanto al distacco, la decisione è dell’azienda, non è volontario e incontra solo due limiti: può durare al massimo 24 mesi e deve esserci un periodo di “sosta” di almeno 8 mesi tra un distacco e l’altro. Ma se il distacco è di 12 mesi meno un giorno, il successivo può scattare da subito. L’unico modo per evitarlo? Licenziarsi o fare causa. In caso di distacco, inoltre, non è più necessario di fatto il parere del Cdr: questo istituto è del tutto sottratto alla tutela sindacale.
AMMORTIZZATORI E ALTRO. Con la creazione di due fondi presso l’Inpgi per la perequazione delle pensioni più basse e per sgravare l’istituto dai costi dei colleghi messi in cassintegrazione è arrivata un’altra mazzata. Per finanziare il primo fondo, l’editore da gennaio tratterrà a tutti 5 euro: la “rivalutazione” delle pensioni più basse viene pagata dai giornalisti, anche da quelli più giovani con stipendi miseri. E perché non  finanziano il fondo in toto gli editori?
Il secondo fondo sarà impiegato per pagare la cassintegrazione pure a carico dei giornalisti (per lo 0,10% della retribuzione imponibile). Dopo essere stati spogliati di tutto, ci dobbiamo accollare anche questo onere presentato come un atto di solidarietà?
PREPENSIONAMENTI. E’ stata data mano libera agli editori per prepensionare tutti i colleghi più “cari” dal punto di vista economico con la possibilità di estendere al massimo lo stato di crisi .
Nel caso di stato di crisi chi ha già raggiunto i 18 anni di anzianità contributiva e con almeno 58 anni, è prepensionabile. Chi ha maturato 35 anni di contributi previdenziali e ha superato i 59 anni, potrà essere mandato in pensione senza alcuno scivolo. I colleghi della redazione padovana del  Gazzettino – che hanno espresso parere negativo all’ipotesi di accordo – hanno definito tutto ciò “pulizia generazionale”.
Sarà poi possibile lavorare su più piattaforme (internet, cartaceo, tv, radio) previo progetto concordato con il Cdr. Ma non tutti i Cdr hanno la stessa capacità contrattuale e forza.
O si accetta la nuova ipotesi di contratto o ci sarà il nulla: è quanto il vertice Fnsi ribadisce in ogni occasione. Uno spauracchio per tutti i colleghi, costretti a ingoiare il rospo. Ci sarà un referendum non vincolante sul piano normativo ma solo dal significato politico. Se boccerà il nuovo contratto, chi ha votato contro dovrà assumersene la responsabilità  ha detto pure la dirigenza Fnsi. Vorrei leggere la situazione da un’altra angolazione: chi ha svenduto la categoria e tutte le conquiste normative ed economiche faticosamente conquistate, dovrà assumersi la responsabilità di averci portato a questo contratto. Dopo 4 anni di attese e 18 giorni di scioperi inutili.

Padova 1 aprile 2009

Cristina Genesin, componente del Cdr

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