Sandro Curzi se n’è andato. Aveva svecchiato i TG

alt Non sempre abbiamo avuto le stesse idee e le stesse opinioni. Ma in Sandro Curzi mi piaceva soprattutto la scarsa predisposizione all’ortodossia. Abituato ai TG paludati e senza un cuore, la sua Telekabul mi sembrava l’unico telegiornale della Rai che potesse regalare emozioni. Era un telegiornale che aveva qualcosa da dire.
Ho conosciuto Sandro al primo Congresso della FNSI cui ho partecipato, a metà degli anni ’70. Era con Paolo Muriarldi. I due mi avevano colpito perché parlavano in un modo diverso dagli altri dirigenti sindacali.

Mi sembravano più schietti e più vicini ai problemi del giornalismo che a quelli dei giornalisti. Più lontani dai giochi di potere. Altri si sciacquavano la bocca con frasi roboanti sulla libertà di stampa, sull’indipendenza dei giornalisti, sulla necessità di tenere separata la politica dal giornalismo. Ma poi in concreto si comportavano in un modo non troppo coerente.
A me non è mai piaciuto il giornalismo militante.

Erano i tempi in cui giornalisti di chiara fama non si vergognavano di dichiarare a Prima Comunicazione: “Io prima sono socialista e dopo giornalista”. Frasi che mi facevano rivoltare lo stomaco. Fui abbastanza critico quando Sandro fu nominato direttore del TG3. Pensai che si fosse piegato ai giochi della politica e che la politica l’avesse gratificato.
Invece il suo telegiornale era sì schierato, ma più con le idee del suo direttore che con quelle del partito che l’aveva messo lì. Certo le idee spesso collimavano, ma non sempre. Mi ricordo che davanti ad alcuni servizi mi trovavo a commentare: “Ma è un pazzo, ora lo segano”.
La Rai, e i partiti che la governano, non perdona e così un bel giorno gli amici che l’avevano nominato alla direzione lo defenestrarono. Passò a la7, che non poté sopportare a lungo una gestione tanto progressista, e poi a Liberazione, una gabbia sì di sinistra, ma troppo stretta per lui.
Fu recuperato nel consiglio d’amministrazione della sua Rai, ma troppo tardi per riuscire a invertire una tendenza negativa che ha portato l’azienda di stato ad abdicare al ruolo di Servizio Pubblico per assumere a pieno titolo
quello di Servizio della Casta.
Ora che se n’è andato lo saluto con grande affetto, convinto che comunque la sua scomparsa lascerà un certo vuoto nel giornalismo italiano.

Massimo A. Alberizzi
Senza Bavaglio
www.senzabavaglio.info