Published On: mer, Apr 1st, 2009

Butturni: “Il vecchio contratto è decaduto”

Vorrei fare delle precisazioni in merito alle interviste di Massimo Alberizzi a Pietro Ichino e di Michele Concina a Vincenzo Ferrari e alla professoressa Maria Teresa Carinci. Per completezza vi allego un parere scritto e documentato della professoressa Roberta Bortone (docente alla Sapienza e nota giuslavorista).

A leggere bene le interviste a Ichino, Ferrari e Carinci, si vede che la pretesa affermazione “il contratto resta in vigore”, si stempera in realtà in una più sfumata “la parte economica resta in vigore in base all’articolo 36 della Costituzione” e “la parte normativa si incardina nella consuetudine e nei contratti individuali”. Alcune brevi considerazioni

1.      Gli interpellati non citano mai due chiarissime sentenze della Corte di Cassazione, che vi allego (n. 11.325 del 30 maggio 2005, sezioni unite civili, n. 11.602 del 9 maggio 2008) che senza ombra di dubbio escludono l’ultrattività (cioè la prosecuzione di valore giuridico del contratto) una volta arrivato alla scadenza fissata dalle parti.

2.      Gli interpellati forse non sanno che il vecchio contratto, a norma dell’articolo 52, fu disdettato dalla stessa Fnsi come era prassi per aprire il confronto sindacale.

3.      Ichino lascia intuire che, comunque, per la parte normativa si dovrebbe ricorrere a un contenzioso giuridico che, vista l’autonomia del giudice, non è possibile dare per scontato.

4.      Sul incardinarsi delle norme collettive nei contratti individuali scrive la professoressa Bortone: “Infatti le clausole del CCNL non diventano patrimonio del contratto individuale: è quanto sostenuto dalla giurisprudenza allorché, con linguaggio tecnico, nega che la disciplina collettiva “s’incorpori” nel contratto individuale con conseguente inderogabilità in peius (v. su questo punto la stessa sentenza della Corte di Cassazione n. 11325 del 2005 citata prima)”.

5.      Resta comunque il fatto che, ma le sentenze lo negano, quand’anche si salvasse qualcosa, lo si negherebbe ai nuovi assunti e a quel 30% della categoria che vive di contratti a tempo determinato.

Paolo Butturini
Segretario dell’Associazione Stampa Romana

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