La legge sul Welfare? Tanto rumore per nulla

WelfareE’ incredibilmente singolare che sia proprio il numero uno del sindacato unico dei Giornalisti, Franco Siddi, a dichiarare: “Da oggi il lavoratore autonomo è meno solo”.
Da oggi, cioè dal 10 marzo 2009, memorabile data in cui si dà il via al Welfare per i Collaboratori Coordinati e Continuativi. Peccato che avrebbe potuto essere meno “solo” da un bel pezzo se non fosse stato abbandonato a se stesso proprio dai vertici della FNSI che oggi gioiscono tanto.
Però diciamo pure le cose come stanno. La realtà è che i giornalisti che hanno un contratto Co.Co.Co. sono davvero una piccola percentuale in rapporto al numero di chi lavora fuori dalle redazioni. In più, è inutile nasconderci che gli editori si sono portati avanti e, guarda caso, come il Comitato Amministratore della Gestione Separata ha dato il via alla delibera, hanno iniziato a disdettare anticipatamente (e illegalmente) parecchi contratti Co.Co.Co. in corso.
Chi li ha rinnovati ha ridotto il compenso. Prendere o lasciare. Che sia per caricare la nuova aliquota maggiorata sulle spalle dei giornalisti? Altri editori hanno invece preteso l’apertura della partita IVA. Non ci risulta che al frequente tavolo di incontri tra FNSI e FIEG ci sia posti il problema.
Una solitudine, dicevamo, che avrebbe potuto finire l’altro ieri e cioè ben tredici anni fa, quando la categoria dei lavoratori autonomi ha cominciato a chiedere a gran voce tutele e diritti.
E poi c’è stato il 2004 culminato con il Congresso Nazionale di St. Vincent dove è stata approvata all’unanimità, con primo firmatario il segretario di allora, Paolo Serventi Longhi, una mozione che imponeva alla nuova dirigenza la “creazione” dell’Organismo di Base dei Freelance.
Una rappresentanza forte per quella parte di giornalismo che stava crescendo a vista d’occhio e nella più completa deregulation. Una rappresentanza che avrebbe potuto dire con forza la sua, nella fase della contrattazione nazionale.
E invece nulla, assolutamente nulla. Per anni. Nonostante raccomandate, protocolli, raccolta di firme e una valanga di interventi in tutte le sedi istituzionali.
Per chi non ricorda la storia, può divertirsi a rileggerla QUI

E ora tutti felici e contenti. Senza nulla togliere al Welfare, che sicuramente rappresenta una buona conquista, non vorrei che questa esaltazione nasconda il fatto che nel Contratto Nazionale che si andrà a firmare la voce “lavoratore autonomo” sparisca definitivamente.

Perché nessuno sottolinea che la maggior parte di chi è fuori dalle redazioni fattura con Partita Iva, e con una rivalsa del 2 per cento, mentre per tutte le altre categorie la rivalsa è del 4 per cento?

Perché nessuno ha pensato al momento degli accordi tra FNSI, FIEG e INPGI che la normativa sul Welfare avrebbe dovuto essere allargata a TUTTI i lavoratori autonomi, qualsiasi fosse la modalità di pagamento, e non ristretta solo ai Co.Co.Co.?

Eppure escludo che i dirigenti della FNSI non sapessero molto bene che la maggior parte dei freelance e dei precari viene pagata, con tutte le modalità possibili e immaginabili, come “falsa” prestazione occasionale, “falsa” cessione del diritto d’autore, strane formule di consulenze o di collaborazioni. L’importante per i committenti è
trovare il modo di non versare quel misero 2 per cento di contributo previdenziale dovuto da loro e che poi i giornalisti dovranno comunque versare all’INPGI 2  anche se non lo avranno incassato.

E ancora. Durante gli scioperi dei contrattualizzati sono comparsi i “fantasmi”, cioè i lavoratori autonomi, fantasmi dell’informazione,  che hanno cercato di far sentire la loro protesta, il loro grido disperato. E ci sono riusciti: sono andati su tutti i giornali, alla televisione, sono stati intervistati da Report di Milena Gabbanelli.
Visti e sentiti, da tutti. Tranne che dalla FNSI e dagli Editori.

Perché nessuno muove un dito per far rispettare quella famigerata legge dello Stato 231/2002 (che tra l’altro recepiva una direttiva europea) e che guarda caso sarebbe vantaggiosa per il giornalista autonomo (o libero professionista che dir si voglia) perché prevede il pagamento entro 30 giorni dalla prestazione stessa (e cioè dalla CONSEGNA) con la messa in mora automatica per ogni giorno di ritardo?

Perché nessuno ha reagito quando un chiaro cartello degli editori ha messo in atto una vergognosa riduzione d’ufficio per tutti i compensi? Un processo iniziato lo scorso dicembre e che si allarga
a dismisura visibilmente giorno dopo giorno. Già, perché dato che gli editori non sono scemi, visto che di reazioni non ce ne sono, tanto vale copiare chi lo ha già fatto.

E via così, editore dopo editore, ente dopo ente. E al solito tavolo delle trattative contrattuali silenzio profondo sulla situazione di un mercato che sta degenerando.

Dove sono i CdR? Dov’è la FNSI? Dove sono quelli che dovrebbero tutelare il lavoro giornalistico?

Quando i giornalisti sono costretti ad accettare di tutto, sono perennemente ricattati, sfruttati.

Quando addirittura vengono pagati non sui pezzi così come vengono commissionati ma su quanto in corso d’opera la redazione decide di utilizzare. Siamo al ridicolo, mi chiedo se i vari capiservizio,
che tranquillamente dichiarano “non si paga quanto viene ordinato e consegnato ma quanto viene utilizzato”, si rendano conto di che cosa stanno facendo.

E’ come se io ordinassi sei sedie dal falegname, poi decido che in realtà ne uso solo quattro e quindi invece di pagare le sei ordinate, pago solo le quattro che adopero. Come minimo vengo denunciata e, di sicuro, finisco male. Forse mi danno anche una sacagnata di botte.

E, soprattutto, dove sono finite tutte quelle belle e sane richieste del sindacato del lontano maggio 2005?

Anche qui chi vuole ricordare basta che si colleghi QUI

O basterebbe anche ciò che era rimasto a pagina 29/30 di una bozza contrattuale della FNSI comparsa nel settembre 2008. Vedi il link:
http://www.senzabavaglio.info/cont_fnsi.htm

O ancora le ultime richieste ufficiali dei freelance: “Freelance nel contratto, subito!” 12 dicembre 2008.

Una categoria in attesa anche della risposta a un’ultima richiesta: un Congresso Nazionale dei freelance e dei precari da organizzare entro metà maggio 2009. Una richiesta assolutamente trasversale e non di corrente, con 120 firme raccolte in una sera.

Vorrei infine ricordare a tutti i contrattualizzati che la vera forza per tutta la categoria sarebbe un’unione solida e costruttiva tra chi è dentro e chi è fuori dalle redazioni per fare fronte unico nel confronto con gli editori.

Solo un mercato del lavoro autonomo forte e tutelato eviterà il gioco perverso di chi vuole favorire l’espulsione dei contrattualizzati per utilizzare al loro  posto una massa di manovalanza a poco prezzo.

Permettendomi di smentire il segretario generale Siddi, vorrei dire che oggi più che mai chi è fuori dalle redazioni è assolutamente SOLO.

Beh, allora diciamoci pure: per fortuna che almeno c’è l’INPGI.
Siamo sinceri, se non fosse stato per la pressione del nuovo Comitato Amministratore, per la volontà del Presidente, per l’impegno della direzione, saremmo ancora tutti lì ad aspettare che il Welfare ci piombasse addosso, come manna, dal cielo.

Simona Fossati
Consigliere d’amministrazione INPGI
Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info

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